SMART WORKING O TELELAVORO?

21 Marzo 2020

L’esplosione del COVID19 ha trasformato una possibilità in una necessità improrogabile. Oggi è necessario che il maggior numero possibile di dipendenti lavori da casa.
Come ha comunicato il Ministero del Lavoro, il numero di impiegati cui è stato richiesto di lavorare da remoto nell’ultima settimana è aumentato moltissimo. Per ora si tratta di oltre cinquecento mila lavoratori, ma tale cifra è destinata a crescere nei prossimi giorni. Per questo, si parla sempre più spesso – ed indistintamente – di “smart working” o “telelavoro”, come se i due termini fossero sinonimi.
In realtà, pur trattandosi in entrambi i casi di lavoro da remoto, queste due modalità presentano notevoli differenze, ma quali sono?

Smart Working

Per smart working, che tradotto letteralmente in italiano corrisponde a “lavoro agile”, si intende una modalità lavorativa dipendente in cui non ci sono vincoli di orari e spazi. Il lavoratore in smart working può organizzare l’attività in modo molto libero perché essa è cadenzata, non in base a ritmi temporali (gli orari di ufficio), ma per cicli e obiettivi ed è stabilita con un accordo tra dipendente e datore di lavoro.

La legge

Lo scopo del lavoro agile è quello di implementare la produttività del lavoro consentendo la massima conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Nell’ordinamento italiano tale modalità di lavoro è regolata dalla legge numero 81 del 2017.

Chiaramente, i presupposti fondamentali per la realizzazione dello smart working sono, oltre il consenso di entrambe le parti e la flessibilità organizzativa, la disponibilità delle adeguate strumentazioni tecnologiche necessarie per lo svolgimento dell’attività, come pc, tablet smartphone.

In più, la legge contiene diversi articoli che regolano nello specifico la pratica dello smart working prevedendo, come:

  • La responsabilità del datore di lavoro sulla sicurezza del lavoratore.
  • Le regole per gli accordi tra le parti.
  • La parità di trattamento economico e normativo tra chi lavora in modalità agile e chi svolge le sue mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.
  • Il potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore.
  • L’obbligo per il datore di lavoro di presentazione dell’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.
  • Le regole sulla copertura assicurativa del lavoratore.

Telelavoro

Il telelavoro, a differenza dello smart working, implica due sostanziali caratteristiche: una postazione fissa, anche se diversa dalla sede dell’azienda, e un orario di lavoro che corrisponde sostanzialmente a quello di ufficio.
Dunque, rispetto al lavoro agile è decisamente più rigido. Naturalmente, anche il telelavoro non può prescindere da un accordo tra le parti.

Vantaggi

In questo momento di difficoltà per il Paese, entrambe le modalità di lavoro da remoto, Wfh – Work from home, presentano diversi vantaggi. Primo tra tutti quello di ridurre le possibilità di contagio da Coronavirus, soprattutto per quei dipendenti che si recano a lavoro con i mezzi pubblici. Inoltre, la limitazione degli spostamenti in macchina, determina una diminuzione dell’inquinamento e l’ottimizzazione dei tempi di lavoro.

Dunque, dato che l’Italia “sta a casa ma non si ferma”, il Governo ha appoggiato e sostenuto il lavoro da remoto grazie a quanto stabilito nel dpcm del 1° marzo 2020 che, nell’articolo 4, prevede la possibilità di applicare la modalità di lavoro agile a ogni rapporto di lavoro subordinato in tutta Italia, anche in assenza di accordi individuali e fino alla fine del mese di luglio 2020.

Tecnologia

 width=Purtroppo, non è la prima volta che il mondo si trova ad affrontare una situazione d’emergenza, anche se le proporzioni e il pericolo di quello che stiamo vivendo non hanno precedenti nella storia più recente. Tuttavia, rispetto al passato, oggi disponiamo di strumenti tecnologici che rendono possibile quanto prima era impensabile. A tal proposito, basti pensare che anche nel 2003 la diffusione della SARS determinò in molti paesi l’esigenza di lavorare da remoto ma allora i contatti con colleghi e clienti si limitavano a telefonate e e-mail. Oggi, invece, è possibile fare riunioni e, addirittura conferenze stampa in tempo reale, grazie a piattaforme online come Skype e Zoom. E nuovi strumenti sono in fase di elaborazione da parte degli OTT.

