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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
5-9
gennaio

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 1/2026

5 – 9 gennaio 2026

La conferenza stampa di inizio anno della Premier

Si è tenuta oggi, venerdì 9 gennaio, alle 11, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati – durante il consueto appuntamento organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare – la conferenza stampa in cui il governo ha illustrato la propria visione economica e istituzionale per il 2026. Un appuntamento che segna un cambio di passo: l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni delinea una strategia fondata sul superamento delle misure emergenziali a favore di interventi strutturali e duraturi. Al centro, la ZES Unica del Mezzogiorno, individuata come modello per attrarre capitali e semplificare l’azione amministrativa sull’intero territorio nazionale. Il Presidente del Consiglio ha sottolineato come la solidità dell’economia non possa essere valutata unicamente attraverso il PIL, ma debba guardare all’occupazione, definita il segnale più incoraggiante dell’attuale fase economica. Per colmare il divario di produttività, il governo punta su tre pilastri strategici: investimenti nel capitale umano, sviluppo infrastrutturale e riduzione dei costi energetici.

Con un incremento del +300% negli investimenti ANAS e un’attenzione mirata alle discipline STEM, l’esecutivo intende potenziare la competitività del sistema produttivo. Come ha affermato la premier: “Quando un problema è strutturale si risolve in maniera strutturale. Se si pensa di risolverlo con una serie infinita di provvedimenti tampone, il problema si aggraverà”. Sul fronte istituzionale, la Meloni ha rivendicato che “è prevalso il buon senso”, sottolineando che la stabilità politica rappresenta oggi un vero asset strategico per gli investimenti e per la credibilità internazionale del Paese. La riforma costituzionale in discussione mira a rafforzare il legame diretto tra voto popolare e capacità di governo, garantendo a chi vince le elezioni la possibilità di completare il proprio mandato.

Via libera al Decreto Transizione 5.0

L’aula del Senato ha approvato la fiducia sul decreto Transizione 5.0, dando il primo via libera al provvedimento che ora passa all’esame della Camera in vista della conversione in legge entro il 20 gennaio. Il decreto, composto da norme che aggiornano termini e criteri per i crediti d’imposta legati alla Transizione 5.0 e disciplinano le aree idonee per impianti da fonti rinnovabili, ha incassato il sostegno di 88 senatori, con 58 contrari e un astenuto. Al centro del dibattito parlamentare è finito soprattutto l’emendamento sul Golden Power, già approvato in commissione e poi confermato in Aula. La modifica introduce nel tessuto normativo la sicurezza economica e finanziaria nazionale come criterio, oltre ai tradizionali motivi di ordine pubblico o sicurezza pubblica, per l’esercizio dei cosiddetti poteri speciali da parte del Governo.

Per il settore creditizio e assicurativo, il nuovo testo stabilisce che l’esercizio del Golden Power debba essere temporaneamente subordinato alla conclusione delle valutazioni pendenti presso le autorità competenti, rispondendo così ai rilievi sollevati da Bruxelles sulla possibile interferenza con il mercato unico. Questa revisione normativa arriva dopo l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea nei confronti dell’Italia, legata all’applicazione dei poteri speciali in operazioni bancarie strategiche. I sostenitori della riforma difendono l’intervento come necessario per rafforzare la tutela degli interessi strategici nazionali e garantire legalità e trasparenza nelle operazioni di grande impatto economico. Le opposizioni, invece, criticano la norma per un possibile ridimensionamento del ruolo dello Stato nella difesa degli asset nazionali, considerandola una limitazione dei margini di intervento.

Gli esiti del Vertice dei Volenterosi

A Parigi, il 6 gennaio 2026, si è riunita la coalizione dei Volenterosi – 35 paesi tra cui Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Canada, Giappone e Australia – per definire garanzie di sicurezza robuste per l’Ucraina in vista di un possibile cessate il fuoco con la Russia. Guidata da Emmanuel Macron, con la partecipazione di Volodymyr Zelensky, Keir Starmer e gli emissari USA Steve Witkoff e Jared Kushner, la conferenza ha prodotto una dichiarazione d’intenti su una forza multinazionale di interposizione UE-USA, focalizzata su rassicurazioni aeree, marittime e terrestri, rigenerazione delle Forze Armate ucraine e deterrenza.

Gli Stati Uniti assumeranno un ruolo centrale nel monitoraggio continuo del cessate il fuoco, tramite capacità militari, intelligence, logistica, diplomazia e sanzioni aggiuntive, con impegno esplicito a sostenere la forza europea in caso di attacco russo. La leadership sarà europea, con Parigi e Londra in prima linea, e creazione di una cellula di coordinamento a Parigi per integrare gli eserciti coinvolti.​ Durante la conferenza stampa, Macron ha definito l’esito “progressi decisivi” e una “convergenza operativa” tra Washington, Kiev e UE, annunciando basi per una “pace giusta, duratura e solida“. Zelensky ha apprezzato il sostegno USA, enfatizzando la difesa antiaerea, mentre Starmer ha parlato di “riunione molto costruttiva” con lavoro “mai così avanzato“.​

Witkoff ha ribadito: “Il presidente Trump non rinnega mai i suoi impegni […] Siamo determinati a raggiungere la pace. Abbiamo messo a punto i protocolli di sicurezza che saranno importanti, vogliamo assicurare ai cittadini ucraini che una volta che questa guerra finirà sarà finita per sempre“. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha evocato la possibilità di truppe tedesche vicino all’Ucraina, e la Turchia (rappresentata da Hakan Fidan) ha sostenuto la mediazione Trump come canale di dialogo.​ A proposito di truppe, la Meloni è stata a sua volta chiara: non verranno mandate truppe italiane in Ucraina.

Mercosur, c’è il via libera. Anche l’Italia a favore

Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’Unione europea ha dato il via libera all’accordo di libero scambio con il Mercosur, il mercato comune sudamericano che riunisce Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’intesa, destinata a creare la più grande area di libero scambio al mondo, coinvolgerebbe circa 700 milioni di cittadini e rappresenta, per Bruxelles, una rilevante vittoria geopolitica in un contesto segnato dalla crescente influenza della Cina in America Latina. L’approvazione dell’accordo ha tuttavia messo in evidenza una forte spaccatura tra gli Stati membri. Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria hanno votato contro, mentre il Belgio si è astenuto. L’Italia ha invece espresso parere favorevole, insieme a Germania, Spagna, Paesi Bassi e ai Paesi scandinavi, dopo un iniziale posizionamento più prudente.

Determinante per il sì italiano è stata la proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di consentire l’utilizzo anticipato di risorse aggiuntive a sostegno degli agricoltori nel prossimo bilancio pluriennale, già a partire dal 2028. Si tratta di circa 45 miliardi di euro mobilitabili a tutela del settore agricolo. Dopo l’approvazione formale l’accordo sarà firmato il 12 gennaio in Paraguay. Il Parlamento europeo dovrà poi esprimere il proprio consenso, con un voto previsto nella plenaria di Strasburgo del 20 gennaio. Nel frattempo, in diversi Paesi europei, comprese Francia, Belgio e Italia, proseguono le proteste degli agricoltori contro l’intesa.

Venerdì 9 gennaio, ore 17.00