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SILVIO BERLUSCONI – IL LASCITO POLITICO E GLI ORIZZONTI DELLA GALASSIA FININVEST

13 Giugno 2023

LE SORTI DI FORZA ITALIA, IL PARTITO-AZIENDA

L’epopea di Silvio Berlusconi è finita ieri, lunedì 12 giugno; al contrario, il futuro della sua creatura, Forza Italia, lo strumento mediante il quale l’ex Cav ha tenuto banco per un ventennio sulla scena della politica italiana, è ancora tutto da decidere, quantomeno alla luce dell’importanza fondamentale che la compagine azzurra riveste nell’ambito degli equilibri della maggioranza. Non c’è Governo Meloni senza stampella forzista e a tal proposito i maligni, già da inizio legislatura, consideravano il gruppo parlamentare Noi Moderati – MAIE, poco più che un contenitore ove sarebbero confluiti i fuoriusciti da FI una volta che tale esperienza fosse giunta al termine.
Oggi, con maggiore lucidità, possiamo affermare che l’epilogo del partito nato nell’ormai lontano 1994 non è ancora scritto: FI arriverà quantomeno all’appuntamento con le elezioni europee del prossimo anno. Non appaiono all’orizzonte avvisaglie di rottura rispetto alla linea dettata dal Capo fino all’ultimo: Antonio Tajani è chiamato a tenere la barra a dritta e proseguire su questa rotta. Il sostegno all’esecutivo Meloni non si discute. La nomina di Paolo Barelli a presidente del gruppo alla Camera, infatti, è stato visto da molti addetti ai lavori come un ridimensionamento di Licia Ronzulli, vicina alla fronda leghista. Tuttavia, è inutile negare che una débacle nel 2024 potrebbe sancire la fine di una corsa durata precisamente trent’anni, a un solo anno di distanza dalla morte del fondatore e padrone assoluto.
Un brusco calo dell’elettorato, d’altronde, è un’eventualità probabile, soprattutto alla luce della costante perdita di terreno che FI ha scontato negli ultimi anni rispetto alle altre formazioni della destra, Lega prima e Fratelli d’Italia ora: a prescindere da chi dovrà sopportare cotanta eredità, è innegabile che negli anni la personificazione di Berlusconi con le sue piattaforme politiche sia stata totale, e che ciò abbia condizionato il rapporto con l’elettorato; all’indebolimento dell’ex Premier negli anni, legato tanto all’inasprirsi delle vicende processuali quanto al trascorrere degli anni, ha fatto seguito un drastico calo di consensi.
Dunque, la fine di Forza Italia, nel lungo periodo, è ben più che una suggestione da analisti: in fondo, tra i molteplici delfini che negli anni hanno affiancato Berlusconi, nessuno è riuscito ad affermarsi come alternativa credibile, e circa l’idoneità, carisma e sagacia politica dei – fino a stamattina – luogotenenti, è ancora tutto da verificare. È d’altro canto risaputo che i figli Marina e Piersilvio, cui sono affidate le chiavi del patrimonio miliardario, non hanno intenzione di inerpicarsi per gli incerti sentieri della politica, cui già tante e tante risorse finanziare sono state devolute in questi anni e per i quali nessuno dei due ha mai manifestato attrazione. Il tema è comunque di relativo interesse: da tempo il Premier aveva separato l’universo Fininvest dalle sue brame politiche, con Forza Italia collocata quasi ai margini. A tal riguardo, non si può tuttavia fare a meno di menzionare che FI patisce un indebitamento di 90 milioni, sorretto da due fideiussioni personali di Berlusconi. Tra tanti quesiti, appare una sola certezza: le vicissitudini aziendali andranno a sovrapporsi con la parabola politica del partito, della sua famiglia e dell’immensa galassia di
parlamentari e clientes vissuti all’ombra di Arcore.

COME CAMBIERANNO GLI EQUILIBRI INTERNI

Una volta esaurita la spinta unificatrice seguita al cordoglio per il Cavaliere, in grado negli anni di raccogliere sotto lo stesso emblema le sensibilità più diverse, emergerà la profonda balcanizzazione in cui versa Forza Italia: è indubbio che Antonio Tajani, Ministro degli Affari esteri nonché Vice Premier, sia l’erede designato non solo a guidare il partito fino all’appuntamento elettorale del 2022, ma anche a garantire il sostegno di FI all’attuale Governo. Tuttavia, è improbabile che l’ex Presidente del Parlamento UE sia in grado di appianare il dissenso al pari del fondatore di Mediaset: i diversi animi che negli anni hanno trovato riparo sotto il tetto forzista potrebbero iniziare a collidere tra loro: la fazione più vicina alle posizioni dell’attuale esecutivo, da subito affascinata dall’idea di un grande partito unico conservatore, potrebbe a mano a mano scivolare verso Fratelli d’Italia. D’altra parte, l’OPA ostile che il fu duo Calenda-Renzi ha lanciato verso l’anima liberale e centista di Forza Italia, mai arrivata a compimento, potrebbe rinvigorirsi.
L’altra grande, quanto silenziosa, protagonista è Marta Fascina, inseparabile compagna negli ultimi anni e, progressivamente, sempre più influente nel tessere le trame del partito fino ad arrivare ad insidiare, raccontano le ultime indiscrezioni, addirittura il ruolo di coordinatore nazionale di Tajani. Fascina può contare su una folta schiera di fedelissimi piazzati in ruoli strategici dell’universo forzista e tale forse da insidiare la successione, secondo molti, scontata.
Tuttavia, chiunque dovesse prevalere, Tajani, Fascina, la fedelissima Licia Ronzulli ormai ridotta a più miti consigli, pare difficile recuperare l’aria di ‘sacralità’ che per anni aveva tenuto saldamente legata l’intera comunità a un capo affabulatore e talmente incessante nelle sue ambizioni da trasformare, a tratti, i suoi propositi nei sogni dell’intera nazione.
Le traversie politiche di Berlusconi hanno segnato il costume italiano per decenni nonché, per molti versi, la postura del Paese all’estero. Una volta risolto il nodo Forza Italia, soprattutto in relazione all’attuale esecutivo, tale capitolo sarà propriamente consegnato alla storia. Le sorti dell’impero Mediaset, invece, si accingono ora a mutare il panorama del mercato azionario italiano.

