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I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
16-20
marzo

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 11/2026

16 – 20 marzo 2026

Sommario

1. Addio a Umberto Bossi, il “Senatùr” della Padania.

2. Il Sottosegretario Delmastro sotto la lente dell’antimafia.

3. Il caso Cirielli–Paramonov.

4. EU Inc.: al via la nuova forma societaria europea completamente digitale.

5. Le novità del Consiglio dei Ministri

5.1 Decreto Carburanti: accise tagliate e un nuovo scudo salva-prezzi

1. Addio a Umberto Bossi, il “Senatùr” della Padania

È morto Umberto Bossi, fondatore e storico leader della Lega Nord, all’età di 84 anni. La notizia del suo decesso, avvenuto il 19 marzo 2026 all’ospedale di Circolo di Varese, è stata confermata da fonti parlamentari e dalle principali agenzie di stampa italiane.

Nato a Cassano Magnago il 19 settembre 1941, Bossi è stato una figura di primo piano nel panorama politico italiano degli ultimi quattro decenni. Dopo un percorso giovanile movimentato — tra gli studi universitari non conclusi e una prima esperienza politica di sinistra — la sua svolta arriva alla fine degli anni Settanta, quando si avvicina alle istanze autonomiste del Nord Italia.

Nel 1980 fonda i primi gruppi autonomisti, che nel 1984 si trasformano nella Lega Autonomista Lombarda e, pochi anni dopo, assumono la forma di Lega Nord, il partito che avrebbe segnato la politica italiana dal dopoguerra in poi.

Bossi divenne noto come “Senatùr”, appellativo affettuoso e rispettoso con cui lo chiamavano i suoi sostenitori. La Lega di Bossi portò all’attenzione nazionale la cosiddetta “questione settentrionale”, ossia le richieste di maggiore autonomia e di decentramento delle risorse dallo Stato centrale verso le regioni del Nord.

Nel corso della sua carriera politica ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali: senatore, deputato, europarlamentare e ministro, tra cui quello per le Riforme e il Federalismo. Sotto l’ombrello di alleanze strategiche — in particolare con i governi di Silvio Berlusconi negli anni Novanta e Duemila — la Lega diventò decisiva nei governi di centro‑destra.

Il percorso di Bossi non è stato privo di ombre: dopo anni di leadership incontrastata, fu costretto alle dimissioni da segretario federale nel 2012 per uno scandalo legato ai fondi del partito e si ritirò gradualmente dalla scena politica attiva.

La sua figura è stata spesso divisiva: per molti sostenitori è stato il politico che ha dato voce a territori e cittadini ignorati dal centralismo romano, mentre per i critici ha incarnato un linguaggio politico ruvido e spesso polemico.

Le reazioni politiche alla sua scomparsa sono arrivate trasversalmente. Matteo Salvini, ha annullato gli appuntamenti ufficiali previsti e ha ricordato Bossi con un messaggio intenso: “Mi hai cambiato la vita”.

Dal mondo politico sono giunti messaggi di stima e commozione: Pier Ferdinando Casini ha definito Bossi un “indomito lottatore, rude ma profondamente buono”, mentre Pier Luigi Bersani lo ha ricordato come “l’avversario più dignitoso che abbia avuto, e quello a cui ho voluto più bene”.

Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto sottolineare il ruolo di Bossi nella storia italiana, definendolo un leader politico appassionato e impegnato.

Per molti, l’eredità di Bossi resta il forte impulso al federalismo e l’aver trasformato istanze locali in temi di rilevanza nazionale, segnando indelebilmente il sistema politico italiano.

2. Il Sottosegretario Delmastro sotto la lente dell’antimafia

Il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è recentemente al centro dell’attenzione per la sua partecipazione a “Le Cinque Forchette Srl”, società costituita il 16 dicembre 2024 con sede operativa a Roma. L’indirizzo coincide con quello della “Bisteccheria d’Italia”, locale collegato alla famiglia Caroccia, già coinvolta in indagini della DDA di Roma e condannata in via definitiva per intestazione fittizia aggravata da favoreggiamento mafioso.

