ITALIA ARRABBIATA, È IL MOMENTO DI CAMBIARE

10 Dicembre 2018
La fotografia dell’Italia che emerge dalla cinquantaduesima edizione del Rapporto Censis che, ogni anno, interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese è tutt’altro che rosea. In generale, quello che traspare dal Rapporto 2018 è un Paese che oltre ad invecchiare, si sta “incattivendo” a causa della deludente ripresa e del modo in cui il Governo gestisce le problematiche principali, come l’immigrazione.

La parola d’ordine, per scardinare questo andamento, è “lavoro”, come ha sottolineato Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, in occasione della presentazione del Rapporto: “Negli ultimi 10 anni abbiamo perso 1.400.000 di giovani lavoratori, sicuramente per effetto del declino demografico, ma anche per le condizioni di lavoro (se guardiamo alla sottoccupazione o al part-time involontario) che penalizzano soprattutto le giovani generazioni”. Sulla stessa linea si è schierato anche Carmelo Barbagallo, direttore generale della Uil, che ha affermato: “Emerge con chiarezza l’enorme condizione di svantaggio che subiscono i lavoratori italiani rispetto ai loro colleghi tedeschi e francesi. Se in Italia non aumentano considerevolmente i salari di tutti i lavoratori, la nostra economia è destinata ad un’eterna stagnazione”, aggiungendo che in Italia, non ci sono alternative, l’unica soluzione possibile è quella di un cambiamento interno, a partire dall’introduzione di “aumenti contrattuali, sia al primo sia al secondo livello, nel pubblico, nel privato e nei servizi e, inoltre, da una riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti, oltreché ai pensionati”.

E se secondo Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, “Gli italiani […] chiedono un modello di sviluppo diverso, chiedono alla classe politica di avere una visione diversa del proprio futuro e di avere un senso diverso del futuro”, il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, sull’argomento ha provato a dare una lettura più positiva, affermando che gli italiani hanno ragione di essere arrabbiati oggi, “per quello che non si è fatto in questi anni” ma che già nel 2019, molto probabilmente, la situazione sarà diversa. Secondo il Ministro, infatti: “se riusciamo a portare a casa, entro dicembre, la legge di bilancio, la legge anti-corruzione e il decreto dignità – che è già stato realizzato e sta già stabilizzando in contratti dei precari –  secondo me, nel 2019 avremo meno ragioni per essere arrabbiati, ma c’è tanto da fare”.
Ludovica Palmieri
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