Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
6 – 10 ottobre
Approvato il piano di pace per Gaza
Nella notte tra l’8 e il 9 ottobre, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che Israele e Hamas hanno sottoscritto la prima fase del piano di pace per Gaza. L’accordo, frutto di una lunga mediazione condotta con il coinvolgimento di Egitto, Qatar e Turchia, prevede il rilascio di tutti gli ostaggi, il ritiro graduale delle forze israeliane e l’avvio di un processo di ricostruzione e deradicalizzazione della Striscia. Tra i punti principali: la trasformazione di Gaza in una zona libera dal terrorismo, la creazione di un comitato tecnico di transizione per la gestione dei servizi, la supervisione internazionale attraverso un Board of Peace presieduto dallo stesso Trump, e un piano di sviluppo economico per attrarre investimenti e favorire la ripresa. Le forze internazionali di stabilizzazione (ISF) avranno il compito di addestrare la polizia locale e vigilare sul rispetto del cessate il fuoco. Secondo le prime conferme, il rilascio degli ostaggi dovrebbe avvenire tra domenica e lunedì, mentre Israele ha già iniziato a predisporre il ritiro parziale delle truppe. “Gaza sarà ricostruita e sostenuta da Stati Uniti e Paesi della regione”, ha dichiarato Trump, annunciando la sua imminente visita in Israele per un intervento alla Knesset.
La comunità internazionale ha accolto positivamente l’accordo: Antonio Guterres (ONU) ha parlato di “svolta disperatamente necessaria”, chiedendo un cessate il fuoco permanente e l’ingresso immediato degli aiuti umanitari; Ursula von der Leyen e Kaja Kallas hanno definito l’intesa “un passo decisivo verso la pace” e promesso il sostegno europeo alla ricostruzione; il premier britannico Keir Starmer ha parlato di “profondo sollievo”, mentre Javier Milei ha annunciato che avrebbe proposto Trump per il Premio Nobel per la Pace, premio poi andato a Maria Corina Machado, l’oppositrice di Maduro in Venezuela. In Italia, la premier Giorgia Meloni ha definito l’accordo “una straordinaria notizia” e ha ringraziato Trump e i mediatori regionali per gli sforzi compiuti, assicurando che l’Italia è pronta a contribuire alla stabilizzazione e alla ricostruzione di Gaza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la disponibilità italiana a partecipare alla forza di pace e ha riconosciuto che il grande impegno del Presidente Trump sulla vicenda.
Regionali, dopo le Marche anche la Calabria al Centrodestra
Trionfo del Centrodestra anche in Calabria: Roberto Occhiuto ha staccato Pasquale Tridico di ben 15 punti percentuali, con il risultato definitivo di 57.2% a 41.7%. Rispetto alla scadenza naturale della legislatura, prevista per il 2026, in Calabria le elezioni si sono tenute con un anno di anticipo perché Occhiuto si era dimesso a luglio di quest’anno per una indagine per corruzione, anche se in quella stessa occasione aveva annunciato la propria ricandidatura. Ad ogni modo, sia nelle Marche, dove a seguito delle elezioni è stato riconfermato l’uscente Acquaroli, e in Calabria il denominatore comune è stato la scarsa affluenza: nelle Marche si è fermata al 50%, il che significa che ha votato la metà degli aventi diritto mentre in Calabria solo il 43,1% degli elettori si è recato alle urne, mentre quasi sei su dieci hanno scelto di non votare.
Ciononostante, Giorgia Meloni è stata chiara: “gli elettori hanno riposto la loro fiducia nella coalizione di centrodestra”. Può essere soddisfatto anche Antonio Tajani perché i risultati delle elezioni confermano il gradimento crescente nei confronti di Forza Italia. Nelle prossime settimane si terranno altre quattro elezioni regionali. Il 12 e 13 ottobre si voterà in Toscana, mentre il 23 e 24 novembre in Puglia, Veneto e Campania.
Caso Almasri, negata l’autorizzazione a procedere
Nessun processo per i vertici del governo coinvolti nel caso Almasri. La Camera ha negato l’autorizzazione a procedere per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e per il sottosegretario Alfredo Mantovano, indagati per favoreggiamento nella liberazione di Osama Almasri, generale libico ricercato dalla Corte penale internazionale e rimpatriato dall’Italia lo scorso gennaio. Nordio era accusato anche di omissione di atti d’ufficio, mentre agli altri due era contestato il concorso in peculato. L’esito, arrivato dopo tre votazioni a scrutinio segreto, era atteso ma non privo di sorprese: i voti contrari all’autorizzazione sono stati più dei deputati di maggioranza, segno che parte delle opposizioni si è allineata al governo. “Anche tra loro – ha commentato il Guardasigilli – c’è riluttanza ad affidare alle procure ciò che è materia politica”. Soddisfatto ma polemico, Nordio ha attaccato il Tribunale dei ministri per “lo strazio delle norme più elementari del diritto”, provocando la reazione dell’Associazione nazionale magistrati.
