PER CRESCERE BISOGNA DECIDERE

5 Febbraio 2019

Con la diffusione dei dati Istat – Istituto Nazionale di Statistica, sull’andamento del prodotto interno lordo, che vede un calo dello 0,2% nell’ultimo trimestre con un aumento tendenziale dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, si aprono gli scenari di un’Italia in “recessione tecnica”. Dati, quindi, non confortanti e, tra l’altro, anticipati da altri importanti organismi nazionali (Banca d’Italia) e internazionali (Fondo Monetario Internazionale).

Nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva preannunciato la contrazione del PIL e una ripresa nel secondo semestre del 2019, ma la diffusione dei dati Istat ha scatenato una serie di polemiche.  Secondo il vicepremier e capo politico dei M5S Luigi Di Maio, i governi precedenti hanno alterato i risultati, mentre Matteo Salvini, vicepremier e capo politico della Lega, si è detto convinto del fatto che a fine anno ci sarà il segno positivo, escludendo manovre correttive. La reazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria è stata invece più misurata, dal momento che ha definito come “atteso” il dato diffuso dall’Istituto, tra l’altro, determinato dal ciclo economico europeo. Dall’opposizione sono piovute aspre critiche. Il democratico Maurizio Martina ha definito Di Maio come ministro della recessione e Silvio Berlusconi ha affermato che il Governo, dopo le elezioni europee, dovrà ricorrere ad una imposta patrimoniale per poter sistemare i conti. Sulla stessa linea, l’economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, ha addirittura specificato che, per riassestare l’attuale situazione economica dell’Italia, l’aliquota della patrimoniale potrebbe essere del 10%.

Le soluzioni proposte per uscire dall’impasse sono sempre le stesse: diminuzione della spesa pubblica, taglio della spesa pensionistica, taglio delle tasse alle imprese per favorire ed incentivare l’occupazione, che purtroppo negli anni non hanno mai portato i risultati sperati.

In quest’ottica, le misure più incisive che il nostro paese dovrebbe affrontare, cercando una sintesi tra le posizioni di Movimento 5 Stelle e Lega, sono quelle relative agli investimenti in grandi opere, senza tralasciare le questioni legate alla complessità degli iter-burocratici e del codice degli appalti.

La TAV, progetto co-finanziato da Italia, Francia e Commissione Europea, ad esempio vede schierati i due vicepremier agli antipodi. Infatti, Salvini ha annunciato che il progetto non è in discussione, dal momento che, come risulta dalle analisi economiche effettuate dai tecnici del suo partito, la mancata realizzazione dell’opera penalizzerebbe fortemente l’intero Paese. Di Maio, contrario alla realizzazione della TAV, oppone una rigida resistenza senza aprire alcuna finestra di dialogo. Mentre la Commissione Europea ha fatto presente al Governo che, in caso di mancata costruzione della Tav, non solo le risorse allocate per il progetto italiano saranno destinate ad altri paesi ma che i contributi già versati, e non utilizzati secondo gli accordi, potrebbero essere richiesti indietro.

Alla luce di queste riflessioni, emerge come la decisione finale sulla TAV e sulle altre grandi opere infrastrutturali saranno decisive per determinare i dati economici del prossimo trimestre.
Marco Italiano
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