Indagine conoscitiva della Camera in merito alla transizione verso il 5G ed alla gestione dei big-data. PILLOLA_OGI_#12_ L’AUDIZIONE dell’Istituto Superiore di Sanità – ISS

13 Maggio 2019

Il tema delle emissioni è stato centrale nell’audizione dell’Istituto Superiore di Sanità – ISS.

Effetti a breve termine

Partendo dalla distinzione tra effetti a breve e lungo termine, i portavoce hanno specificato che sin ora solo i primi sono stati scientificamente accertati. Ed esclusivamente in caso di esposizioni a livelli di campo così elevati da non costituire la norma, neanche in ambienti lavorativi.

Effetti a lungo termine

Gli effetti a lungo termine, dovuti a prolungate esposizioni a bassi livelli di campo, sono oggetto di ricerca scientifica da decenni, anche se non ancora stati dimostrati.

Emissioni, 5G e limitazioni

Gli effetti a breve termine causati dal 5G sono di carattere termico, ovvero legati al riscaldamento dei tessuti del corpo umano. In Italia, il limite di esposizione al campo elettrico previsto è di 61 volt al metro. L’8 luglio 2003, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, in attuazione della legge quadro sulla protezione dai campi elettromagnetici, ha fissato per gli impianti fissi di telecomunicazione – come le antenne radiotelevisive, le antenne radio base per la telefonia cellulare (ma non per i cellulari) – un limite di 6 volt al metro. In realtà, già nel 1998, un decreto del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni aveva fissato questo limite, compatibile con la tutela della salute umana.

Attualmente, in Italia, i limiti in vigore tengono conto degli effetti a breve e lungo termine. Tuttavia, l’esistenza di un parametro uniforme – di 6 volt al metro – per l’intero territorio, indica come dato limite sia basato su considerazioni di carattere politico, più che su studi scientifici.

La ricerca Scientifica

Il 31 maggio 2011, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – IARC ha pubblicato i risultati di uno studio comparativo di tutte le evidenze scientifiche relative alle radiofrequenze. (Derivanti da ricerche in vitro su cellule, in vivo su animali da laboratorio, epidemiologiche). Secondo lo IARC, la corretta classificazione per i campi elettromagnetici a radiofrequenza è il gruppo 2B. Essi sono potenzialmente cancerogeni per l’uomo. Infatti, in concomitanza all’uso di telefoni cellulari si è riscontrato un aumento del rischio di patologie, come glioma e neurinoma del nervo acustico. La dizione “associato all’utilizzo” è fraintendibile, dal momento che non implica il fenomeno causa – effetto. Le tipologie di studio applicate alle patologie cancerogene rare sono del tipo caso-controllo. Per cui, a differenza degli studi di coorte, si analizzano solo i pazienti affetti dalla patologia, che presentano per la maggior parte le stesse caratteristiche.

“Studio Interphone”

Inizialmente i cellulari erano un bene di lusso, ma in poco tempo hanno subito una rapida diffusione. Per questo, sono stati oggetto dello “Studio Interphone”, condotto dallo IARC per scoprire eventuali connessioni tra cancro e cellulare. Anche perché, qualche anno fa, era possibile distinguere tra chi utilizzava il cellulare e chi no. Tuttavia, dato che gli studi hanno dimostrato che i tumori possono avere un periodo di latenza, non è possibile attribuirne la causa direttamente al telefonino. Per questo, lo IARC ha collocato i campi elettromagnetici a radiofrequenza nel gruppo degli agenti potenzialmente cancerogeni, come peraltro altre sostanze considerate innocue, tra cui: l’estratto di aloe vera, il talco in polvere.

Inoltre, bisogna sottolineare che il campione preso in considerazione dallo IARC non adoperava né vivavoce né auricolari, implicando la vicinanza continua dell’antenna alla testa.

IoT – Internet delle cose

Oggi l’esposizione alle antenne radio base di telefonia cellulare è molto ridotta, perché con l’aumento del numero dei dispositivi è stata diminuita la loro potenza. Lo stesso vale per l’IoT cui sono state dedicate frequenze millimetriche. Tante antenne, ma poco potenti e lontane dalle persone. Inoltre, le onde millimetriche del 5G sono assorbite solo superficialmente dalla pelle. Ovvero non vanno ad intaccare gli organi interni, mentre i campi elettromagnetici attualmente più diffusi penetrano in profondità. Ad ogni modo, questi temi sono ancora oggetto di studio perché non è detto che il livello di penetrazione sia direttamente proporzionale al rischio.

Conclusioni

Secondo l’ISS è opportuno evitare il terrorismo psicologico, informando i consumatori circa i possibili rischi derivanti dalle emissioni elettromagnetici e specificando che gli studi sono ancora in corso. Sicuramente è opportuno cercare di ridurre l’esposizione alle emissioni ma sempre basandosi sulle più recenti scoperte scientifiche. Anche perché limitarsi ad imporre delle limitazioni oltre a bloccare l’innovazione rappresenterebbe anche un fermo per l’evoluzione della medicina.

Gaetano Pellegrino

 

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