Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
21 – 25 settembre 2026
Sommario
1. Deficit al 3,1%, FdI attacca l’Istat. FI frena sullo scostamento
2. Decreto Scuola: tetto agli stranieri, divieto di velo e corsi di italiano obbligatori
3. Ritorno al nucleare: il Senato approva la legge delega per il nuovo quadro normativo
4. CdM: le ultime novità
1. Deficit al 3,1%, FdI attacca l’Istat. FI frena sullo scostamento
Il dato Istat sul deficit 2025, fermo al 3,1% del Pil, ha fatto saltare le aspettative di un’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo e riaperto, quasi inevitabilmente, il confronto all’interno della maggioranza sulla prossima manovra. A reagire per prima è Fratelli d’Italia, che mette nel mirino proprio le stime dell’Istituto. Filini osserva che “da quando siamo al governo, l’Istat non ha fatto che aggiornare le stime del Pil”, mentre Meloni ha rilanciato la possibilità che successive revisioni possano modificare il quadro, fino a sostenere che “scopriremo tra qualche tempo che l’Italia è già uscita dalla procedura di infrazione nel 2025”.
La partita si sposta quindi sulle risorse da mettere in campo. Forza Italia sceglie per ora una linea più prudente e prende le distanze dall’ipotesi di uno scostamento. Nevi richiama la necessità di “gestire con oculatezza i conti pubblici”, in linea con l’impostazione del ministro Giorgetti. Gli azzurri guardano piuttosto a soluzioni alternative: da un possibile contributo straordinario delle compagnie energetiche alle risorse residue del PNRR, fino alla mobilitazione del risparmio privato per sostenere gli investimenti.
Su un’altra posizione si colloca Salvini, che chiede apertamente di intervenire con nuovo deficit per finanziare le esigenze di spesa. “Come ministero solo a me servono 8 miliardi cash a fine anno per pagare i lavori già fatti”, ha spiegato il vicepremier, aggiungendo che “serve uno scostamento di bilancio da miliardi”. Una richiesta che, però, non sembra al momento trovare un sostegno uniforme nella maggioranza.
Nel frattempo, Giorgetti prende atto del mancato rientro sotto la soglia del 3% e indica nel 2027 l’orizzonte per l’uscita dalla procedura. Tajani prova a ridimensionare la portata del dato, definendo quello 0,1% “un’inezia”. Resta così aperta la sfida tra l’esigenza di mantenere il percorso di rientro concordato con Bruxelles e le richieste dei partiti di maggioranza per una manovra più espansiva, in particolare sul fronte fiscale.
2. Decreto Scuola: tetto agli stranieri, divieto di velo e corsi di italiano obbligatori
Il Consiglio dei ministri del 24 settembre ha approvato il decreto legge sulla scuola, un provvedimento che introduce diverse misure destinate a cambiare la composizione delle classi e alcune regole di vita scolastica, con effetto a partire dall’anno scolastico 2027/2028.
Il punto più discusso è il tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi prime della scuola primaria, delle medie e delle superiori. La norma non riguarda tutti gli alunni con cittadinanza non italiana: ne restano fuori quelli nati in Italia, quelli che hanno già frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia e, per i gradi superiori, chi ha già alle spalle un percorso scolastico adeguato nel sistema italiano. Il criterio, ha chiarito il Ministro Valditara, è linguistico e non anagrafico: “Non conterà quindi semplicemente la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua”. Per le scuole che non riescono a rispettare il limite è previsto un fondo dedicato ad attività extracurricolari per il potenziamento dell’italiano, con una dotazione di 3,4 milioni per il 2027 e 14,1 milioni a partire dal 2028.
Il decreto introduce anche il divieto di partecipare alle attività scolastiche indossando indumenti che impediscano il riconoscimento del volto, con sanzioni fino a mille euro a carico dei genitori. Previsti corsi gratuiti di italiano per i genitori di studenti che presentino gravi lacune linguistiche: nei casi di mancata adesione persistente, la scuola potrà segnalare la situazione ai servizi sociali.
La vicenda ha preso forma nei giorni precedenti all’approvazione del decreto. Domenica 20 settembre, dal palco della festa di Gioventù Nazionale, la premier Meloni ha anticipato le misure, dichiarando che “non esiste che uno studente italiano si senta in minoranza in una scuola italiana”. Il giorno seguente, il Presidente della Repubblica Mattarella ha inaugurato l’anno scolastico ad Amatrice senza citare il Governo, ma ricordando che la Costituzione all’articolo 34 stabilisce che la scuola “è aperta a tutti”, e che il suo compito è quello di “aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere”, favorendo la coesione sociale.
Le parole del Capo dello Stato sono state lette da molti come una risposta implicita alle misure annunciate. Meloni ha scelto di non accogliere questa lettura, dichiarando che le parole di Mattarella fossero a favore del proprio provvedimento, sostenendo che concentrare bambini stranieri che non parlano italiano in classi dove la maggioranza non padroneggia la lingua sia essa stessa la premessa per la formazione di ghetti. Meloni ha quindi ricordato come, da Ministro dell’Istruzione, nel 1989 e nel 1990, Mattarella avesse firmato circolari che “invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe”.
Dal Quirinale non è arrivata nessuna replica diretta. Il Colle si è limitato a indicare che le nuove norme dovranno essere “ben ponderate” e garantire la “massima tutela del diritto allo studio”, spostando il confronto dal precedente storico alla sostanza giuridica: una circolare ministeriale impartisce indicazioni amministrative, una legge impone obblighi vincolanti che devono rispettare i principi costituzionali. Il Ministro Valditara ha chiuso la questione affermando che “non c’è nessuno scontro col Quirinale”, mentre le opposizioni hanno accusato Meloni di aver tentato di trascinare il presidente della Repubblica in uno scontro politico che lui ha scelto di non raccogliere.
