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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
20 -24
luglio

I fatti salienti della settimana

20 – 24 luglio 2026

Sommario

1. Caso Roggero, scontro politico sulla grazia: Mattarella ribadisce il ruolo del Quirinale

2. Il caso Delmastro: la giunta nega le chat alla procura

3.  Il caso Fakir divide la politica: scudo legale per gli agenti, l’opposizione chiede l’informativa a Piantedosi        

4. CdM: le ultime novità

1. Caso Roggero, scontro politico sulla grazia: Mattarella ribadisce il ruolo del Quirinale

Nel corso della settimana il caso di Mario Roggero ha monopolizzato il dibattito politico, riaprendo il confronto sui temi della legittima difesa, della funzione della pena e dell’istituto della grazia. Il gioielliere di Grinzane Cavour è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver inseguito e ucciso due dei tre rapinatori che, il 28 aprile 2021, avevano assaltato la sua attività, ferendo inoltre un terzo componente del gruppo.

La sentenza ha determinato una netta polarizzazione del quadro politico. I principali esponenti del centrodestra hanno sostenuto la richiesta di grazia: Matteo Salvini ha definito la condanna “ingiusta“, annunciando anche la possibilità di una futura candidatura di Roggero con la Lega; Antonio Tajani ha affermato che il gioielliere “ha sbagliato, ma merita il perdono della società”, mentre Guido Crosetto ha parlato di una decisione “ingiusta, incomprensibile e difficile da accettare”. Contestualmente, i gruppi parlamentari della maggioranza hanno avviato una raccolta firme a sostegno della richiesta di clemenza.

La vicenda ha coinvolto anche il Quirinale. A seguito delle indiscrezioni sull’avvio dell’istruttoria per la grazia da parte del Ministero della Giustizia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il Ministro Carlo Nordio per ribadire che ogni valutazione risulta “assolutamente prematura” in assenza delle motivazioni della Cassazione e, soprattutto, per riaffermare che la concessione della grazia costituisce una prerogativa esclusiva del Capo dello Stato, nel rispetto dell’equilibrio costituzionale tra i poteri.

Sul fronte delle opposizioni, Elly Schlein e Carlo Calenda hanno accusato il centrodestra di utilizzare politicamente la vicenda, parlando di “sciacallaggio” e di una strumentalizzazione finalizzata alla ricerca di consenso. Più netta la posizione di Giuseppe Conte, secondo cui “nel caso Roggero non parliamo assolutamente di legittima difesa, ma di una rappresaglia, una vendetta al di fuori di qualsiasi contesto di legittima difesa”, evidenziando la forte distanza politica e giuridica nella lettura del caso.

Sul piano legislativo, il caso Roggero potrebbe inoltre riaprire il dossier sulla disciplina della legittima difesa. La Lega ha infatti depositato al Senato una proposta di legge, a prima firma Claudio Borghi, che mira ad ampliare l’ambito di non punibilità per chi reagisce a un’aggressione armata in casa o nel proprio esercizio commerciale, superando gli attuali criteri di proporzionalità della reazione. L’iniziativa ha tuttavia già evidenziato le prime divergenze all’interno della stessa maggioranza, con Forza Italia che ha espresso contrarietà all’ipotesi di un nuovo intervento normativo.

2. Il caso Delmastro: la giunta nega le chat alla procura

La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto mercoledì 22 luglio la richiesta della Procura di Roma di acquisire i messaggi scambiati tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. La decisione non è definitiva: il voto dovrà essere confermato dall’Aula di Montecitorio, convocata il prossimo 30 luglio.

La vicenda affonda le radici in un’indagine sulla criminalità organizzata a Roma. Caroccia è accusato di intestazione fittizia e riciclaggio con aggravante mafiosa, nell’ambito di accertamenti sul clan guidato da Michele Senese. Tra le società finite sotto esame figura “Le 5 Forchette”, proprietaria del ristorante Bisteccheria d’Italia, di cui Delmastro era socio insieme ad altri quattro imprenditori biellesi. La Procura aveva chiesto l’autorizzazione a visionare le chat recuperate dal cellulare di Caroccia, sequestrato nel corso delle indagini, precisando nella richiesta inviata a Montecitorio che i messaggi sono considerati essenziali per ricostruire i rapporti tra i due e la genesi della società, e che Delmastro non è indagato. La Procura aveva anche avvertito che un diniego avrebbe potuto compromettere l’inchiesta sulla criminalità organizzata.

Delmastro aveva lasciato il ruolo di sottosegretario alla Giustizia nel marzo scorso proprio in connessione con questa vicenda. I rapporti con Caroccia erano già finiti sotto la lente in relazione a una cena elettorale del 2022.

La Giunta ha votato a maggioranza contro la trasmissione dei messaggi alla Procura. Le opposizioni hanno reagito con durezza. Al Senato i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno occupato i banchi del governo, provocando la sospensione della seduta, e hanno tenuto i cartelli con la scritta “Fuori le chat”. In conferenza stampa, Conte e i capigruppo di Camera e Senato hanno accusato la maggioranza di proteggere un collega in una vicenda che lambisce la criminalità organizzata.

La maggioranza ha risposto sul piano dei precedenti. Il capogruppo FdI in Giunta, Dario Iaia, ha ricordato il caso del senatore del Pd Roberto Scarpinato, che aveva promosso un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale per impedire alla Commissione Antimafia di accedere alle proprie intercettazioni telefoniche, chiedendo alle opposizioni coerenza.