MFE SOTTO I RIFLETTORI: L’EREDITÀ DELL’IMPRENDITORE DEI MEDIA

Con la morte dell’ex premier Silvio Berlusconi, Mfe-Mediaset e Mondadori corrono in Borsa. Secondo le analisi di diversi operatori, la holding finanziaria resta salda nelle mani della famiglia Berlusconi, per il momento.
Le tre M. È questo il nome con cui MilanoFinanza individua le società Mediaset (divenuta Mfe, mediaforeurope), Mediolanum e Mondadori, tre grandi asset quotati governati da Fininvest. Fininvest possiede quote poco sotto il 50% in Mfe; ha il 53,3% del capitale di Mondadori e possiede il 30,12% di Mediolanum, la società del risparmio gestito che ha come referente da sempre la famiglia Doris, con cui Berlusconi ha mosso i primi passi come socio rilevante fin dagli anni 80.
Le quote Fininvest delle tre quotate valgono oggi sul mercato 2,8 miliardi di euro, ma l’attenzione è tutta dedicata a Mediaset, considerata “l’anello debole” dei tre gioielli della Corona del Gruppo. Proprio a seguito della fusione con Mediaset España e del cambio di sede legale in Olanda, è stata denominata Mediasetforeurope, Mfe. Con due categorie di azioni A e B, vale in Borsa poco più di 1,6 miliardi. Nel 1999 era arrivata a capitalizzare ben 18 miliardi di euro. Un calo lento e costante accentuatosi negli ultimi anni, sintomatico della stagnazione di un mercato sempre maggiormente minacciato dalle concorrenti Pay tv, con le varie Netflix, Disney, Paramount a conquistare pubblico e adv, a scapito della tv generalista.
Ciò evidenzia come il mercato televisivo sia diventato sempre più ristretto e la raccolta pubblicitaria abbia raggiunto il suo limite di crescita. Per affrontare questa situazione, Mfe sta cercando di adottare una strategia paneuropea, cercando di espandersi all’estero per conquistare nuove quote di mercato. In questo contesto, Mfe ha acquisito una quota del 29% nella televisione tedesca Prosiebensat, anche se questa società tedesca sta attraversando difficoltà simili. Nel 2022, Prosiebensat ha registrato una diminuzione dei ricavi del 7% e un calo del margine lordo del 20%. Inoltre, il debito finanziario netto di Prosiebensat è 2,4 volte il margine lordo. Le previsioni per il 2023 non indicano miglioramenti significativi, piuttosto un altro anno di stagnazione.
Questa situazione rappresenta una sfida per Fininvest e, con la dipartita dell’ex premier, lo sguardo è rivolto alla partita in Germania con Prosiebensat. I rapporti tra le due società potrebbero farsi più concilianti del previsto e prevedere un’apertura storica, considerando la decisione dell’azienda di Unterföhring di concedere al gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi – primo azionista con circa il 28% e secondogenito di Silvio – un posto all’interno del consiglio di sorveglianza, il cui rinnovo è previsto per maggio.
Sembra reggere anche la convivenza con il gruppo francese Vivendi, sotto la guida di Vincent Bolloré. Recentemente, Vivendi ha favorito l’espansione internazionale di Mediaset cedendo l’1,05% di Mediaset España in vista della fusione con l’azionista italiano. Nel maggio 2021, le due società avevano firmato un trattato di pace che prevedeva la riduzione della partecipazione di Vivendi. Con il nuovo accordo, Vivendi uscirà gradualmente dal capitale di Mediaset, consentendo a Mediaset di procedere senza ostacoli legali. Inoltre, Mediaset e Vivendi hanno stipulato accordi di buon vicinato nella televisione gratuita e un accordo di standstill della durata di cinque anni. Vivendi si è impegnata a vendere sul mercato l’intera quota del 19,19% di Mediaset detenuta da Simon Fiduciaria entro cinque anni, e Fininvest acquisterà il 5% del capitale sociale di Mediaset detenuto direttamente da Vivendi.
Il gruppo francese (anche azionista di maggioranza di Tim, dove sta giocando un’importante partita sulla rete fissa), in base agli accordi siglati con la famiglia Berlusconi, sarebbe dovuto uscire gradualmente da Mfe. Soltanto che la vendita delle azioni continua di fatto a essere rimandata. Alla luce delle recenti circostanze, i riflettori si spengono sulla figura del leader di Forza Italia, ma solo per spostarsi sulla sua famiglia, legittima erede non solo di un patrimonio societario consistente, ma anche e soprattutto di un retaggio culturale che ha fatto la storia della Seconda Repubblica.
La prossima sfida sarà intuire la direzione che intraprenderanno i fratelli Berlusconi, soprattutto considerando le ambizioni e le strategie di espansione di Vivendi. Questo ci porterà a scoprire i nuovi scenari che si svilupperanno all’interno di Fininvest e, di conseguenza, nell’intero mondo di Mfe.

Lunedì 12 giugno.

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