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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
31-4
settembre

I fatti salienti della settimana

31 agosto – 4 settembre 2026

Sommario

1. A Bari la festa del Governo più longevo della Repubblica 

2. Lo Stabilicum al Senato tra 697 emendamenti, il rebus preferenze e il ballottaggio che divide la maggioranza

3. Fedorov consigliere di Crosetto, Mosca critica la nomina        

4. Fine vita, svolta in Veneto: approvata la legge sul suicidio assistito

1.  A Bari la festa del Governo più longevo della Repubblica 

Oggi 4 settembre, presso il Terminal Crociere del porto di Bari, si tiene la kermesse celebrativa per i 1.413 giorni di mandato continuativo dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. L’evento, promosso da Fratelli d’Italia con lo slogan Il Governo + stabile, l’Italia + forte, segna ufficialmente il superamento del precedente record di longevità appartenuto al secondo governo Berlusconi.

Dal punto di vista dei contenuti di mandato, il centro studi del partito ha curato la pubblicazione di un documento di sintesi in 28 pagine. L’analisi tecnica dei dati evidenzia il focus sui principali indicatori macroeconomici, tra cui l’aumento dell’occupazione femminile, le revisioni dell’Isee e gli incentivi alla famiglia, affiancati ai provvedimenti sul contrasto all’immigrazione clandestina e al Piano casa. Restano invece esclusi dal resoconto ufficiale alcuni dossier strategici come la riforma del premierato e i capitoli sulla difesa.

Sotto il profilo organizzativo e politico, la manifestazione accoglie l’intervento in presenza della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la partecipazione in video collegamento dei vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. L’apertura dei lavori istituzionali è preceduta dalla deposizione di una corona commemorativa per Pinuccio e Salvatore Tatarella, storiche figure di riferimento della destra di governo nel territorio pugliese.

2. Lo Stabilicum al Senato tra 697 emendamenti, il rebus preferenze e il ballottaggio che divide la maggioranza

Lo “Stabilicum” è arrivato al Senato con un handicap di partenza: alla Camera la maggioranza aveva perso per un voto, a scrutinio segreto, l’emendamento che reintroduceva le preferenze. Un dettaglio procedurale che ha costretto il centrodestra a riaprire un capitolo che riteneva chiuso. Nella commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, la maggioranza ha depositato un emendamento unitario per reintrodurre le preferenze con capilista bloccati, contando sul fatto che stavolta il voto sarà palese. Una correzione di rotta presentata come perfezionamento del testo.

Il sistema approvato dalla Camera il 16 luglio,con 217 voti favorevoli e 152 contrari, prevede un impianto proporzionale con premio di maggioranza: 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione che supera il 42% dei voti in entrambe le camere. Sotto quella soglia, proporzionale puro. Le soglie di sbarramento restano al 3% per le liste e al 10% per le coalizioni.

Al Senato il testo ha raccolto 697 emendamenti, di cui 659 firmati dall’opposizione. Il campo largo non si fa illusioni sull’esito: gli emendamenti servono più a rallentare l’iter e a sperare in qualche nuovo inciampo della maggioranza che a modificare il testo nel merito. Le opposizioni continuano a definire la riforma “Melonellum” e a sollevare dubbi di incostituzionalità, in particolare sul meccanismo del premio.

Sul ballottaggio, invece, la maggioranza non ha ancora trovato una linea comune: l’unico emendamento in materia è a firma del senatore FdI Marcello Pera, che prevede un secondo turno tra le prime due coalizioni se nessuna supera il 48% al primo. La Lega è contraria, Forza Italia ha ritirato una propria proposta alternativa. Il centrodestra andrà in aula il 9 settembre con la discussione in assemblea e il voto finale previsto per il 15, con una partita sulle preferenze formalmente riaperta e quella sul ballottaggio ancora senza accordo.

3. Fedorov consigliere di Crosetto, Mosca critica la nomina 

L’ex ministro ucraino per la Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov è stato nominato consigliere del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto. L’incarico, reso noto il 28 agosto, sarà svolto a titolo gratuito e non comporterà un trasferimento permanente di Fedorov in Italia.

