Rassegna stampa 11 maggio 2018
SCENARIO TABACCO
Il Giornale – 11/05/2018
Morì per il fumo «Non ha diritto al risarcimento»
LA CASSAZIONE Si fuma (e si muore) a proprio rischio e pericolo. E nessun risarcimento è dovuto alla vittima o alla sua famiglia. Tradotto: il fumatore incallito ammalatosi e poi morto di cancro ai polmoni non ha diritto ad alcun risarcimento da parte della multinazionale del tabacco e dei Monopoli dello Stato. La Cassazione ha respinto così il ricorso e tolto ai familiari dell’uomo, deceduto prima che la causa di concludesse, la speranza di ribaltare la decisione dei giudici di merito che avevano bocciato la richiesta ritenendo il vizio del fumo «un atto di volizione libero». La terza sezione civile della Suprema Corte (sentenza n. 11272) ha anche condannato la vedova e i figli, di cui uno minorenne, a pagare le spese legali, circa 20mila euro. L’uomo fin da giovane aveva fumato due pacchetti di sigarette al giorno e aveva cominciato a prendere realmente coscienza della pericolosità del fumo solo quando si erano manifestati i primi sintomi della malattia.
*Notizia ripresa anche da Il Tempo (vedi allegato) e Ilsole24ore.it
SCENARIO SIGARETTE ELETTRONICHE
Sigmagazine.it, 10/05/2018
L’obiettivo di Imperial Brands: trasformare i fumatori in vaper
L’Ad Alison Cooper: “Noi abbiamo solo il 14% del mercato del tabacco. Questo vuol dire che l’86% non è nostro cliente”. “Trasformare i fumatori in vaper può essere un fattore di crescita per Imperial Brands”. A dirlo ai microfoni della rete americana Bloomberg è Alison Cooper, amministratore delegato della multinazionale del tabacco, che sta investendo massicciamente nei cosiddetti “prodotti di nuova generazione”. E se la frase può sembrare un controsenso per chi fa soldi con le sigarette, basta guardare i numeri per comprendere la strategia di Imperial. “Noi abbiamo solo il 14 per cento del mercato del tabacco – spiega Cooper – Questo vuol dire che l’86 per cento dei fumatori non sono nostri clienti”. Dunque convertire al vaping questi fumatori, dirottandoli verso un mercato in cui l’azienda è attiva da diverso tempo, può voler dire strappare clienti alla concorrenza e, appunto, aumentare il fatturato in un settore in cui Imperial vuole essere protagonista. Il prodotto di punta per Cooper rimane Blu, la sigaretta elettronica già presente in Italia e appena lanciata in Germania e Russia. E, sebbene Imperial stia continuando a sperimentare anche un riscaldatore di tabacco, l’amministratore ribadisce più volte che l’obiettivo principale dell’azienda rimane il vaping. Questo rientra nella nuova strategia di Imperial che, dichiara Cooper, più che un’azienda del tabacco vuole diventare un’azienda di beni di consumo. “Ecco perché ci stiamo concentrando sui prodotti di nuova generazione, – spiega – sono loro che guideranno il futuro”.
https://www.sigmagazine.it/2018/05/trasformare-i-fumatori-in-vaper/
Ilsole24ore.com, 10/05/2018
Stop al fumo tradizionale con prodotti alternativi
Sostituire le sigarette con prodotti alternativi, come le sigarette elettroniche o quei dispositivi che eliminano la combustione del tabacco, come Iqos di Philip Morris, in grado di ridurre significativamente le sostanze dannose o potenzialmente dannose presenti nel fumo di sigaretta. L’obiettivo è alla portata: ad esempio sono stimati in 10mila al giorno i fumatori che decidono di passare ad Iqos. Se ne è discusso a Washington, al tradizionale appuntamento col summit sulle sigarette elettroniche e i prodotti alternativi al tradizionale fumo, che ha riunito alcuni dei maggiori esperti americani e del Regno Unito. Robin Mermelstein, docente di Psicologia e direttore dell’Istituto di Ricerca Medica dell’Università dell’Illinois ha spiegato quali potrebbero essere le strategie migliori per abbandonare la sigaretta.
*Notizia riportata anche da Askanews.it e Corriere di Siena
ALTRO
Il Venerdì di Repubblica – 11/05/2018
Che sballo l’erba che non sballa
Poco, anzi per nulla, stupefacente. Eppure la marijuana light è ormai una mania e anche un ottimo affare. Tutto é nato dai fiori di canapa: li buttavano. Ora invece valgono oro. ARMA. Agli italiani piace anche se non sballa. E piace pure tanto. La possibilità di comprarla senza problemi, mettendosi in coda in un negozio o connettendosi a un sito, è un’attrattiva irresistibile. E poco male se gli effetti psicoattivi non ci sano. E se al massimoci si sente i muscoli più rilassati […] . L’andamento della domanda fa stimare che il mercato sarebbe già pronto a consumare cinquanta tonnellate l’anno di cannabis light. Non a caso alle 250 aziende agricole già attive, dopo la prossima estate, se ne aggiungeranno altre 800. Oggi la vendita al dettaglio può contare su circa cinquecento grow shop, dove un tempo si vendevano soltanto semi, prodotti derivati dalla canapa e l’attrezzatura per la coltivazione casalinga, e che ora sbancano grazie ai fiori. Inoltre il prodotto viene commercializzato in alcunetabaccherie e nelle erboristerie. Insomma, un boom. Tanto che la passione degli italiani per la cannabis light viene studiata anche all’estero. Ad esempio negli Stati Uniti, dove il New York Times ha dedicato un lungo articolo al fenomeno. I tassi di crescita del settore sono quelli di una start up di grande successo.Ma come ci siamo arrivati? Tutto è partito grazie alla legge 242 del 2016 sulla canapa industriale, che è entrata in vigore nel gennaio 2017. Norme che hanno reso più semplice per le aziende agricole coltivare la pianta (ad esempio non sono più obbligate ad avere una autorizzazione dalle forze dell’ordine) per realizzare tessuti, cosmetici, alimenti, bioplastiche. La legge, inoltre, specifica che, per escludere la responsabilità penale dell’agricoltore, la singola varietà di canapa deve contenere tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento di thc. (allegato)