3. Ritorno al nucleare: il Senato approva la legge delega per il nuovo quadro normativo
L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega per la disciplina del nucleare sostenibile in Italia. Il testo, passato con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, conferisce al Governo un mandato di dodici mesi per redigere i decreti attuativi volti a definire il quadro normativo e autorizzativo per la produzione di energia da fonte nucleare, a quasi quarant’anni dai referendum del 1987 che ne avevano decretato il blocco.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato l’approvazione del provvedimento parlando di una “scelta coraggiosa e di buon senso”, pensata per ridurre la dipendenza dalle importazioni estere di energia. Contestualmente, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato come la misura miri ad affiancare le tecnologie atomiche di nuova generazione alle fonti rinnovabili per abbattere le emissioni e stabilizzare i costi per famiglie e imprese.
L’impianto normativo attribuisce all’Esecutivo il compito di regolamentare l’intero ciclo di vita dell’energia nucleare: dalle procedure per la costruzione ed esercizio dei nuovi impianti, all’istituzione di un’autorità di vigilanza indipendente, fino alla gestione della sicurezza e al trattamento dei rifiuti radioattivi. Proprio sul tema del Deposito Nazionale unico per le scorie a bassa e media intensità si concentrerà uno dei passaggi attuativi più delicati nei confronti dei territori.
Se da una parte la maggioranza punta a rendere operativi i primi impianti entro la metà del prossimo decennio, le opposizioni parlamentari e diverse organizzazioni ambientaliste hanno espresso forte contrarietà. Tra i rilievi critici figurano l’incertezza sui tempi e sui costi di realizzazione della filiera, i dubbi legati allo stoccaggio a lungo termine dei rifiuti ad alta attività e la convinzione che le risorse pubbliche debbano essere concentrate in via prioritaria sullo sviluppo accelerato delle fonti rinnovabili e delle reti di accumulo.
4. CdM: le ultime novità
Il 24 settembre il Consiglio dei Ministri n. 190 ha approvato tre decreti legge, su scuola, giustizia e ambiente. Il più discusso è il decreto Scuola, che introduce un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi iniziali: alle elementari per gli alunni non nati in Italia o senza almeno due anni di scuola dell’infanzia, alle secondarie per chi non ha frequentato per almeno tre anni il sistema scolastico italiano. La misura si applicherà dall’anno scolastico 2027/28. Il testo introduce anche sanzioni da 200 a 1.000 euro per i genitori che, dopo una segnalazione, non completano i percorsi di apprendimento dell’italiano, e il divieto di partecipare alle attività scolastiche a volto coperto, con multa fino a 1.000 euro. Il ministro Valditara ha parlato di “34mila classi con stranieri oltre il 30%”, mentre Meloni ha definito il decreto “strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto”.
Il punto più delicato riguarda proprio i numeri. La Flc Cgil ricalcola che i destinatari reali del tetto, i cosiddetti “Nai” (neoarrivati in Italia da meno di 24 mesi, con conoscenza scarsa o nulla dell’italiano), sono meno di 40mila su 900mila studenti stranieri, appena lo 0,46% della popolazione scolastica; e che il 65% degli alunni senza cittadinanza italiana, circa 607mila, è nato in Italia ed è di fatto italofono, categoria che lo stesso Valditara ha precisato restare fuori dal tetto. I sindacati non usano mezzi termini: Uil Scuola parla di un provvedimento “discriminatorio”, mentre i presidi dell’Andis osservano che “la formazione delle classi non può essere una semplice operazione aritmetica”. Sul fronte opposto, la segretaria del Pd Elly Schlein ha parlato di “una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli”.
Meno rumoroso ma non meno corposo il decreto Giustizia, che proroga fino al 31 gennaio l’impiego di 1.350 unità tra addetti all’Ufficio per il processo e tecnici di amministrazione assunti con fondi Pnrr, in attesa della stabilizzazione attesa con la prossima legge di bilancio. Il viceministro Sisto ha spiegato che “non potevamo correre il rischio di perdere queste professionalità e non raggiungere gli obiettivi” del Piano, ricordando che il ministero ne ha già stabilizzati oltre 9mila. Lo stesso decreto interviene anche sulla formazione dei magistrati ordinari, con un tirocinio presso le corti d’appello, e amplia i poteri di vigilanza delle Procure antimafia sui minorenni esposti a rischio di infiltrazione mafiosa.
Sul fronte ambiente e industria, il Cdm ha rinviato di un anno, dal 1° ottobre 2026 al 1° ottobre 2027, le limitazioni strutturali alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, lasciando comunque alle Regioni la facoltà di anticipare le restrizioni tramite i piani di qualità dell’aria. Via libera anche alla possibilità per i commissari degli stabilimenti siderurgici di interesse strategico nazionale, a partire dall’ex Ilva, di continuare a pagare i debiti necessari a garantire la continuità produttiva, e al recepimento definitivo della direttiva Ue sulla prevenzione dell’inquinamento industriale.
A differenza dello scontro acceso sulla scuola, gli altri due decreti sono passati senza sollevare polemiche paragonabili: la vera partita politica resta quella sul tetto agli stranieri, che il Parlamento dovrà convertire in legge entro 60 giorni.
Venerdì 25 settembre, ore 16