La nomina è arrivata su proposta italiana, dopo una serie di confronti tra Crosetto e l’ex ministro ucraino. Al centro della collaborazione vi saranno soprattutto le tecnologie legate alla guerra moderna, con particolare attenzione ai droni, ai sistemi unmanned e alla difesa aerea.

Fedorov, rimosso poche settimane fa dall’incarico di ministro dal presidente Volodymyr Zelensky, continuerà parallelamente a occuparsi di progetti a sostegno della difesa dell’Ucraina e dell’attrazione di risorse internazionali. Secondo quanto riferito dall’Ansa, l’ex ministro avrebbe inoltre rifiutato proposte di collaborazione avanzate da altri Paesi.

Commentando la nomina, Fedorov ha sottolineato come l’esperienza maturata dall’Ucraina sul campo possa contribuire alla costruzione di un nuovo modello di difesa europeo. Secondo l’ex ministro, la capacità di testare e implementare rapidamente nuove tecnologie, insieme a una solida capacità produttiva, sarà sempre più determinante per la sicurezza europea.

La decisione italiana ha tuttavia suscitato una dura reazione da parte di Mosca. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito la nomina “ridicola”, paragonandola a una vicenda degna di una satira di Gianni Rodari. Secondo Zakharova, il caso dimostrerebbe come i «manager» ucraini siano in grado di trasformare le sconfitte militari in opportunità e contratti internazionali personali.

A stretto giro è arrivata la replica di Crosetto, che ha difeso la scelta del Governo italiano rivendicando l’autonomia delle decisioni nazionali. “Si ragiona pensando solo a Roma e non Mosca, Kiev o Washington”, ha dichiarato il ministro, accusando implicitamente la Russia di voler condizionare le scelte italiane in materia di difesa.

Lo scambio conferma quindi il crescente rilievo assunto dalle competenze ucraine nel dibattito europeo sulla sicurezza e sulle nuove tecnologie militari, ma anche la sensibilità politica di una collaborazione che coinvolge direttamente un esponente dell’apparato di difesa ucraino.

4. Fine vita, svolta in Veneto: approvata la legge sul suicidio assistito

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge che regolamenta tempi e procedure per l’accesso al suicidio assistito, diventando la quarta regione d’Italia a dotarsi di una disciplina specifica dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. La decisione segna un punto di svolta politico e giuridico: il Veneto è infatti la prima amministrazione guidata dal centrodestra a recepire e strutturare a livello locale i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale con la sentenza 242/2019 sul caso Cappato-DJ Fabo.

L’impianto normativo, approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, traduce sul piano procedurale le condizioni inderogabili fissate dal giudice delle leggi: la piena capacità di intendere e di volere del richiedente, la presenza di una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili e la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. Il testo colma una grave lacuna burocratica, definendo un cronoprogramma stringente per l’istruttoria medica e la valutazione delle istanze da parte del comitato etico, evitando le lungaggini che finora ostacolavano l’esercizio di tale diritto.

Decisivo per il raggiungimento della sintesi politica è stato l’inserimento di emendamenti specifici sulle cure palliative, fortemente sostenuti dal presidente della Regione Alberto Stefani e dal presidente del Consiglio regionale Luca Zaia. La norma stabilisce l’integrazione obbligatoria di un medico palliativista nella commissione tecnica di valutazione dell’Azienda Sanitaria, garantendo al contempo la massima informazione per il paziente sui percorsi terapeutici di accompagnamento e gestione del dolore.

L’approvazione riapre tuttavia il contenzioso costituzionale con il governo centrale, che ha già impugnato le omologhe normative di Toscana e Sardegna sostenendo l’esclusiva competenza dello Stato in materia di ordinamento civile e livelli essenziali di assistenza. In assenza di una legge quadro nazionale, da tempo sollecitata dalla Consulta al Parlamento, il passo del Veneto conferma la centralità delle Regioni nel dare certezze procedurali ai malati e alle strutture sanitarie. 

Venerdì 4 settembre, ore 16