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Rivoluzione nel campo della salute: l’Università di Perugia adotta l’IA per contrastare l’Alzheimer

23 Gennaio 2024

Utilizzare l’intelligenza artificiale per affrontare l’Alzheimer costruendo così un modello della malattia che possa coadiuvare i medici nell’identificare e prevedere l’evoluzione della malattia è quello che l’Università degli Studi di Perugia ha avviato (con un investimento di 70 mila euro dalla Fondazione Perugia nell’ambito del bando “Qualità della vita e sostenibilità del sistema sanitario: prevenzione, promozione della salute e potenziamento dell’assistenza territoriale”) con un progetto di ricerca mirato a utilizzare l’intelligenza artificiale per affrontare la malattia. 

Il progetto, denominato “Modelli basati su intelligenza artificiale per la diagnosi precoce, prognosi e gestione della malattia di Alzheimer”, è coordinato dal professor Luca Gammaitoni, fisico sperimentale presso l’Università. L’obiettivo principale è potenziare la capacità del sistema sanitario nell’identificare precocemente i primi segnali della malattia, guidando così i medici nel monitorare il suo sviluppo per migliorare le condizioni dei pazienti.

L’intelligenza artificiale per l’Alzheimer

Il professor Gammaitoni spiega che l’intelligenza artificiale, come la conosciamo oggi, si basa su tecniche che consentono di classificare efficientemente grandi quantità di dati. L’approccio prevede l’analisi di informazioni già raccolte durante la prima visita di oltre mille pazienti presso la sezione di Neurologia dell’Università di Perugia. Sulla base di tali informazioni, l’obiettivo è la costruzione di un modello dettagliato della malattia di Alzheimer. 

L’iniziativa pionieristica si focalizza sull’integrazione delle tecnologie dell’IA per comprendere meglio i meccanismi sottostanti all’Alzheimer e per sviluppare nuovi approcci terapeutici personalizzati. Il team di ricercatori dell’Università di Perugia sta sfruttando le potenzialità dell’IA per analizzare enormi quantità di dati provenienti da pazienti affetti da Alzheimer, compresi dati genetici, clinici e di imaging cerebrale.

Attraverso algoritmi sofisticati, l’IA identifica modelli e correlazioni che potrebbero non essere immediatamente evidenti agli occhi umani. Questo approccio innovativo consente una diagnosi più precoce e precisa della malattia, aprendo la strada a trattamenti personalizzati in grado di rallentare o addirittura arrestare la progressione dei sintomi.

Il coinvolgimento dell’IA nella ricerca sull’Alzheimer rappresenta una svolta che potrebbe rivoluzionare il modo in cui affrontiamo le malattie neurodegenerative, offrendo speranza per una migliore comprensione e gestione di queste condizioni complesse.

La collaborazione interdisciplinare

Il progetto si basa sulla collaborazione interdisciplinare tra fisici, neurobiologi, medici e informatici, evidenziando un cambiamento positivo nell’approccio alla ricerca. Il professor Gammaitoni sottolinea che sempre più spesso, la complessità dei problemi richiede competenze che superano i confini delle discipline tradizionali, promuovendo la formazione di gruppi di ricerca diversificati. Questa sinergia tra esperti mira a individuare precocemente le malattie neurodegenerative, evidenziando la trasformazione dell’Università in una direzione interdisciplinare.

 Nel contesto di questo progetto, l’obiettivo è analizzare le informazioni precedentemente raccolte durante la prima visita di oltre mille pazienti presso la sezione di Neurologia dell’Università di Perugia. Utilizzando tali dati come base, si mira a sviluppare un modello della malattia.

La crescita delle applicazioni basate su nuove tecnologie

Questa nuova tendenza è considerata un segno positivo di cambiamento nell’ambito universitario.  La crescita delle applicazioni basate su nuove tecnologie è davvero promettente nel campo della salute. Le innovazioni tecnologiche stanno aprendo nuove possibilità per migliorare la diagnosi, il trattamento e la gestione delle malattie. Ad esempio, l’intelligenza artificiale può aiutare i medici a interpretare immagini mediche complesse, consentendo una diagnosi più accurata e tempestiva. Inoltre, la telemedicina sta diventando sempre più diffusa, consentendo alle persone di accedere a cure mediche di qualità anche da remoto. Tuttavia, è importante sottolineare che l’implementazione di queste nuove tecnologie richiede un’attenta valutazione dei rischi e delle sfide etiche, al fine di garantire la sicurezza e la privacy dei pazienti. Nel gruppo di ricerca, guidato da esperti nel campo, figura anche la professoressa Lucilla Parnetti del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, insieme a giovani ricercatori come Igor Neri del Dipartimento di Fisica e Geologia e Giovanni Bellomo del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, che hanno contribuito significativamente alla preparazione della proposta progettuale.

Il professor Gammaitoni ha organizzato a marzo un convegno a Perugia, focalizzato sulle potenzialità e i limiti di questa nuova disciplina. Presso l’Università di Perugia, sono in corso sforzi congiunti di colleghi provenienti da diverse discipline, che lavorano su applicazioni pratiche delle attuali tecnologie di apprendimento automatico, specialmente nell’ambito biomedico. Inoltre, stanno riflettendo sui fondamenti dell’intelligenza artificiale, esplorandone i limiti e le opportunità. Un esempio tangibile di questa riflessione è il laboratorio Aiba (Artificial Intelligence for Biomedical Applications), creato grazie alla collaborazione del professor Vincenzo Nicola Talesa, direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia,

Conclusioni

L’ Università di Perugia si posiziona così all’avanguardia nella lotta contro l’Alzheimer contribuendo in modo significativo al progresso scientifico e al benessere delle persone colpite da questa malattia.   

Una delle questioni da affrontare in conclusione è sicuramente la frontiera della regolamentazione nel campo dell’IA che non è solo caratterizzata da “paure e preoccupazioni”, ma anche da esperienza, buone pratiche e competenza di altissimo livello. Mentre è vero che ci sono preoccupazioni legittime riguardo all’uso responsabile dell’IA e alla protezione dei diritti umani, è importante riconoscere che molti progressi sono già stati fatti nella definizione di linee guida e normative per l’uso etico dell’IA. Organizzazioni internazionali, governi e comunità scientifiche stanno collaborando per sviluppare regolamenti che promuovano l’innovazione e al contempo proteggano gli individui e la società nel contesto dell’IA. L’esperienza acquisita finora, insieme alle buone pratiche e alla competenza di esperti nel campo, sono fondamentali per garantire che l’IA sia utilizzata in modo responsabile e sicuro, massimizzando i suoi benefici e mitigando i rischi potenziali.

Ludovica Borzise

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