Nel Belpaese l’agricoltura è protagonista e diventa 4.0

4 Dicembre 2019

Innovazione e tradizione un binomio che può sembrare insolito ma che si sta rivelando non solo reale ma anche proficuo. È quanto sta accadendo al comparto agroalimentare che ha aperto le porte alle nuove tecnologie. Non solo multi width=nazionali, ma anche piccole e medie imprese stanno diventando 4.0 in un’ottica di condivisione e sostenibilità che premia tutti quanti.

I dati

I dati parlano chiaro. Presentati nel corso dell’incontro “Radici forti per l’innovazione”, organizzato per celebrare i 50 anni dell’Associazione italiana coltivatori (Aic), i numeri esposti hanno messo in evidenza che il mercato italiano dell’agricoltura 4.0, nel 2018, ha raggiunto un valore oscillante tra 370 e 430 milioni di euro; il 5% di quello globale e il 19% di quello europeo. I dati hanno dimostrato che il fatturato è di circa 132 miliardi di euro (dalla produzione alla trasformazione) e che vengono prodotti oltre 41 miliardi di euro in esportazioni. Non solo, anche il dato sull’occupazione è rilevante, perché il settore conta 3,2 milioni di lavoratori.

In più, è stato rilevato che la crescita in Italia è più rapida rispetto al resto d’Europa, raggiungendo un aumento del 270% width= in un solo anno.

Le imprese coinvolte nel settore sono circa 1,3 milioni, dall’agricoltura alla ristorazione, e rappresentano il 25% delle imprese iscritte alla camera di commercio. Secondo i dati diffusi, l’80% del valore è generato da proposte innovative provenienti da player già affermati nel settore, mentre il restante 20% deriva da start up che offrono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica. In particolare, le imprese under 35 sono cresciute del 4,1%.

I vantaggi

 width=L’applicazione delle nuove tecnologie al comparto agroalimentare rappresenta una scelta “win – win”, perché i vantaggi toccano davvero tutti quanti, dal momento che in primis riguardano la sostenibilità ambientale.

Le innovazioni tecnologiche si possono applicare a tutti gli ambiti della catena di valore: dalla produzione, alla trasformazione, fino alla vendita al consumatore finale.

L’introduzione di sensori, di droni, la gestione dei big data, ad esempio, determinano la possibilità di ridurre i consumi di acqua, dal momento che consentono di distribuirla in modo più mirato. Gli stessi strumenti permettono di tenere sotto controllo i parassiti, limitando l’uso di pesticidi e, di conseguenza, l’inquinamento; lo stesso vale per i fertilizzanti che vengono utilizzati semplicemente in caso di necessità.

Ma non è tutto, perché le innovazioni 4.0 sostengono il settore anche in modo indiretto. La blockchain, ad esempio, consente di controllare la qualità dei cibi, a maggior tutela dei consumatori e, nello stesso tempo, di facilitare, accelerare e rendere più trasparenti le transazioni economiche. E c’è da immaginare che con la piena applicazione delle tecnologie legate al 5G il settore agroalimentare continuerà ulteriormente a crescere.

La cooperazione

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Un altro tema importante riguarda la capacità di creare comunità e di focalizzarsi maggiormente sulla cooper

rie esigenze; dall’altra le piattaforme di machine learning consentono di migliorare la salute di piante e animali.azione e non sulla competizione. Anche in questo ambito il web, intrinsecamente democratico, gioca la sua parte mettendo a disposizione di tutti gli utenti degli strumenti gratuiti. Da una parte, dunque, è possibile usare le open source per sviluppare software specifici per le prop

La formazione

Chiaramente, l’introduzione dell’innovazione non è da intendersi come una bacchetta magica in grado di risolvere automaticamente tutti i problemi esistenti, come la riduzione della biodiversità in favore delle agricolture intensive ed il depauperamento del suolo. Bisogna tener semp width=re presente che la più grande risorsa sono sempre gli esseri umani che fanno uso degli strumenti offerti dalle nuove tecnologie. Per questo è importante investire sempre in formazione oltre che in strumenti, per allargare sempre più il bacino di operatori in grado di farne buon uso.

Ludovica Palmieri

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