Delmastro deteneva il 25% delle quote insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia piemontesi. Tra novembre 2025 e marzo 2026 le quote sono state cedute, lasciando l’amministrazione della società alla giovane figlia del socio condannato. La sequenza delle cessioni ha suscitato domande sulla tempistica rispetto alla condanna definitiva.

La vicenda ha generato reazioni politiche. L’opposizione ha chiesto la revoca della nomina del Sottosegretario e audizioni parlamentari, collegando il caso anche al dibattito sul referendum per la separazione delle carriere. In particolare, esponenti del Partito Democratico hanno sollecitato chiarimenti formali al Ministro Carlo Nordio e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Dal governo, invece, è stata sottolineata la posizione di Delmastro in tema di legalità e il fatto che la partecipazione societaria sia stata ceduta una volta emersa la situazione giudiziaria della famiglia coinvolta. La Presidenza del Consiglio ha confermato la permanenza del Sottosegretario nell’incarico, evidenziando la distinzione tra responsabilità personale e partecipazioni societarie occasionali.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Leggo che la segretaria Schlein sa dalla stampa che io sapevo questa cosa da un mese, il che mi diverte moltissimo, perché io scopro la vicenda Delmastro dalla stampa. Non so che cosa abbia letto Elly Schlein, ma sicuramente ha letto una fake news. A Delmastro viene contestato di aver preso delle quote in un ristorante con dei soci incensurati, e di aver, nel momento in cui ha scoperto che non uno dei soci, ma il padre di uno dei soci aveva problemi con la giustizia, ha venduto quelle quote. Il sottosegretario Delmastro forse avrebbe dovuto essere più accorto, ma lui, che è un signore che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità organizzata, non può essere messo sullo stesso piano degli ambienti criminali, quindi manterrà il suo posto”.

In merito alle critiche interne, Emanuele Pozzolo ha commentato: “Io espulso, Delmastro resta: lui è protetto dai vertici FdI”.

La vicenda rimane sotto osservazione parlamentare e istituzionale, con eventuali approfondimenti che potranno chiarire ulteriormente i passaggi societari e le tempistiche.

3. Il caso Cirielli–Paramonov

Nelle scorse settimane è emerso che il Viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha incontrato il 3 febbraio l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Aleksej Paramonov presso la Farnesina. L’incontro si è svolto in forma istituzionale, alla presenza di un funzionario della Direzione Generale competente e del capo della segreteria del Viceministro. Si tratta del secondo colloquio tra i due nell’arco di un anno, dopo un precedente incontro avvenuto su richiesta della parte russa.

Al momento non sono stati resi noti i contenuti del confronto. La circostanza ha generato richieste di chiarimento da parte delle forze di opposizione. Il Governo ha ricondotto l’episodio nell’ambito della normale attività diplomatica. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato come l’Italia mantenga relazioni diplomatiche con la Federazione Russa, inclusa la presenza di sedi diplomatiche e attività economiche nel rispetto del quadro sanzionatorio vigente. Il Viceministro Cirielli ha dichiarato di aver operato nell’ambito del proprio mandato istituzionale. Anche Matteo Salvini ha espresso una posizione non critica rispetto all’incontro.

Sul piano politico, la vicenda si inserisce nel contesto della linea adottata dall’Italia, coerente con il posizionamento europeo e atlantico a sostegno dell’Ucraina, e al contempo attenta alla gestione dei rapporti diplomatici con la Federazione Russa.

Sul piano parlamentare, la vicenda ha innescato una reazione a catena difficile da arginare. Il PD ha formalizzato la richiesta di dimissioni di Cirielli, sostenendo che un viceministro degli Esteri non possa intrattenere colloqui riservati con l’ambasciatore di un Paese in guerra senza che l’intera catena di comando — a partire da Palazzo Chigi — ne fosse pienamente e preventivamente informata. +Europa ha alzato ulteriormente il tiro, evocando il rischio di una «diplomazia parallela» che si muoverebbe in modo autonomo rispetto alla linea ufficiale del governo, con implicazioni potenzialmente serie sul piano della coerenza della politica estera italiana in sede europea.

