Mappatura della banda larga? Si, come incentivo per il mercato.

21 Maggio 2018

Stamattina all’Agcom si è tenuto il seminario “Mappare la banda larga: miglioramento dei servizi e innovazione” in cui si è fatto il punto, a distanza di un anno dal lancio, del progetto BBmap di Agcom, sull’effettiva percezione di questo nuovo strumento messo disposizione come open source degli utenti, e sulla posizione del nostro Paese in Europa rispetto all’infrastruttura Banda Larga.

E se per la BBmap i risultati emersi sono positivi, perché si registra un forte utilizzo dello strumento messo a punto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, da parte di operatori TLC, imprenditori e consumer, a livello Europeo l’Italia non brilla ancora in classifica. Posizione che tuttavia, come ha sostenuto Giorgio Alleva, non deve preoccupare, perché, secondo il Presidente dell’Istat, i gap relativi alla digitalizzazione o all’innovazione “si possono colmare più rapidamente, rispetto ad altri come il declino demografico e la natalità”.

Sicuramente durante il convegno, è venuta fuori l’esigenza, sottolineata da più relatori, come il francese Blaise Soury-Lavergne – Chef de l’unité attribution des fréquences mobiles, ARCEP, di uniformare le metodologie utilizzate per realizzare una mappatura europea realmente efficace della banda ultra larga sia tramite copertura wired che mobile.

Ma se il titolo del convegno era “Mappare la banda larga: miglioramento dei servizi e innovazione”, la maggior parte dei relatori si è soffermata sulla prima parte dello stesso, mentre pochi hanno fatto una riflessione sulla seconda parte. In particolare, Laura Rovizzi, AD di Open Gate Italia, si è chiesta come tutto questo possa effettivamente aiutare a migliorare i servizi trasformando le città, in linea con le esigenze e le aspettative dei cittadini, in “low emission + ‘smart’ city”, dato che al momento i servizi “smart”, pur essendo legati alla diffusione della Banda Larga, non si possono considerare ancora decollati. A tal proposito, Laura Rovizzi ha notato come “lo strumento di monitoraggio realizzato da AGCom potrà innescare la concorrenza nell’erogazione dei servizi digitali (smart city e non solo) ed incentivare la presenza di nuovi soggetti economici”, fino alla creazione di un’economia circolare, caratterizzata dalla capacità di trasformare quelle che vengono percepite da alcuni soggetti come esternalità negative, in opportunità. In altre parole, sarebbe quanto mai necessario che il mercato cambiasse la propria modalità di approccio da “verticale” a “circolare”, per tirare in ballo nuovi soggetti e offrire nuovi incentivi a quelli già sul campo, creando così un circolo virtuoso che alimenti l’economia a vantaggio di utenti e operatori.

Ludovica Palmieri

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