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La banda larga

Certo, per quanto riguarda l’Italia, dato l’aumento esponenziale di traffico online, la necessità di adeguare al più presto l’infrastruttura TLC si fa ancora più stringente. Infatti, la banda ultra-larga raggiunge per il momento solo parte della popolazione, tant’è che si parla di potenziare le infrastrutture e accrescere le competenze digitali. Sulla base di un’analisi pubblicata sul Corriere della Sera, circa undici milioni di cittadini sono scoperti. Per lo più si tratta di coloro che abitano nelle cosiddette “aree bianche”, ovvero quelle zone periferiche, talvolta caratterizzate da barriere naturali, che rendono più complessa la costruzione dell’infrastruttura, come aree montuose, campane o insulari. Purtroppo, anche se la gara per la copertura in fibra ottica di queste zone era stata realizzata nel 2015, i lavori sono partiti con forte ritardo. Tuttavia, il Decreto “Cura Italia” sembra aver sbloccato la situazione. In particolare, il 17 marzo, il Governo ha approvato nuove misure di sostegno al Servizio sanitario nazionale e all’economia del Paese. Fra queste, l’art. 82 è dedicato al settore delle comunicazioni elettroniche, con una disciplina destinata alle TLC e l’attribuzione ad AGCom di un compito di adeguamento del quadro regolamentare.

L’articolo prevede misure valide fino al 30 giugno 2020, per far fronte alla crescita dei consumi e del traffico sulle reti TLC. Chiamando le imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettroniche a potenziare le infrastrutture per garantire il funzionamento delle reti e la continuità dei servizi;

L’AGCom

Il 18 marzo il Consiglio AGCom ha adottato un primo pacchetto di decisioni, dopo il quale ha avviato quattro tavoli permanenti con gli operatori, per approfondire i seguenti temi:

  • Potenziamento e sicurezza di reti e servizi di telecomunicazioni.
  • Protezione e facilitazione all’uso di servizi digitali da parte dei consumatori.
  • Riorganizzazione ed esercizio degli uffici e servizi postali e di consegna dei pacchi.
  • Ruolo dei servizi media audiovisivi, con particolare riferimento alla correttezza delle informazioni concernenti l’epidemia e l’emergenza sanitaria.
  • Possibile uso dei Big data e promozione di meccanismi di autoregolamentazione da parte delle piattaforme on-line.

Inoltre, l’Autorità ha approvato un primo pacchetto di misure relative all’offerta Telecom Italia nel periodo di emergenza. Nello specifico, oltre a una riduzione di costi all’ingrosso unitari della banda Ethernet rame e fibra di TIM, l’AGCom ha previsto la messa a disposizione da parte dell’operatore delle proprie infrastrutture su tutto il territorio nazionale, senza discriminazioni rispetto a tecnologie ed aree geografiche del Paese. A tal fine TIM pubblicherà sul proprio sito wholesale l’elenco delle infrastrutture e la riduzione dei tempi di preavviso per l’avvio della commercializzazione delle nuove infrastrutture di accesso, di conseguenza, nei prossimi giorni, dovrebbero essere attivate circa 5.000 cabinet Telecom nelle c.d. aree bianche.
Dunque, a breve, dovrebbe essere garantita una copertura anche nelle aree che fino ad ora erano escluse.
Insomma, questo enorme esperimento di Wfh – Work from home, sta cambiando le priorità del Paese e, dal punto di vista delle TLC, sta accelerando il processo di copertura. C’è da sperare che questo sia uno sprone a superare gli stalli che stavano bloccando il processo di innovazione in corso in Italia anche per la realizzazione di una rete unica.

Ludovica Palmieri

 

 

 

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