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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
27 -31
luglio

I fatti salienti della settimana

27 – 31 luglio 2026

Sommario

1. Riconoscimento facciale e IA: il governo accelera, Bruxelles frena

2. Crisi migratoria di Ceuta: tensione tra Roma e Madrid su Schengen, Meloni valuta lo stop

3.  Dl Infrastrutture-PNRR, il caso Intercity rallenta l’iter del decreto       

4. CdM: le ultime novità

1. Riconoscimento facciale e IA: il governo accelera, Bruxelles frena

Il Governo sta spingendo per approvare il decreto legislativo che regola l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia, incluso il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. L’iter, però, ha incontrato una resistenza inattesa: il 30 luglio il voto in commissione Affari europei alla Camera è stato rinviato, mentre la Commissione europea ha ricordato pubblicamente che alcune delle norme previste dal testo potrebbero confliggere con l’AI Act, il regolamento europeo già in vigore.

Il provvedimento, già passato dalla commissione Politiche UE del Senato, adegua la normativa italiana al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, definendo le condizioni alle quali le forze dell’ordine possono utilizzare sistemi biometrici avanzati. I due articoli più discussi sono l’8 e il 10. Il primo riguarda il riconoscimento facciale in tempo reale negli spazi pubblici, consentito in situazioni eccezionali – terrorismo, ricerca di persone scomparse, minacce gravi – con autorizzazione del procuratore della Repubblica e un limite di sette giorni per la conservazione dei dati raccolti: decorso il termine senza che venga commesso un reato, i dati vengono cancellati. Il secondo disciplina invece il riconoscimento a posteriori, permettendo alle forze di polizia di applicare sistemi di intelligenza artificiale su registrazioni già acquisite, con un orizzonte temporale che può arrivare fino a cinque anni.

La Commissione europea ha dichiarato esplicitamente che l’uso del riconoscimento facciale negli spazi pubblici è una pratica che l’AI Act vieta espressamente.

La risposta di Palazzo Chigi non si è fatta attendere: il Governo ha sostenuto di stare recependo la normativa europea nel rispetto delle garanzie costituzionali, sottolineando di essere stato il primo Paese in Europa ad adottare una legislazione organica sull’intelligenza artificiale. La verifica della conformità alle norme, hanno precisato fonti di governo, spetta all’Autorità giudiziaria.

La polemica si è inserita in un momento già segnato dalle tensioni legate ai fatti di Bologna e alla guerriglia No Tav in Val di Susa, dove la Procura di Torino sta utilizzando le immagini di videosorveglianza per identificare i manifestanti, aprendo un dibattito parallelo sull’uso delle tecnologie di riconoscimento nelle proteste. Il giorno precedente al rinvio della Camera, Pd e Movimento 5 Stelle avevano abbandonato i lavori in commissione al Senato in segno di protesta contro quella che hanno definito una procedura accelerata senza adeguata discussione.

Le critiche nel merito si concentrano sull’assenza di un controllo affidato a un giudice terzo come il gip: il testo prevede infatti l’autorizzazione del procuratore della Repubblica, figura che le opposizioni non considerano sufficientemente indipendente dall’attività investigativa. Sul provvedimento si era già espresso il Garante per la privacy, che aveva ritenuto il testo complessivamente compatibile con l’AI Act, pur segnalando alcuni profili da rafforzare, in particolare sul fronte della supervisione umana e della qualità delle banche dati biometriche.

2. Crisi migratoria di Ceuta: tensione tra Roma e Madrid su Schengen, Meloni valuta lo stop

La pressione migratoria sulla frontiera meridionale dell’Unione europea è tornata al centro del dibattito politico dopo l’ingresso di migliaia di migranti, in prevalenza provenienti dal Marocco, nell’enclave spagnola di Ceuta. Nel giro di poche ore centinaia di persone hanno raggiunto il territorio spagnolo via mare e via terra, mettendo sotto forte pressione le autorità locali e spingendo Madrid a rafforzare il dispositivo di sicurezza, anche con il possibile impiego delle Forze armate. La crisi richiama quanto accaduto nel 2021 e riporta al centro il tema della protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea.

