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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
23-27
marzo

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 12/2026

23 – 27 marzo 2026

Sommario

1. Referendum Giustizia 2026, vince il NO: le reazioni dei partiti dopo i risultati

2. Aria di cambiamento in Forza Italia dopo il referendum

3.  Terremoto nel governo: Delmastro, Bartolozzi e Santanchè si dimettono

4.   Il Parlamento UE approva la direttiva anticorruzione “grave abuso d’ufficio è reato”

1. Referendum Giustizia 2026, vince il NO: le reazioni dei partiti dopo i risultati

Il Referendum Costituzionale sulla riforma della Giustizia, svoltosi il 22 e 23 marzo 2026, ha rappresentato un momento di particolare rilevanza per il dibattito istituzionale nel Paese. Circa 14 milioni (53,7% dei votanti) hanno bocciato la proposta referendaria. Un dato che assume ulteriore significato se si considera l’affluenza alle urne, prossima al 59%, indicativa di una forte mobilitazione dell’elettorato su una materia di primaria importanza costituzionale.

Su questo risultato si sono espressi i principali esponenti di partito e di Governo. «Gli italiani hanno deciso e noi rispettiamo questa scelta. Continueremo a lavorare con responsabilità e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia» ha dichiarato il Presidente del Consiglio, sottolineando la stabilità dell’esecutivo e riaffermando l’impegno del Governo nel proseguire con determinazione.

Sul fronte del centrosinistra, l’esito referendario è stato accolto con entusiasmo, interpretato come una vittoria storica a tutela dell’indipendenza della magistratura. La leader del Partito Democratico, Elly Schlein, ha evidenziato come il risultato costituisca anche un segnale politico in vista delle prossime elezioni, affermando: «Il Paese chiede un’alternativa, e noi abbiamo la responsabilità di costruirla. Esiste già una maggioranza alternativa al governo, e questo voto ci consegna un compito significativo. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per definire un percorso chiaro e responsabile». A sostegno di questa visione si è espresso anche Giuseppe Conte, che ha dichiarato: «Ritengo necessario affrontare il governo in campo aperto, attraverso libere elezioni».

Il ministro della Giustizia, nonché promotore della riforma, Carlo Nordio ha ammesso: «La riforma porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione sono stati anche i miei». Tuttavia, il Guardasigilli non ha rinunciato a lanciare un duro attacco all’Associazione Nazionale Magistrati(Anm), definendola «un soggetto politico anomalo» che d’ora in poi eserciterà una forte pressione sull’attività del Parlamento in settori cruciali.

Sul fronte opposto, l’Anm — guidata dal nuovo presidente Giuseppe Santalucia — ha celebrato l’esito elettorale: «Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione».

Nonostante l’esito del referendum, il leader della Lega Matteo Salvini ha affermato: “Rimaniamo convinti, come milioni di italiani, che sia necessario migliorare il sistema della Giustizia”.

Sul piano politico, invece, l’entusiasmo registrato tra le fila dell’opposizione per il risultato referendario non sembra, al momento, tradursi in effetti concreti: i sondaggi più recenti non evidenziano variazioni sostanziali nelle intenzioni di voto, suggerendo una sostanziale stabilità degli equilibri post-referendum.

2. Aria di cambiamento in Forza Italia dopo il referendum

L’esito del referendum ha aperto all’interno di Forza Italia una fase di ridefinizione degli equilibri interni. Il segnale più immediato è arrivato mercoledì 25 marzo con le dimissioni di Maurizio Gasparri dalla carica di capogruppo al Senato: ufficialmente una scelta autonoma, nei fatti una sfiducia determinata da 14 senatori azzurri su 20, che hanno firmato una lettera chiedendone la sostituzione in nome dell’unità del partito. A guidare la raccolta firme è stato il senatore Claudio Lotito, ma il peso politico dell’operazione è stato amplificato dalla presenza tra i firmatari di due ministri in carica: Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo. Gasparri dovrebbe ora transitare alla presidenza della Commissione Esteri.

Al suo posto è stata eletta Stefania Craxi, che ha subito cercato di stabilizzare il clima interno smentendo l’esistenza di fratture e blindando la leadership del segretario Antonio Tajani. La priorità dichiarata del nuovo gruppo sarà il rilancio dell’azione politica sul fronte economico. Tuttavia, le rassicurazioni istituzionali della nuova capogruppo si scontrano con un partito che attraversa una fase di visibile fibrillazione.