3. Il caso Fakir divide la politica: scudo legale per gli agenti, l’opposizione chiede l’informativa a Piantedosi   

Abderrahim Fakir, 42 anni, di origini marocchine, muore il 19 luglio al Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia richiesto dai residenti per la presenza di un uomo in stato di forte agitazione. Un video girato da un condomino e le bodycam degli agenti mostrano Fakir a terra, immobilizzato, che invoca aiuto per oltre due minuti prima di restare immobile. La Procura di Bologna apre un fascicolo per omicidio colposo e iscrive sei persone nel registro degli indagati: i due agenti intervenuti e quattro operatori del 118.

È a quel punto che la vicenda si fa anche politica. Il pubblico ministero applica per la prima volta la norma introdotta dalla riforma Nordio, il cosiddetto “scudo“: una disposizione che elimina l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per chi agisce in presenza di una causa giustificante. Il ministro della Giustizia interviene a chiarire che si tratta di uno “scudo procedurale, non penale“, e che l’immunità non esiste. Le opposizioni leggono la vicenda in modo diverso: PD, M5S e AVS presentano richiesta formale di informativa urgente a Piantedosi in Parlamento, mentre la segretaria del PD Elly Schlein parla di Stato che “ha fallito” e difende il sindaco di Bologna Matteo Lepore, bersaglio delle richieste di dimissioni provenienti da FdI e Lega.

La sera del 21 luglio il Comune convoca un presidio istituzionale in piazza. In quattromila rispondono all’appello. La famiglia di Fakir è presente e si dissocia esplicitamente dalla violenza. Gli antagonisti si fanno carico di garantire che la serata diventi un altro fronte: idranti, lacrimogeni, due auto bruciate, 69 feriti tra cui 64 agenti. Il Viminale apre un’istruttoria per verificare se il presidio fosse stato regolarmente comunicato al Prefetto. Piantedosi ribadisce la fiducia nella magistratura. Meloni definisce gli scontri un “fatto inaccettabile” e avverte che “alimentare l’odio contro le forze dell’ordine è irresponsabile”, pur non escludendo la ricerca della verità. Il cardinale Zuppi invita al dialogo. Il New York Times evoca George Floyd.

La frattura che il caso Fakir ha aperto non è soltanto tra chi chiede giustizia e chi difende le divise: è tra due letture dello stesso video, due modi di valutare la stessa riforma, e due metodi opposti di gestire la piazza.

4. CdM: le ultime novità

Il Consiglio dei Ministri si è riunito giovedì 23 luglio 2026, alle ore 17.57 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni.

Il testo più discusso è il disegno di legge sull’imputabilità dei minori, proposto dalla premier con il Guardasigilli Carlo Nordio, che interviene sull’articolo 98 del codice penale. Oggi, per un ragazzo tra i quattordici e i diciotto anni, la capacità di intendere e di volere va accertata dal giudice caso per caso; con la riforma si presume fino a prova contraria. Nordio ha insistito su ciò che la norma non fa: l’età minima resta quattordici anni, le pene non aumentano, si inverte l’onere della prova. Meloni ne ha riassunto il senso politico: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre. Dure le opposizioni — Angelo Bonelli (Avs) parla di «deriva autoritaria» — mentre Save the Children ricorda che le sentenze di non luogo a procedere per immaturità nella fascia 14-18 anni sono scese da 256 nel 2004 a 60 nel 2024. Essendo un ddl, dovrà passare per entrambe le Camere.

Il disegno di legge sulla concorrenza proposto da Adolfo Urso riforma la rete dei carburanti, per il ministro una «svolta storica»: l’autorizzazione agli impianti esce dal silenzio-assenso e dovrà essere rilasciata dal comune in forma espressa, con verifiche antimafia; dal 2028 le nuove autorizzazioni riguarderanno solo distributori che offrano almeno una fonte alternativa ai combustibili fossili, sostenuti da un fondo da 40 milioni l’anno fino al 2030. Nel testo anche una delega per la riforma dell’Rc auto. Sono invece uscite la stretta sul telemarketing e le norme sulla doggy bag, che la maggioranza promette di recuperare in Parlamento.

In esame preliminare lo schema di decreto sulle piattaforme digitali, proposto da Tommaso Foti con Marina Calderone: estende la presunzione di subordinazione già prevista per i rider, impone la supervisione umana degli algoritmi e stabilisce che sospensione del rapporto e chiusura dell’account siano decise da una persona fisica, a pena di nullità. Calderone ha rivendicato non una mera trasposizione delle norme europee, ma un modello coerente con l’AI Act, sottolineando che l’Italia è nei termini rispetto all’entrata in vigore della direttiva, fissata al 2 dicembre.

Infine, il via libera a due programmi di preminente interesse strategico nazionale: sette data center Equinix a Settimo Milanese e Cusago e la riconversione dell’ex centrale Galileo Ferraris di Trino in un campus da 300-400 megawatt, quattro miliardi ciascuno. La ragione sta in un dato: la capacità europea dovrà crescere di almeno il 150 per cento entro il 2030, e l’Italia ne detiene oggi meno del cinque.

Venerdì 24 luglio, ore 16