VITTORIO COLAO ANNUNCIA LA STRATEGIA CLOUD ITALIA
Come tutti gli addetti del settore sanno, il neo Ministro dell’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao ha annunciato la Strategia Cloud Italia, centrata sulla realizzazione di una infrastruttura chiave sulla quale ospitare dati e servizi della PA, finalizzata ad “assicurare l’autonomia tecnologica del Paese, garantire il controllo sui dati e aumentare la resilienza dei servizi digitali”.
Nel dettaglio, la Strategia Cloud Italia si articolerà in fasi successive secondo una precisa scansione temporale:
- Nella prima fase è prevista la pubblicazione del bando di gara per la realizzazione del Piano Strategico Nazionale: al più tardi entro la fine del 2021 si procederà a pubblicare il bando di gara per la realizzazione del Psn (Polo Strategico Nazionale).
- La seconda fase è poi quella dell’aggiudicazione e Realizzazione del Psn, che dovrà avvenire entro la fine del 2022.
- La terza fase è quella della migrazione delle amministrazioni: in questa fase verrà data precedenza alle amministrazioni della Pubblica Amministrazione Centrale, che attualmente operano con data center propri classificati da AgID in Categoria B (con carenze strutturali e/o organizzative o che non garantiscono la continuità dei servizi). Il governo si è impegnato a portare entro il 2026 circa il 75% delle Pubbliche amministrazioni italiane a utilizzare servizi in cloud computing, un sistema che garantisce velocità, sicurezza e flessibilità.
Il 7 settembre scorso, il ministro ha chiarito che l’Italia non realizzerà un solo cloud, ma cinque diversi, a seconda del carattere strategico dei dati da custodire in forma digitale. Il cloud più importante, quello criptato, avrà dati e server collocati obbligatoriamente nei confini dell’Ue.
Nel documento Strategia Cloud Italia, pur senza nominarli, il governo esclude poi dalla partita i partner tecnologici cinesi.
Colao ha poi spiegato che non è prevista una classica gara per la fornitura dei servizi, ma piuttosto
«una proposta a soggetti pubblici e privati, che risponderanno in base alle loro competenze. Ci aspettiamo che alcune delle partecipate facciano proposte. Se andranno bene sarà deciso da noi e dal Mef. È una offerta di partnership».
Anche perché «la casa moderna per i dati degli italiani» sarà «preferibilmente» controllata dallo Stato «anche se magari non al 100%».
La gara vede in gioco fino a 2 miliardi di risorse del Recovery Fund. Le offerte si aspettavano entro la fine di settembre 2021.
La prima offerta: TIM, Leonardo, Cdp e Sogei
E così sono arrivate le offerte per il Psn, La prima è stata quella del consorzio formato da da Cdp (20%), Tim (45%) Leonardo (25%) e Sogei (10%), che darebbero quindi vita a una Newco per il 55 per cento nelle mani dello Stato.
“L’obiettivo – hanno dichiarato i promotori dell’offerta – è fornire servizi innovativi a cittadini e imprese, in linea con quanto previsto dal Pnrr e con gli interventi normativi in materia di infrastrutture digitali. Il progetto consiste nell’erogazione di soluzioni e servizi cloud a sostegno della PA nell’ottica di assicurare il maggior livello possibile di efficienza, sicurezza e affidabilità dei dati”.
Ogni socio avrà il suo ruolo: Tim fornirà servizi infrastrutturali e piattaforme cloud; Leonardo servizi di natura ‘security’; Sogei fornirà servizi di business culture enablement e formazione favorendo la crescita e le competenze della PA; Cdp Equity interverrà in qualità di socio finanziario e investitore istituzionale.
Tutti insieme i soci industriali erogheranno servizi di migrazione end-to-end, nonché supporteranno le PA con servizi professionali di evoluzione per garantire la massima efficienza ed efficacia nell’esercizio in ambienti cloud. Da fonti giornalistiche (Fatto Quotidiano e Repubblica) sembra che la proposta di questo consorzio per il cloud della Pubblica amministrazione preveda una concessione in esclusiva di 13 anni e un giro d’affari di 5 miliardi con margini notevoli.
La seconda offerta: Almaviva e Aruba
La seconda offerta è stata avanzata da Almaviva e Aruba, che sottolineano di essere «aziende a totale proprietà e guida italiana, connotate dalla riconosciuta solidità economico finanziaria». Le due aziende hanno dichiarato:
“La proposta di Almaviva e Aruba, presentata nel regime di partenariato pubblico-privato in linea con la normativa di riferimento, soddisfa i requisiti tecnici e di flessibilità descritti dalla Strategia Cloud Italia grazie ad una piena complementarietà tra le due aziende e ad una Value Proposition completa a copertura di tutti i servizi, risponde alle indicazioni della PA inerenti la sensibilità delle diverse tipologie di dato, prevedendo orizzonte temporale e risorse coerenti con la cornice definita dal Pnrr”.
Inoltre
“La proposta sviluppata pone l’accento sulla disponibilità immediata delle infrastrutture, capace di consentire una accelerazione del piano di migrazione, con milestones migliorative rispetto alla pianificazione stessa del Pnrr”.
La terza offerta: Consorzio Italia Cloud
Il consorzio, formato da Seeweb, Sourcesense, Infordata, Babylon Cloud, Consorzio Eht e Netalia, è connotato da aziende tutte operanti nel mercato dei servizi cloud nazionale, ognuna con la propria specifica competenza.
“In questo momento diventa cruciale adottare rapidamente, fuori dalle singole aziende, un nuovo modello di crescita che rispecchi le esigenze strategiche del paese e le richieste del mercato privato, in modo da garantire la massima competitività nel lungo periodo – commenta Michele Zunino, presidente del Consorzio Italia cloud – mancare adesso questo obiettivo determinerebbe ricadute negative non solo sul comparto digitale ma sull’intera economia del Paese”.
Ai primi di ottobre però questo consorzio ha deciso di ritirarsi e Zunino ha dichiarato
“Non ci riconosciamo nel modello, attendiamo dettagli sulle procedure di assegnazione”.
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Arnaldo Merante