La rete unica: Effetti collaterali

4 Marzo 2019

L’espressione “Effetti collaterali” identifica le tragiche conseguenze di azioni inevitabili. Generalmente viene utilizzata quando bisogna stabilire una strategia risolutiva e, nel contesto attuale, si potrebbe parlare di “Effetti collaterali” a proposito del piano di evoluzione verso una rete unica nazionale di telecomunicazioni (TLC).

Il tema della fusione è al centro del dibattito, le dichiarazioni dei vertici delle aziende coinvolte dilagano sulla stampa, dal momento che questo soggetto indipendente potrà vendere la fibra a tutti gli operatori, che dovranno poi competere tra loro per i servizi sul mercato retail. Ed anche le posizioni degli azionisti, alcuni dei quali con una situazione debitoria pesante, un flusso di cassa sempre minore e con degli interessi talvolta “distanti” da quelli del Paese, sono sotto i riflettori dei media.

Di seguito una sintesi delle posizioni più significative:

TIM: azienda che risente dei contrasti fra la governance, espressione del fondo Elliot (8,84% del capitale) e il socio di maggioranza relativa Vivendì (23,9% del capitale). L’AD, Gubitosi è a favore di una società unica della rete, sebbene Vivendì sottolinei l’esigenza di mantenere il controllo delle infrastrutture.

Open Fiber: a fronte di una posizione più possibilista del Presidente Bassanini, l’AD Elisabetta Ripa lascia trasparire maggiori perplessità, marcando l’esigenza che le due società continuino a collaborare sul piano commerciale

CDP: Cassa Depositi e Prestiti è azionista di Open Fiber al 50%, detiene il 4,26% di TIM e conta di aumentare la propria partecipazione al 10% entro un anno. L’AD, Fabrizio Palermo ha dichiarato che CDP è favorevole alla costituzione di una società unica della rete

Nelle valutazioni sull’opportunità di una rete unica, sono rilevanti anche le due maggiori forze di Governo che, oltre ad avere funzione di indirizzo, fanno leva sui principali protagonisti, nonché azionisti, dello scenario italiano TLC.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Di Maio ha espresso il proprio favore alla costituzione di una società unica della rete, che riunisca le infrastrutture di TIM e Open Fiber. Secondo i sostenitori dell’operazione “rete unica”, il mercato italiano non sarebbe in condizione di sostenere la realizzazione di due infrastrutture di rete nazionali indipendenti, che non consentirebbero economie di scala e colpirebbero i due principali operatori: TIM e Open Fiber. Inoltre, ne deriverebbe una situazione di incertezza tale da provocare “nervosismo” ed instabilità sui mercati finanziari. Mentre l’Ente Regolatore potrebbe assicurare vantaggi regolamentari solo ad un operatore di rete non verticalmente integrato (Wholesale Only) e  non controllato dall’incumbent.

Di seguito l’esame di alcuni “Effetti Collaterali” derivanti dalla realizzazione della rete unica.

Effetti sociali: la gestione del personale e degli esuberi. Secondo le stime il numero di lavoratori da riallocare è “critico” e supera le necessità delle aziende operanti nel settore. La risposta del Governo è contenuta nel Decreto Fiscale che raccomanda di tener conto del livello occupazionale dei soggetti giuridici coinvolti, anche per evitare che il peso delle ristrutturazioni aziendali ricada sulle finanze pubbliche.

Effetti sulla PMI – provider alternativi: il mercato della competizione e della libera concorrenza ha determinato, negli ultimi 20 anni, lo sviluppo di provider alternativi. Si tratta di aziende che sono cresciute in termini di fatturato, di numero di dipendenti e di parco clienti e che rivestono una dimensione economica rilevante nel panorama delle PMI Italiane. È importante dunque che il progetto di realizzazione di una “rete unica nazionale” tenga conto di queste realtà, per evitare spiacevoli “Effetti collaterali” sull’occupazione di giovani qualificati La definizione di una strategia, dunque, dovrà garantire la corretta applicazione delle regole di trasparenza, la non discriminazione e parità di trattamento per tutti gli attori del mercato, così come avviene nel Mercato Europeo.

Effetti della RAB (Regulatory Asset Base): il Governo italiano, nel Decreto Fiscale, ha sollecitato l’Autorità a varare una normativa, basata sul modello RAB, favorevole alla condivisione delle reti – nell’ottica di un operatore unico “wholesale only” – facendo riferimento al nuovo Codice delle Comunicazioni Elettroniche. Il modello RAB viene già applicato nel settore dell’energia da Terna, Italgas e Snam sulla base di determinati parametri fissati dall’Autorità di regolazione. Ad esempio, i servizi di distribuzione di Terna vengono parzialmente ricompensati considerando il capitale investito netto (RAB) nella rete. Nel caso della “rete unica” questo meccanismo verrebbe applicato al nuovo gestore della rete TLC. Il quale, però, andrebbe ad operare in regime di ampia concorrenza infrastrutturale, mentre Terna opera in regime di monopolio.
Il Decreto Fiscale prevede la possibilità per AGCom di introdurre un meccanismo incentivante di remunerazione del capitale investito, che tenga conto del costo storico degli investimenti, a favore di una società non integrata verticalmente che sia il risultato di un’aggregazione volontaria delle reti di accesso appartenenti a diversi operatori. L’“Effetto collaterale” è che la RAB non incentivi la ricerca dell’innovazione e della qualità del servizio, e che nel computo possano nascondersi delle inefficienze del gestore. Perché, in questo caso è probabile che, come nell’energia, i consumatori rischino di pagare una tariffa di abbonamento ai servizi ultra-broadband ed un’aggiuntiva voce di “trasporto” che conterrebbe costi ingiustificati.

Conclusioni: La materia è complessa ed articolata. Pertanto, è auspicabile che la decisione  venga presa solo dopo un esame approfondito, per evitare che la collettività paghi le deroghe alle leggi del libero mercato e della concorrenza.

Gaetano Pellegrino e Erika Gagliardi

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