Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
14 – 18 settembre 2026
Sommario
1. Proposta della Commissione UE per il Canada “Membro Associato”: reazioni e polemiche internazionali
2. Clima ed energia, il PD tende la mano al Governo
3. Mar Rosso, Crosetto valuta l’invio di navi italiane a Bab El-Mandeb
4. Da Bruxelles a Palazzo Marino: la Lega punta su Sardone
5. CdM: le ultime novità
1. Proposta della Commissione UE per il Canada “Membro Associato”: reazioni e polemiche internazionali
Nel corso del tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione a Strasburgo, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha lanciato una proposta storica: fare del Canada il primo “membro associato” dell’Unione Europea. L’iniziativa mira a evolvere il partenariato commerciale del Ceta in “un’Alleanza per il futuro” incentrata su materie prime critiche, intelligenza artificiale, difesa e cooperazione tecnologica. Accogliendo con favore la prospettiva di legami più stretti basati su una “affinità elettiva“, il primo ministro canadese Mark Carney ha rimarcato come un partenariato più solido rafforzi l’autonomia strategica e la sovranità del proprio Paese senza costituire un blocco ostile verso terzi.
La proposta ha tuttavia sollevato immediate reazioni critiche sia negli Stati Uniti che all’interno del panorama politico europeo. Il presidente statunitense Donald Trump ha condannato duramente la prospettiva, definendola “ridicola” e ipotizzando la ritorsione di dazi pesanti o l’interruzione dei rapporti commerciali con l’Europa qualora l’intesa venga ritenuta un atto ostile. Da parte sua, la Commissione europea e lo stesso Carney hanno replicato che l’asse Bruxelles-Ottawa non è rivolto contro alcuna nazione.
Sul fronte interno europeo, forti perplessità sono giunte da Fratelli d’Italia. Nicola Procaccini, eurodeputato e co-presidente del gruppo ECR, ha definito l’iniziativa un “inchino imbarazzante” nei confronti di Carney, contestando la priorità accordata a Ottawa ed evidenziando come l’Unione Europea debba evitare atteggiamenti di subordinazione geopolitica. La fattibilità della proposta resta ora legata ai prossimi passaggi negoziali, in vista del vertice bilaterale autunnale in cui verranno definiti i contorni contabili e giuridici dell’accordo.
2. Clima ed energia, il PD tende la mano al Governo
Il Partito Democratico si dichiara disponibile a un confronto con l’esecutivo sull’impiego dei 14 miliardi di euro che l’Italia può destinare entro il 2028 all’accelerazione della transizione energetica. La proposta arriva da una lettera della Segretaria PD Elly Schlein alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che articola la strategia in cinque misure.“Siamo disponibili al dialogo su come utilizzare queste risorse al meglio“, scrive la leader PD, che parla di uno spirito costruttivo e di un contributo alla resilienza energetica nazionale.
Il primo capitolo destina 2 miliardi al raddoppio della dotazione del Conto Termico, per incentivare il passaggio dagli impianti a combustibili fossili alle pompe di calore elettriche. Seguono 3 miliardi aggiuntivi sul Piano Casa del Governo per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica, a vantaggio dei nuclei più colpiti dal rincaro delle bollette; 4 miliardi a sostegno delle aziende che riconvertono i cicli produttivi per contenere il ricorso al gas naturale; 3 miliardi per rifinanziare il Fondo unico dedicato a metropolitane e trasporto rapido di massa; 2 miliardi per rafforzare reti elettriche, sistemi di accumulo, batterie e punti di ricarica. La Segretaria chiede inoltre di rivedere il prelievo fiscale sull’elettricità, oggi più oneroso di quello applicato al gas, e definisce misure coerenti con i bisogni del Paese e capaci di produrre vantaggi duraturi per famiglie, imprese e territori.
Da Oslo, al termine dell’incontro con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, Meloni ha riferito di non aver ancora avuto modo di esaminare il testo, ma di volerlo leggere “senza pregiudizi“, precisando che prenderà in considerazione le proposte ritenute utili e che da una prima occhiata coglie un riconoscimento implicito del lavoro dell’Esecutivo. Freddezza, invece, nell’opposizione: Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle, ha escluso che esistano le condizioni per collaborare con la premier, mentre Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha giudicato incomprensibile l’apertura, sostenendo che serva piuttosto un’alternativa.
3. Mar Rosso, Crosetto valuta l’invio di navi italiane a Bab El-Mandeb
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che l’Italia potrebbe intervenire autonomamente per garantire il passaggio delle navi mercantili italiane attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, senza attendere le decisioni della missione europea Aspides. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle nuove tensioni nel Mar Rosso legate agli attacchi degli Houthi dello Yemen, che hanno nuovamente aumentato i rischi per la navigazione commerciale.
“Non aspetteremo che sia Aspides a stabilire se le navi possono passare o meno”, ha dichiarato Crosetto, sottolineando la necessità di evitare ulteriori ritardi per i traffici e per l’economia italiana. La posizione rappresenta un’accelerazione rispetto al coordinamento europeo e potrebbe tradursi in una temporanea autonomia operativa dell’Italia rispetto alla missione UE.
Nel Mar Rosso si trovano attualmente circa una decina di mercantili con bandiera o armatore italiano in attesa di poter attraversare lo Stretto sotto scorta. A Gibuti è inoltre presente la fregata italiana Bergamini, già impiegata nell’ambito di Aspides, che potrebbe essere utilizzata per accompagnare le navi italiane.
