Report “IoT Signals”: Internet of Things in azienda traina la trasformazione digitale

18 Gennaio 2022

Sembra sempre più evidente che l’IoT o Internet of Things in azienda traina la trasformazione digitale: rappresenta il cuore dell’Industry 4.0 e genera i dati per l’Intelligenza Artificiale e non solo.

IoT, una scelta di business

Questi primi giorni del 2022, nonostante l’incertezza data dalla pandemia ancora presente, stanno servendo alle aziende per avviare i piani di sviluppo per il nuovo anno.

Molte di queste aziende, indipendentemente dal settore di appartenenza, metteranno tra le proprie priorità l’adozione di soluzioni IoT per incrementare l’efficienza, la qualità, la sicurezza, l’ottimizzazione delle risorse nonché il risparmio energetico.

Queste sono le principali motivazioni di questa scelta che si ritrovano nel report IoT Signals, una ricerca globale commissionata da Microsoft a Hypothesis Group.

L’Indagine IoT Signals

L’indagine raccoglie più di 6000 interviste con Business decision makers, IT decision makers e sviluppatori in oltre 10 Paesi, tra cui l’Italia.

Un’azienda su quattro usa già soluzioni IoT e il 40% delle restanti ha intenzione di farlo entro i prossimi 24 mesi. L’81% delle aziende che hanno adottato soluzioni IoT hanno ridotto i costi operativi, sono più vicine ai loro clienti e hanno aumentato le entrate.

Infine il 90% considera tale tecnologia fondamentale per il proprio successo complessivo ed Il 96% delle imprese afferma di essere soddisfatto dell’IoT nella propria organizzazione.

Vastissima la gamma degli usi, vastissima anche la gamma degli obiettivi: la sicurezza del Cloud, la gestione della catena di approvvigionamento e la sostenibilità, oltre naturalmente all’incremento di efficienza e produttività.

In questo scenario il COVID-19 ha innescato un’accelerazione dell’adozione di soluzioni IoT. Il 44% degli intervistati prevede di aumentare l’investimento nell’IoT in risposta al Covid-19 (contro il 31% del 2020).

Se ne deduce che la pandemia è stata per molti una convincente occasione per utilizzare l’IoT, in vista di acquisire dei vantaggi in termini di competitività.

I vantaggi e criticità dell’ IoT

L’IoT ha tratto vantaggio grazie a progetti in combinazione con AI, Edge Computinge e Digital Twin.

Si tratta di tecnologie pervasive, eppure la mancanza di infrastrutture e la complessità del ridimensionamento e della gestione dei sistemi bloccano ancora molti progetti.

È prevedibile che in futuro le organizzazioni avranno bisogno di un aiuto specializzato al variare del livello di implementazione per settore su determinate tecnologie (ad esempio lo Smart Places è avanzato nell’AI, l’Energy è avanzato nell’Edge Computing e il Manufacturing è avanzato nei Digital Twins).

Benché le soluzioni IoT vengano scalate e si radichino sempre più profondamente all’interno delle imprese, navigare nella complessità tecnica risulta ancora più difficile.

È quindi necessario che tali soluzioni diventino, per l’utilizzatore finale, semplici da usare e facilmente integrabili con i sistemi aziendali.

Altro fattore spesso citato è quello della sicurezza. Circa un terzo degli intervistati si dichiara preoccupato per la sicurezza dell’IoT, e determinato a garantire la privacy e la sicurezza dei dati a livello di rete.

La protezione dell’infrastruttura e delle risorse IT figura al primo posto tra gli obiettivi indicati dagli intervistati.

Tra i settori in primo piano produzione, vendita al dettaglio/all’ingrosso, settore petrolifero e del gas, settore sanitario.

Secondo il report “IOT Signals”, l’IoT è ampiamente adottato a livello globale, con Australia, Italia e Stati Uniti in testa alla classifica.

Anche il tempo di utilizzo varia tra le organizzazioni. L’Italia è in testa alla classifica con una media di 10 mesi per raggiungere la fase di utilizzo di un progetto.

Stati Uniti e Spagna impiegano entrambe 11 mesi. mentre la regione Asia-Pacifico è in ritardo, con il Giappone che impiega 12 mesi e la Cina e l’Australia impiegano entrambe 16 mesi.

Quindi tutto rose e fiori? Non proprio dice McKinsey

Il recente rapporto quinquennale di McKinsey sullo stato dell’IoT evidenzia grandi potenzialità, ma avverte dei molti problemi che può incontrare questa tecnologia.

Il rapporto fa il punto della situazione e analizza lo stato attuale del mercato dei dispositivi connessi, comparandolo a quelle che erano le previsioni del 2015.

In esso si afferma che l’adozione delle tecnologie IoT è stata più lenta del previsto e, pertanto, ci si aspetta che la crescita futura sia più contenuta, anche in virtù della pandemia globale tuttora in corso.

l’analisi ha corretto al ribasso l’analogo report del 2015: sei anni fa McKinsey prevedeva che l’IoT sarebbe valso tra i 3.900 e gli 11.100 miliardi entro il 2025.

Per quella data, l’ultimo studio punta a 2.800-6.300 miliardi. In altre parole: la previsione più brillante è stata quasi dimezzata.

C’è molta più cautela sullo sviluppo delle fabbriche intelligenti, delle smart city e dei veicoli autonomi (che non sono proprio dietro l’angolo), mentre sembra esserci stata un’accelerazione nelle case, negli uffici e – in parte – nella salute. Vediamo i singoli settori.

Acceleratori e freni

Come dimostra la grande escursione economica stimata da McKinsey, ci sono molti fattori che potrebbero accelerare o frenare lo sviluppo dell’IoT.

Tra quelli che il report chiama “abilitatori” ci sono il valore percepito (consumatori e aziende devono convincersi che l’Internet of things è utile), la tecnologia (con il progresso accompagnato da costi sempre più bassi), la connettività (il rapporto stima che sarà coperto dal 5G il 60% della popolazione mondiale entro il 2026 e il 90% nel 2030). 

In direzione contraria agiscono le “barriere”: le imprese si concentrano troppo spesso su “progetti pilota” e non su veri progetti di trasformazione; se l’interoperabilità non è sufficiente (cioè se i sensori non parlano gli stessi linguaggi) aumenta i costi e si rallenta lo sviluppo di nuove applicazioni.

E poi ci sono i rischi e le normative: cybersecurity e privacy, senza le quali l’Iot si trasforma da opportunità in rischio.  

Arnaldo Merante

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