Parola d’ordine: Trasparenza

8 Febbraio 2017

Lobby e lobbying anche in Italia sono una realtà ormai consolidata. Dunque anziché continuare inutilmente a demonizzarle e ostacolarle con eccessi burocratici, non sarebbe molto più proficuo regolamentare l’azione dei gruppi di pressione e l’attività dei decisori pubblici con i quali si interfacciano?
Questi i presupposti che hanno spinto Open Gate Italia, società di public affairs, ad organizzare, lo scorso 6 febbraio, il seminario a porte chiuse, dal titolo Trasparenza della rappresentanza di interessi. Benefici per istituzioni, organizzazioni e cittadini, in cui sono stati invitati a parlare relatori altamente qualificati nel settore della rappresentanza di interessi, membri di diversi settori della società (dall’accademia alle istituzioni, passando per i cittadini e le imprese), con l’obiettivo di creare un dibattito positivo sul tema.

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Sono intervenuti il prof. Giovanni Guzzetta, costituzionalista e coordinatore del master in Processi decisionali e Lobbying dell’università di Tor Vergata, nonché advisor scientifico di Open Gate Italia per gli argomenti relativi alla regolamentazione del settore; la vicepresidente della Camera on. Marina Sereni, relatrice della proposta di regolamentazione sull’accesso dei portatori di interesse a Montecitorio, in attuazione del regolamento-Pisicchio approvato negli scorsi mesi; il senatore Luis Orellana, proponente del ddl Lobby fermo in discussione presso la 1° commissione Affari Costituzionali del Senato ormai dallo scorso giugno. È inoltre intervenuto Federico Anghelè, responsabile relazioni istituzionali di Riparte il Futuro, ONG che si occupa di temi legati all’open government e alla normativa sulla trasparenza, tra le poche a dare una chiave di lettura positiva dell’attività di lobbying nel processo democratico. Hanno avuto parte attiva nel continuo dibattito con i relatori i vari invitati provenienti da società di consulenza, associazioni di categoria, grandi multinazionali e piccole e medie imprese italiane, e numerosi “addetti ai lavori”.

Gli argomenti affrontati sono stati molti e sebbene tutti i partecipanti si siano trovati d’accordo sul fatto che nessun ordinamento democratico possa ormai rinunciare ad una regolamentazione del lobbyng, molte questioni rimangono ancora aperte.

Gli argomenti affrontati sono stati molti e sebbene tutti i partecipanti si siano trovati d’accordo sul fatto che nessun ordinamento democratico possa ormai rinunciare ad una regolamentazione del lobbyng, molte questioni rimangono ancora aperte. Senza dubbio il punto di partenza per iniziare a procedere è la creazione di un registro dei rappresentanti di interesse, come, del resto, già avviene nei principali ordinamenti anglosassoni ed in quello comunitario. Ed anche se la strada da percorrere è ancora lunga e costellata di domande, l’importante è che emersa, in maniera chiara, la volontà di realizzare, dopo anni di discussioni sterili, la definizione dei rapporti tra pubblico e privato nella fase prelegislativa.

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