In Aula anche la premier Giorgia Meloni, che si è congratulata con i suoi ministri, scatenando le proteste del M5S. Dall’opposizione, PD e AVS parlano di “pagina nera per la democrazia”: “Per Fratelli d’Italia i ministri avrebbero il diritto di mentire in Parlamento”, ha detto Debora Serracchiani, mentre Angelo Bonelli ha mostrato immagini delle torture nel campo libico di Mitiga. Resta aperta la posizione della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, accusata di false dichiarazioni: la sua sorte sarà decisa dopo l’archiviazione per i membri del governo.
Confermata l’immunità di Ilaria Salis
Con un solo voto di scarto, il Parlamento europeo ha scelto di difendere l’immunità di Ilaria Salis, respingendo la richiesta ungherese di revoca. Una decisione che va oltre il caso personale, toccando il cuore del dibattito europeo sulla tenuta dello Stato di diritto e sull’equilibrio tra giustizia nazionale e prerogative parlamentari.
La votazione, segreta e carica di tensione, ha registrato 306 voti contrari alla revoca contro 305 favorevoli, confermando il parere della commissione giuridica (JURI) e sancendo la volontà dell’Aula di tutelare l’indipendenza dei propri membri di fronte a pressioni politiche esterne.
In Italia, le reazioni politiche sono state immediate e nette. Nicola Zingaretti ha sottolineato che il voto conferma la necessità di lavorare per difendere i valori europei, mentre Brando Benifei ha precisato che la tutela dell’immunità non riguarda una singola persona, ma il diritto di tutti a un processo giusto e libero da pressioni politiche.
Dall’altra parte, esponenti di Fratelli d’Italia come Nicola Procaccini e Carlo Fidanza hanno definito il voto “un’umiliazione per l’Italia”, criticando la decisione del Parlamento europeo e accusando Salis di cercare di sfuggire a un procedimento giudiziario. Il caso Salis si inserisce in un contesto più ampio di tensione con il governo di Viktor Orbán, già al centro di procedimenti europei per violazioni dello Stato di diritto. La decisione dell’Eurocamera rappresenta un segnale politico chiaro: la tutela dei diritti fondamentali resta un pilastro identitario dell’Unione, anche quando la politica rende il confine tra diritto e opportunità sempre più sottile.
Francia, Sébastien Lecornu lascia dopo 27 giorni
È durato solo 27 giorni il governo del premier francese Sébastien Lecornu, il più breve della Quinta Repubblica. Nominato da Emmanuel Macron a settembre per ricomporre una maggioranza dopo il caos politico seguito alle europee del 2024, Lecornu ha rassegnato le dimissioni appena un giorno dopo aver presentato la lista dei ministri. “Non c’erano le condizioni per restare primo ministro”, ha dichiarato, ammettendo il fallimento del suo tentativo di mediazione. Ex ministro delle Forze Armate e volto di punta del macronismo aveva puntato su un esecutivo di dialogo, ma le nomine – in gran parte riconferme del governo Bayrou – hanno provocato una rivolta trasversale.
I socialisti, da cui attendeva sostegno, hanno parlato di “ostinazione dei macronisti nel portare il Paese nel caos”. Jean-Luc Mélenchon ha definito la nuova squadra “una processione di redivivi”, mentre Marine Le Pen ha chiesto lo scioglimento dell’Assemblea nazionale, sostenendo che “la farsa è durata abbastanza”. La crisi politica ha subito scosso i mercati: il CAC 40 ha aperto in calo dell’1,5%, segno della crescente incertezza sulla legge di bilancio che dovrà essere approvata entro l’anno. Con cinque governi in tre anni, la Francia ha perso ogni stabilità. Macron è ora davanti a un bivio: tentare una nuova coalizione, affidare l’incarico a un premier più distante o, ipotesi sempre respinta, aprire la strada a nuove elezioni.
L’Unione europea accelera sulla tutela dei minori online
La Commissione Ue sta lavorando alla definizione di un’età minima per l’uso dei social media, nell’ambito di un più ampio piano per garantire sicurezza e privacy ai più giovani. Nei prossimi giorni sarà operativo un panel di esperti incaricato di stabilire soglie e regole comuni per l’accesso alle piattaforme digitali. “Vogliamo ascoltare gli esperti, ma anche i minori stessi – ha spiegato la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen –. Il mondo online è parte integrante della loro vita, ma i servizi devono garantire un elevato livello di protezione”.
Parallelamente, Bruxelles ha avviato un’indagine su Snapchat, YouTube, Apple e Google per verificare il rispetto del Digital Services Act (Dsa) in materia di sicurezza dei minori. Le richieste di informazioni inviate alle quattro Big Tech riguardano, tra l’altro, il rischio che su Snapchat i ragazzi possano acquistare prodotti come tabacco o droghe, che su YouTube siano esposti a contenuti autolesionistici o sull’anoressia, e che tramite App Store e Google Play possano accedere a giochi d’azzardo. Nel mirino dell’Ue restano anche TikTok, Facebook e Instagram. “Abbiamo una strategia per un internet migliore per i ragazzi – ha sottolineato Virkkunen – e non si tratta solo di leggi sulla carta: le stiamo applicando concretamente”.
Venerdì 10 ottobre, ore 16.00