Sul piano istituzionale, Crosetto ha chiesto alla Difesa di verificare se l’attuale quadro giuridico consenta di riportare sotto comando nazionale eventuali capacità italiane già presenti nell’area oppure se sia necessaria una nuova autorizzazione del Parlamento per ulteriori invii. Il tema si intreccia con il coordinamento europeo: eventuali nuove indicazioni sull’operazione Aspides potrebbero infatti modificare il quadro operativo nei prossimi giorni.
La decisione sull’eventuale impiego di ulteriori unità resta quindi ancora da assumere, mentre il Governo valuta come intervenire per garantire il transito delle navi italiane senza attendere i tempi decisionali europei.
4. Da Bruxelles a Palazzo Marino: la Lega punta su Sardone
Domenica 20 settembre, a Pontida, la Lega presenterà ufficialmente la proposta di Silvia Sardone come candidata sindaca di Milano per le elezioni comunali del 2027. Classe 1983, milanese, europarlamentare dal 2019 e vicesegretaria federale del partito dal 2025, Sardone è il nome uscito più votato dai gazebo organizzati dalla Lega lo scorso giugno in 35 postazioni cittadine, con circa 10mila partecipanti. Tra i nomi in corsa c’era anche Matteo Salvini, che si è poi fatto da parte per concentrarsi sul ruolo di ministro.
Il punto più delicato riguarda però la reazione degli alleati. La proposta della Lega arriva dopo mesi di posizionamenti autonomi nel centrodestra: già a marzo, Forza Italia, per voce di Letizia Moratti, aveva annunciato di avere un proprio candidato di area civica, senza svelarne il nome, una mossa che la Lega milanese aveva definito un tentativo di bruciare i tempi della coalizione. A giugno, di fronte alla freddezza degli alleati sui risultati dei gazebo, lo stesso Salvini aveva reagito con una punta di insofferenza: “se hanno un altro nome, lo facciano”. A oggi, la candidatura di Sardone resta una proposta della Lega da sottoporre al tavolo di coalizione, non ancora una scelta condivisa del centrodestra.
La stessa Sardone ha finora usato toni prudenti, definendo la propria candidatura “molto ipotetica” e ribadendo che la decisione finale spetta al tavolo di coalizione, non alle sole primarie di partito. Sul piano dei contenuti, la sua proposta per Milano ruota attorno a sicurezza, decoro urbano e periferie, gli stessi temi su cui ha costruito la propria visibilità politica negli anni. Il quadro è reso più complesso dall’annuncio di una lista autonoma di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, e dalla scelta di Azione di escludere un’alleanza con la Lega sul capoluogo lombardo.
La scelta di puntare su Milano ha anche un valore simbolico per il Carroccio: tra le grandi città al voto, Roma è stata assegnata a Fratelli d’Italia e Napoli a Forza Italia, lasciando a Milano una delle poche partite dove la Lega può giocare da protagonista. L’annuncio di Pontida apre ora la fase più delicata: trasformare una proposta di partito in una candidatura unitaria del centrodestra.
5. CdM: le ultime novità
Il Consiglio dei ministri del 16 settembre ha approvato un decreto legge che sospende per il 2027 il pagamento del bollo auto per le vetture di piccola e media potenza – quelle fino a 80 kW, pari a circa 109 cavalli – e per tutti i motocicli e ciclomotori. L’esenzione vale una sola volta per ciascun cittadino: chi possiede più veicoli agevolabili non paga il bollo con l’importo più basso, non tutti. Nella stessa seduta, il governo ha prorogato anche il taglio delle accise sui carburanti, in risposta al perdurare delle tensioni sui mercati petroliferi internazionali legate allo Stretto di Hormuz.
Secondo le stime del Governo, la misura riguarda circa 14,5 milioni di veicoli, pari a oltre il 70% delle autovetture in circolazione in Italia. Il costo dell’operazione è stimato in 2,36 miliardi di euro, ma nella bozza del decreto circolata dopo il Consiglio dei ministri l’articolo sulle coperture risultava ancora in bianco. Meloni ha presentato la misura come strutturale – «il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani», ha dichiarato in conferenza stampa – precisando che la stabilizzazione definitiva avverrà con la legge di bilancio di fine anno, una volta trovate le coperture necessarie.
La decisione ha riaperto una polemica a distanza con il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che aveva avanzato una proposta analoga nel 2016 quando era Presidente del Consiglio. All’epoca, Meloni lo aveva attaccato sui social definendolo “il mago della distrazione di massa”, accusandolo di aver annunciato l’abolizione del bollo auto subito dopo l’arresto di un sindaco del PD in piena campagna elettorale. Renzi ha ripreso quel vecchio post alla luce della decisione del Governo, commentando “una leader che aggredisce gli avversari e poi li copia” e contestando l’entità dell’intervento, osservando che una vera abolizione del bollo richiederebbe 6-7 miliardi di euro, molto più di quanto stanziato dal Governo.
La risposta della Meloni è arrivata rapidamente sempre via social: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Renzi non si è fermato, replicando che le misure realizzate dal suo governo – dagli 80 euro all’abolizione dell’IMU sulla prima casa, dall’Industria 4.0 al taglio dell’IRAP sul costo del lavoro – erano interventi concreti.
Venerdì 18 settembre, ore 16