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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
13-17
ottobre

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 35/2025

13 – 17 ottobre

Il Cdm approva la Legge di Bilancio 2026

Il Consiglio dei ministri ha approvato la Legge di Bilancio per il 2026, un provvedimento da ben 18 miliardi che dovrà essere trasmesso al Parlamento entro il 20 ottobre.

Sul fronte fiscale, l’Irpef per i redditi tra 28mila e 50mila euro scende dal 35% al 33%, mentre “la sterilizzazione sarà sopra i 200 mila euro”, chiarisce Giorgetti, includendo i redditi fino a 200mila euro. Prevista la rottamazione delle cartelle esattoriali fino al 2023, nove anni di rate senza sanzioni. Premi di produttività e straordinari saranno detassati, con un impegno di 1,9 miliardi sui salari.

Per le famiglie, il bonus per mamme lavoratrici passa da 40 a 60 euro mensili, la prima casa è esclusa dal calcolo ISEE e Meloni annuncia che “dedichiamo alla famiglia circa 1,6 miliardi di euro in più”. Sul fronte imprese, la legge reintroduce ammortamenti per investimenti fino a 4 miliardi e rifinanzia ZES e ZLS.

Sanità e difesa restano priorità strategiche: il Fondo sanitario nazionale cresce di 7,4 miliardi e le spese militari aumentano dello 0,15% del Pil con risorse aggiuntive. Reazioni positive dai ministri presenti in conferenza stampa: Tajani sottolinea la collaborazione politica e la tutela dei cittadini, Salvini evidenzia infrastrutture e pace fiscale, mentre Giorgetti rimarca l’obiettivo di rafforzare il sistema bancario e migliorare la riscossione locale, mantenendo l’impatto delle misure assolutamente sostenibile.

Meloni in Egitto per la firma dell’accordo di pace

Un vertice storico quello di Sharm el-Sheikh, dove Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia hanno firmato il Piano di pace per il Medio Oriente. Assenti Iran e Israele, ma l’intesa segna un primo passo verso la fine della guerra a Gaza.

Una pace duratura sarà quella in cui palestinesi e israeliani potranno prosperare, vedendo garantiti diritti e sicurezza”, recita la dichiarazione congiunta firmata da Trump, Al Sisi, Erdogan e l’emiro del Qatar. Il documento apre alla fase 2, con la creazione di una forza internazionale temporanea e un possibile ruolo di Hamas come forza di polizia nella Striscia.

Presente anche Giorgia Meloni, che ha salutato l’accordo come un grande successo di Trump e ha ribadito che l’Italia vuole fare la sua parte nella ricostruzione di Gaza. “La pace vera si basa su due Stati”, ha detto la premier, annunciando la disponibilità italiana a partecipare a una missione di monitoraggio del cessate il fuoco sotto mandato Onu: “inostri carabinieri formano da anni la Polizia Palestinese, siamo pronti a rafforzare questa presenza”.

A margine del vertice, la presidente del Consiglio ha incontrato Al Sisi, ribadendo l’impegno italiano alla stabilizzazione e allo sviluppo della Striscia, anche attraverso il Piano Mattei: “serve fiducia, lavoro e coraggio”, ha concluso Meloni, “l’Italia sarà protagonista della pace”.

Alessandra Todde confermata Presidente della Sardegna: la Corte Costituzionale respinge la decisione del Collegio di garanzia

Svolta nella battaglia legale che ha coinvolto in questi mesi la Presidente della Sardegna Alessandra Todde. Con una doppia sentenza, la Corte costituzionale ha stabilito che il Collegio regionale di garanzia elettorale ha esorbitato dai propri poteri pronunciandosi sulla decadenza della Presidente senza una base legale.

Sulla mia decadenza non poteva decidere lo Stato o il Collegio”, ha dichiarato la Presidente, sottolineando che la Consulta ha riconosciuto la violazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Regione Sardegna. Todde rivendica il lavoro svolto “con la schiena dritta”, nonostante i tentativi “di screditare un governo democraticamente eletto” e guarda avanti, continuando “a lavorare a testa alta per il bene della Sardegna”.

La sentenza, che lascia impregiudicata solo la sanzione pecuniaria e rinvia ogni ulteriore decisione al giudice civile, rappresenta per la presidente un passaggio cruciale in vista dell’udienza del 21 novembre alla Corte d’Appello di Cagliari. Il centrodestra, però, frena sugli entusiasmi. “Il pasticcio resta”, afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu, invitando la maggioranza “a leggere bene le sentenze”; più duro Umberto Ticca dei Riformatori, che osserva: “le inadempienze rimangono, così come l’imperizia”.

Dal fronte opposto, Giuseppe Conte esulta: “Ne eravamo certi. Ora i garantisti a senso unico spieghino perché volevano ribaltare il voto dei sardi”. Todde, nel replicare alle opposizioni, si dice pronta a voltare pagina: “Lavoriamo con rinnovato entusiasmo e fiducia, per dare risposte reali ai cittadini”.

Il Veneto si prepara alla sfida elettorale

Durante un comizio tenuto a Padova in occasione dell’avvio della campagna elettorale a sostegno della candidatura del leghista Alberto Stefani, l’attuale presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha annunciato che sarà capolista in ciascuna delle sette province venete alle prossime elezioni regionali del 23–24 novembre.

Zaia, che non è eleggibile per un nuovo mandato da governatore secondo le norme vigenti, ha motivato la decisione facendo riferimento ai veti posti sia alla presentazione della sua lista sia all’inclusione del suo nome nel simbolo elettorale. “Se sono un problema, cercherò di diventare un problema reale”, ha dichiarato, affermando che questa scelta è il suo modo per reagire a tali restrizioni.

Al comizio erano presenti anche esponenti nazionali e del partito. Matteo Salvini ha affermato che i quindici anni di governo Zaia lasciano il segno e ha sottolineato la fiducia riposta nel giovane Stefani per raccogliere quella eredità politica.

Regionali in Toscana: Giani riconfermato Presidente

Il presidente uscente Eugenio Giani è stato rieletto alla guida della Regione Toscana, confermando la storica tradizione di governo del centrosinistra. Alle elezioni regionali del 12 e 13 ottobre, Giani ha ottenuto circa il 54% dei voti, superando lo sfidante del centrodestra Alessandro Tomasi, fermo intorno al 41%.

Il voto ha però registrato un dato significativo: l’affluenza si è fermata al 47,7%, la più bassa nella storia della regione e ben quindici punti in meno rispetto al 2020. Un segnale di disaffezione che ha attraversato tutti gli schieramenti e che, secondo diversi osservatori, potrebbe pesare sul futuro politico locale.

Il Partito Democratico resta la prima forza in Toscana con circa il 34% dei consensi, mentre Fratelli d’Italia consolida la propria crescita e si attesta attorno al 27%. Molto più indietro la Lega e il Movimento 5 Stelle, entrambi intorno al 4%, mentre la lista di sinistra Toscana Rossa non supera la soglia necessaria per entrare in Consiglio regionale.

Venerdì 17 ottobre, ore 16.30