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La crisi dei chip: gli USA firmano il Chips and Science Act. L’Europa a che punto è?

2 Novembre 2022

A giugno 2021 avevamo scritto della crisi mondiale dei microchip dovuto a varie cause, non ultima la pandemia e la forte dipendenza dai produttori del Far East. La soluzione di medio termine si era trovata nell’investimento in ricerca di base per l’intelligenza artificiale e nel finanziamento di nuovi impianti produttivi di semiconduttori. Da alcuni mesi si è aggiunta la crisi tra Cina e Taiwan, principale produttore di chip per gli stati occidentali, USA in testa.

Risulta quindi particolarmente importante la spinta degli Usa per aumentare la competitività con la Cina in questo campo.

Lo scorso 9 agosto il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato il Chips and Science Act, un disegno di legge che porta in dote 52,7 miliardi di dollari per incentivare la ricerca e la produzione di semiconduttori con miliardi di dollari in sgravi fiscali per la ricerca scientifica.

Oltre a creare 40mila posti di lavoro, l’obiettivo è quello di facilitare le aziende americane nel fare fronte alla potenza cinese.

Si rafforza anche l’asse Usa con gli altri Paesi asiatici: il Chip 4, l’alleanza sui semiconduttori che punta a isolare la Cina, coinvolge Corea del Sud, Giappone e Taiwan. Lo riferisce la stampa sudcoreana, secondo cui la decisione di Seul di aderire all’alleanza “Chip 4” è stata accelerata dalle recenti tensioni con la Cina, e dal timore di rappresaglie da parte di Pechino per il possibile schieramento di asset militari strategici statunitensi sul territorio sudcoreano. 

La frenata dei ricavi di Micron e Nvidia spinge i titoli al ribasso impattando sul Nasdaq anche a seguito dei rialzi dell’inflazione.

Il problema nasce dalla difficoltà di alcune aziende, leader nel settore dei chip, a produrre su scala industriale questi componenti. La produzione in grandi quantità è necessaria per mantenere i prezzi bassi e garantire la competitività sul mercato.

Purtroppo, l’industria dei chipset è molto complessa, ed alcune aziende non sono riuscite ad evolversi rapidamente come il mercato ha richiesto. In Europa ed in Italia le difficoltà sono accentuate dalla crisi economica che stiamo vivendo. Questa situazione ha portato ad un calo della domanda di prodotti elettronici, che rappresentano una parte importante dell’industria dei chipset. Le iniziative introdotte per risolvere il problema sono varie.

Le aziende coinvolte nella crisi dei chip

A livello globale, la crisi dei chipset riguarda principalmente le aziende produttrici di processori e schede madri. Alcuni tra i principali player sono Intel, AMD, TSMC, Nvidia, Qualcomm e Broadcom. A livello europeo ed italiano, le aziende maggiormente colpite sono state Intel e Nvidia. Anche Intel ha dovuto ridurre i propri investimenti nella produzione di chip per computer portatili e desktop.

Il settore Automotive ne sta uscendo?

Tutto il settore automotive ha registrato non pochi problemi tanto che in Europa si stimano quasi 100 miliardi persi a causa della carenza di semiconduttori.

Secondo McKinsey & Company e Boston Consulting Group (BCG) la carenza di chip automobilistici non è stata completamente risolta ed è probabile che persista fino al 2026 o addirittura al 2030.

Recentemente Volskwagen ha confermato di aspettarsi un prolungamento della crisi dei chip che dovrebbe continuare almeno fino al 2024.

In controtendenza le recenti dichiarazioni di Stellantis. Una delle prime sfide che il giovane Gruppo, nato dalla fusione tra FCA e PSA ad inizio 2021, ha dovuto affrontare è stata la crisi dei chip. L’impossibilità di portare avanti la produzione seguendo le richieste del mercato, infatti, ha spinto l’azienda verso nuove strade, come il riciclo dei componenti per agevolare il processo produttivo.

Il CEO dell’azienda, Carlos Tavares prevede, in base alle stime dell’azienda, che la fine della crisi dei chip potrebbe terminare entro la fine del 2023. Secondo Tavares:

“La situazione sta migliorando. Abbiamo un numero limitato di fornitori – diciamo 2 o 3 – che stanno avendo ancora problemi ma stiamo cercando di sostenerli per migliorare”.

I fornitori che stanno rallentando Stellantis, sottolinea Tavares, sono in Europa ma il CEO non ha fornito ulteriori dettagli sulla questione.

“Si tratta di una stima basata sull’attuale tasso di miglioramento. Molto dipenderà dalla domanda del mercato”.

La situazione in Europa

Il problema della crisi dei chipset in Europa riguarda molte aziende, ma principalmente quelle produttrici di schede madri. Queste ultime, negli ultimi mesi, hanno visto calare sensibilmente il proprio fatturato a causa dell’impatto che questa crisi ha avuto sull’intero settore. La situazione non sembra essere destinata a migliorare nei prossimi mesi e le aziende stanno cercando di adottare soluzioni per uscire da questa situazione.

Le iniziative per la risoluzione del problema

Sono tante le iniziative intraprese da vari soggetti per cercare di porvi rimedio: dalle aziende produttrici, alle associazioni dei consumatori, fino alle istituzioni politiche. Ciascuno di questi attori ha proposto soluzioni differenti, che vanno dalla produzione di nuovi chipset alla rivalutazione degli stessi, passando per la promozione delle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

Una buona notizia per l’Italia

Nel frattempo la Commissione europea ha dato il via libera all’Italia per sostenere il produttore di chip Stmicroelectronics nella costruzione di un impianto in Sicilia. L’aiuto consiste in una sovvenzione diretta di 292,5 milioni messa a disposizione attraverso lo Strumento per la ripresa e la resilienza (Recovery and resilience facility-Rrf) a sostegno dell’investimento di 730 milioni di euro di Stmicroelectronics per la realizzazione di una fabbrica di wafer in carburo di silicio (Sic) a Catania. Il progetto dovrebbe essere completato nel 2026 e sarà la prima linea di produzione integrata di wafer epitaxy Sic su scala industriale in Europa. Si prevede l’assunzione diretta di 700 lavoratori.

“La misura italiana approvata oggi rafforzerà la supply chain dei semiconduttori europei, aiutandoci a realizzare la nostra transizione verde e digitale”

ha dichiarato la vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager, responsabile della politica per la concorrenza.

“La misura garantirà che il nostro settore abbia una fonte affidabile di substrati innovativi per chip ad alta efficienza energetica. Sono necessari per i veicoli elettrici, le stazioni di ricarica e altre applicazioni che svolgono un ruolo importante nella transizione verde”

La Redazione di Open Gate

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