Indagine conoscitiva della Camera in merito alla transizione verso il 5G ed alla gestione dei big-data. PILLOLA_OGI_#11_L’AUDIZIONE MEDIASET

7 Maggio 2019

Contenuti audiovisivi ed impatto degli stessi sul pubblico sono state le tematiche dominanti nelle audizioni dei broacaster.

Per Mediaset, fondata sulla produzione di contenuti, l’investimento sulla distribuzione è sempre stato prioritario. L’azienda ambisce a raggiungere il maggior numero di spettatori attraverso un’ampia offerta di contenuti, declinata sulla televisione tradizionale e on-line. Se oggi lo streaming sul web rappresenta l’ultima novità; domani, grazie al 5G, la televisione in mobilità sarà la norma.

Durante l’audizione Mediaset sono emersi i temi delle frequenze e della regolamentazione.

Frequenze

Secondo Mediaset i broadcaster sono stati penalizzati con l’assegnazione delle frequenze per il 5G. La disponibilità delle stesse è condizione essenziale per garantire la pluralità dei contenuti e lo sviluppo di nuove tecnologie, indispensabili per la competitività della piattaforma sul digitale terrestre.

Le televisioni sono state private, oltre che della banda di frequenza a 700 megahertz, che dal 2022 passerà alle telco; anche di quella a 800 megahertz allocata alle TLC per la tecnologia LTE.

Per evitare che il depauperamento tecnologico determini anche una diminuzione dei contenuti editoriali, Mediaset dovrà sottoporre quattordici frequenze a refarming. Entro il 2022, il broadcaster dovrà ricorrere a nuove tecnologie di codifica e trasmissione, altamente performanti ma visibili solo attraverso device abilitati. Affinché l’upgrade tecnologico non comprima il sistema del digitale terrestre è auspicabile un sussidio per i nuovi televisori.

Infine, Mediaset ha apprezzato la rimozione della riserva di frequenze per le emittenti locali, dato che nel 2022 il 40 % delle frequenze tv sarà spostato sulla telefonia 5G, influenzando anche il pluralismo dell’informazione.

Regolamentazione

Il broadcaster ha rimarcato la differenza di regolamentazione rispetto agli Over the Top. L’editore di Mediaset si assume la responsabilità dei contenuti, paga i diritti d’autore e procura lavoro a 27.500 addetti. Aziende come Facebook e Google, invece, impiegano in Italia meno di 200 lavoratori, pur registrando fatturati che oscillano tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro in pubblicità.

Mediaset ha un modello di business dettagliatamente regolamentato, a differenza dei suoi competitor. Gli OTT, infatti, rispondono a un sistema di regole molto snello. A parità di finalità, le grandi piattaforme spesso offrono contenuti non pagati e non licenziati dal punto di vista del diritto d’autore.  Inoltre, gli OTT possono inserire annunci commerciali e prelevare dati che per aziende come Mediaset sono inaccessibili. I broadcaster tradizionali, infatti, possono raccogliere i dati solo dopo aver ricevuto l’autorizzazione del Garante della privacy. Queste disparità nella regolamentazione determinano enormi difficoltà nella competizione per i broadcaster classici.

DOMANDE E OSSERVAZIONI DA PARTE DEI MEMBRI DELLA COMMISSIONE:

La Deputata FI ha domandato a Mediaset se, in questa fase di transizione, è atteso un supporto del Governo; anche in considerazione dei 6,5 miliardi di introiti incassati dal Governo dopo l’asta 5G. Inoltre, dato che la Rai ha lanciato l’allarme sul rischio oscuramento di alcuni canali del servizio nazionale, la deputata ha chiesto a Mediaset se teme di essere surclassato dalla TV pubblica.

Anche il Presidente della IX Commissione è intervenuto sul tema dei sussidi. Infatti, ha sottolineato la necessità del sostegno del Parlamento alle aziende, per evitare che l’intero sistema televisivo venga penalizzato da una rivoluzione tecnologica molto positiva per il resto del Paese.
In merito all’acquisto di nuovi decoder e apparecchi televisivi, ha poi domandato se sia stata previsa un’ipotesi di sostegno per le famiglie.

Risposte di Mediaset

Mediaset ha sottolineato l’importanza di un intervento attivo del Governo a supporto di questa fase di transizione. Secondo il broadcaster servirebbe un vero e proprio piano di transizione, sviluppato di concerto dal Ministro dello Sviluppo Economico, dall’Autorità di regolazione e dal Parlamento.Il broadcaster ha fatto presente la necessità di aumentare la consistenza delle agevolazioni.

Infine, Mediaset ha palesato l’esigenza di una regolamentazione relativa alla propaganda politica, in televisione e sul web, anche il vista del “far west” che susciteranno le prossime elezioni.

 

 

 

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