Da Bruxelles, la Commissione europea segue l’evolversi della situazione in stretto raccordo con le autorità spagnole, ribadendo la necessità di garantire la tutela delle frontiere esterne dell’Unione e confermando il sostegno operativo a Madrid nella gestione dell’emergenza. La crisi si inserisce in un contesto di crescente attenzione europea verso il contrasto ai trafficanti di esseri umani e il rafforzamento della politica comune in materia migratoria.

Sul piano politico, la vicenda ha aperto un duro confronto tra Roma e Madrid. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che “le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”, aggiungendo che il Governo è “pronto a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna”.

La posizione dell’Esecutivo italiano è stata anticipata anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sostenuto la necessità di valutare misure straordinarie per fronteggiare i rischi derivanti dall’immigrazione irregolare. La reazione del Governo spagnolo è stata immediata: il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid, definendo le dichiarazioni provenienti da Roma contrarie allo spirito di solidarietà europea e accusando l’Italia di alimentare una polemica politica.

Dal punto di vista giuridico, il Codice Frontiere Schengen consente agli Stati membri di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, previa notifica alla Commissione europea. Un’eventuale decisione italiana comporterebbe quindi il ripristino dei controlli ai collegamenti con la Spagna, senza determinare l’uscita di Madrid dallo spazio Schengen

3. Dl Infrastrutture-PNRR, il caso Intercity rallenta l’iter del decreto  

Il decreto Infrastrutture-Pnrr rallenta alla Camera: il confronto sulle modalità di assegnazione del servizio Intercity ha bloccato i lavori. L’esame riprenderà lunedì 3 agosto alle 14, con voto finale atteso martedì; il provvedimento dovrà poi passare al Senato ed essere convertito entro il 25 agosto.

Il nodo è il comma 1 dell’articolo 1, che consente di affidare il servizio con un’unica gara nazionale, superando il modello a più lotti della legge 118/2022, approvata durante il governo Draghi. La Commissione europea resta contraria: teme che un solo lotto riduca la concorrenza e ostacoli l’ingresso di nuovi operatori rispetto a Trenitalia. L’esecutivo, finora, non ha cambiato linea. Sullo sfondo, l’ultima tranche del Pnrr, stimata tra uno e tre miliardi.

La gara riguarda il periodo 2027-2041, vale circa 3 miliardi e avrebbe dovuto essere pubblicata entro il 30 giugno. Il contratto con Trenitalia scade a fine 2026 e dal gennaio 2027 dovrà essere operativo il nuovo affidamento.

Accantonato per ora un emendamento della Lega (prima firmataria Silvana Comaroli) che affiderebbe all’Autorità di regolazione dei trasporti il compito di definire numero ed estensione dei lotti. Bocciata invece la clausola sociale proposta dal Pd a tutela dei lavoratori. Contro la frammentazione del servizio si erano schierati i sindacati di categoria, pronti allo sciopero e poi orientati a sospenderlo dopo le rassicurazioni del viceministro Edoardo Rixi.

L’opposizione parla di gestione caotica. Il deputato Pd Piero De Luca avverte che il ritardo può mettere a rischio la decima rata del Pnrr, con 70 traguardi da certificare su 159.

4. CdM: le ultime novità

Il Consiglio dei ministri, nella seduta n. 184, ha affrontato principalmente il nodo del federalismo fiscale regionale, oltre a un breve passaggio sulle normative regionali. Su proposta dei Ministri Calderoli e Giorgetti, l’esecutivo ha adottato, ai sensi dell’art. 3, comma 3, del d.lgs. 281/1997, una deliberazione motivata sullo schema di decreto legislativo recante “Disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale”, dopo la mancata intesa sancita dalla Conferenza unificata nella seduta straordinaria del 28 luglio 2026.

Il Governo ha deciso di proseguire nell’esercizio della delega, sulla base dello schema approvato in esame preliminare il 9 maggio 2025 e delle modifiche proposte dalla Conferenza unificata il giorno precedente. La deliberazione dà atto che sono state esperite tutte le iniziative istruttorie utili al raggiungimento dell’intesa, e tiene conto della scadenza del termine per l’esercizio della delega, fissata al 29 agosto 2026.

In ambito territoriale, il Consiglio ha inoltre esaminato tre leggi regionali, senza impugnarne alcuna: quella della Regione Marche (in materia di CORECOM), quella del Friuli-Venezia Giulia (politiche abitative regionali) e quella della Valle d’Aosta (servizi socio-assistenziali, socio-sanitari e sanitari).

Venerdì 31 luglio, ore 15