Le voci più significative arrivano dall’universo berlusconiano. Marina Berlusconi ha indicato la necessità di un rinnovamento della classe dirigente azzurra alla luce dell’esito referendario. Sul punto è andata oltre Francesca Pascale, che ha invitato Tajani a lasciare la guida del partito per liberarlo da una «gabbia di vecchiume», suggerendogli di concentrarsi esclusivamente sul ruolo di Ministro degli Esteri. Dichiarazioni che segnalano come la discussione sulla leadership sia destinata a restare aperta nelle prossime settimane.

3. Terremoto nel governo: Delmastro, Bartolozzi e Santanchè si dimettono

In meno di 48 ore, tra il 24 e il 26 marzo 2026, tre esponenti del governo Meloni hanno lasciato il proprio incarico: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, il capo di gabinetto del medesimo Ministero Giusi Bartolozzi e la ministra del Turismo Daniela Santanchè. A fare da innesco è stata la sconfitta al referendum costituzionale del 22-23 marzo sulla riforma della giustizia, in cui il NO ha prevalso con il 53,74% su un’affluenza del 58,93%, risultato ammesso pubblicamente dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Delmastro ha rimesso l’incarico dichiarando di aver commesso «una leggerezza»: al centro della bufera vi sono le quote (pari al 25%) che deteneva nella srl «Le 5 Forchette», società con un ristorante romano intestato alla figlia diciottenne di Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni in favore del clan Senese. Il possesso delle quote non era mai stato comunicato al Ministero della Giustizia né al Parlamento, in violazione degli obblighi di trasparenza. Nella stessa giornata si è dimessa anche Giusi Bartolozzi, dopo dichiarazioni televisive in cui aveva definito la magistratura «plotoni di esecuzione».

Nel comunicato di Palazzo Chigi, Meloni aveva esplicitamente auspicato che «analoga scelta sia condivisa» dalla ministra del Turismo. Dopo un iniziale rifiuto, Daniela Santanchè ha ceduto il 25 marzo scrivendo alla Presidente: «Ti rassegno le mie dimissioni. Obbedisco con amarezza; il mio certificato penale è immacolato». Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di accettazione il 26 marzo, affidando l’interim del Ministero del Turismo alla stessa Presidente del Consiglio. I procedimenti a carico dell’ex ministra riguardano il falso in bilancio nel gruppo Visibilia (esercizi dal 2016 al 2022), la bancarotta fraudolenta legata al fallimento di Bioera e la truffa aggravata ai danni dell’INPS. Con questa uscita salgono a sei le dimissioni di esponenti del governo Meloni nel corso della legislatura.

4. Il Parlamento UE approva la direttiva anticorruzione “grave abuso d’ufficio è reato”

Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti la prima direttiva anticorruzione della storia dell’Unione europea. Secondo la relatrice Raquel Garcia Hermida, il provvedimento obbligherà l’Italia a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio in almeno due gravi fattispecie, a soli due anni dalla sua abrogazione operata dal ddl Nordio nell’estate del 2024.

L’articolo 7 della direttiva impone agli Stati membri di criminalizzare almeno alcune gravi violazioni di legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni, una formulazione che corrisponde in sostanza a una versione attenuata del previgente reato italiano. Gli Stati avranno 24 mesi per recepire il testo dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale UE (previo voto formale del Consiglio); in caso di inadempimento, la Commissione europea potrà avviare una procedura di infrazione.

Il governo italiano ha respinto la lettura secondo cui la direttiva imponga la reintroduzione del reato nella forma originaria, sostenendo che gli Stati conservano ampia discrezionalità nella definizione delle condotte penalmente rilevanti. L’opposizione ha parlato di sconfitta politica per Meloni e per il ministro Carlo Nordio. Il presidente della Corte costituzionale ha invitato la politica a prendere atto del voto europeo. Significativo che anche una parte degli eurodeputati di Fratelli d’Italia abbia votato a favore della direttiva, in contrasto con la linea del Guardasigilli.

Venerdì 27 marzo, ore 16.00