L’incontro ha sorpreso persino il Quirinale: da quanto risulta, il presidente della Repubblica Sergio Mattarellaera all’oscuro di tutto”, aggiungendo una nuova dimensione di tensione e interrogativi sulla gestione delle relazioni diplomatiche italiane con la Russia.

4. EU Inc.: al via la nuova forma societaria europea completamente digitale

Il 18 marzo la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento per il cosiddetto 28° regime, denominata EU Inc. Il testo, di 107 articoli, con base giuridica l’articolo 114 TFUE, istituisce una nuova forma di società a responsabilità limitata di diritto europeo, opzionale e interamente digitale, pensata per affiancarsi ai 27 ordinamenti nazionali senza rimpiazzarli.

La scelta dello strumento del regolamento, al posto della direttiva, non è un dettaglio tecnico: significa applicabilità diretta e uniforme in tutti gli Stati membri, senza necessità di recepimento. Il Parlamento europeo aveva auspicato la strada della direttiva nella sua risoluzione del 20 gennaio scorso, e la questione potrebbe tornare in gioco durante il trilogo.

Sul piano pratico, la procedura è volutamente rapida: registrazione online in 48 ore, costo massimo di 100 euro, nessun capitale minimo obbligatorio. La EU Inc. potrà emettere azioni senza valore nominale, raccogliere capitali attraverso strumenti tipici del venture capital e gestire l’intero ciclo di vita societaria, dalla costituzione alla liquidazione, tramite la EU central interface, basata sul sistema BRIS di interconnessione dei registri nazionali. Il risparmio stimato per le imprese europee raggiunge i 440 milioni di euro nell’arco di un decennio.

Restano esclusi dall’armonizzazione fiscalità e diritto del lavoro, che rimangono di competenza nazionale, limite che diversi osservatori ritengono ridimensioni la promessa di semplificazione. Il testo dovrà attraversare la procedura legislativa ordinaria tra Parlamento e Consiglio.

La Commissione punta a raggiungere un accordo entro la fine del 2026, con le prime EU Inc. operative nel 2027.

5. Le novità del Consiglio dei Ministri

5.1 Decreto Carburanti: accise tagliate e un nuovo scudo salva-prezzi

Il Consiglio dei Ministri del 18 marzo 2026 ha risposto al caro carburanti con un decreto-legge d’urgenza, approvato in seduta straordinaria sotto la presidenza di Giorgia Meloni. La causa scatenante è l’impennata dei prezzi internazionali legata alle tensioni in Medio Oriente.

Il provvedimento, proposto congiuntamente dai Ministri Giorgetti, Pichetto Fratin, Urso e Lollobrigida e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella stessa giornata, introduce una riduzione temporanea delle accise di venti giorni su benzina, gasolio e GPL: 25 centesimi in meno al litro per i primi due, 12 centesimi al chilo per il gas. Il costo per le casse pubbliche è stimato in circa 527 milioni di euro. Previsti anche sostegni mirati per l’autotrasporto (100 milioni sotto forma di credito d’imposta) e per il settore ittico.

La misura più significativa sul piano strutturale riguarda la sorveglianza della filiera. Le compagnie petrolifere dovranno comunicare ogni giorno i prezzi consigliati al Garante MIMIT e all’AGCM, pubblicarli sui propri siti e — soprattutto — non ritoccarli al rialzo nell’arco della stessa giornata. Chi sgarra rischia una penale pari allo 0,1% del fatturato giornaliero. Le anomalie segnalate finiranno alla Guardia di Finanza e, se necessario, alla magistratura per verificare eventuali manovre speculative.

Venerdì 20 marzo, ore 15.30