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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
11-15
maggio

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 19/2026

11 – 15 maggio 2026

Sommario

1. Giuli al Quirinale, i licenziamenti al ministero e il colloquio con la Premier

2. Meloni al Senato per il question time: economia, nucleare e lo scontro con le opposizioni

3. DL Fiscale, il Senato approva in prima lettura

4. CDM: le ultime novità

1. Giuli al Quirinale, i licenziamenti al ministero e il colloquio con la Premier

Il 5 maggio, alla cerimonia di presentazione dei candidati ai David di Donatello al Quirinale, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha scelto di affrontare pubblicamente le polemiche che hanno investito il suo dicastero. Davanti al Presidente della Repubblica Mattarella e ai rappresentanti del cinema italiano, ha riconosciuto gli errori del Ministero in un intervento insolito per toni e contenuti in una sede istituzionale. 

Al centro del suo discorso c’era il documentario “Giulio Regeni — Tutto il male del mondo, che ricostruisce il rapimento e l’uccisione del ricercatore italiano al Cairo nel 2016. Il film si era visto negare per due anni consecutivi i contributi del Ministero. Giuli ha definito la mancata assegnazione “inaccettabile“, promettendo di rimediare, e ha annunciato 20 milioni aggiuntivi per il Fondo Cinema, portando la dotazione 2026 a 626 milioni. Mattarella ha accolto le parole del Ministro con toni misurati, auspicando un dialogo aperto tra istituzioni e settore, ma precisando che sarebbe “improprio trattare il tema dell’audiovisivo come una mera richiesta di sostegni“. 

Pochi giorni dopo, il Ministro ha revocato l’incarico a due figure di spicco del suo staff, entrambe legate a Fratelli d’Italia: Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica e uomo di fiducia del sottosegretario Fazzolari, ritenuto al corrente del mancato finanziamento al film su Regeni senza averlo riferito a Giuli; ed Elena Proietti, capo della segreteria personale, che non si sarebbe presentata a una missione istituzionale a New York. I licenziamenti hanno aperto frizioni all’interno di FdI. Il Ministro capodelegazione Lollobrigida ha cercato di contenere le tensioni definendo la vicenda un normale avvicendamento e spendendo parole di stima per i due dirigenti rimossi, invitando implicitamente alla cautela. 

Il colloquio più significativo si è però svolto a Palazzo Chigi: secondo le ricostruzioni di stampa, Meloni avrebbe convocato Giuli per un faccia a faccia di circa un’ora, nel quale il Ministro ha dovuto spiegare le motivazioni dei licenziamenti. Ufficialmente descritto come un momento di “piena sintonia“, l’incontro è stato letto all’interno del partito come un richiamo severo. L’opposizione ha parlato di guerre interne alla coalizione, richiamando anche le tensioni sulla Biennale e la vicenda di Beatrice Venezi alla Fenice.  

2. Meloni al Senato per il question time: economia, nucleare e lo scontro con le opposizioni

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornato mercoledì 13 maggio a Palazzo Madama per il Question Time con i gruppi parlamentari, a distanza di quasi un anno dall’ultima sessione analoga. Il confronto, durato circa 90 minuti, ha avuto al centro i temi economici e sociali che caratterizzano l’ultima fase della legislatura: crescita, costo della vita, salari, politiche abitative, Mezzogiorno e transizione energetica. 

In apertura, rispondendo a Carlo Calenda di Azione, Meloni ha riconosciuto la complessità del quadro internazionale, avvertendo che le tensioni geopolitiche in corso continueranno a incidere sulla crescita e sui costi energetici. Ha anche annunciato che entro l’estate sarà adottata la legge delega per la ripresa della produzione nucleare in Italia, con i relativi decreti attuativi. Sul tema dell’apertura all’opposizione, la Premier si è detta disponibile a una cabina di regia su temi strategici, ma ha ricordato che i tentativi analoghi del passato non avevano trovato riscontro: “Le porte del Governo sono aperte per chi ha voglia di mettere da parte l’interesse di partito per quello nazionale”. 

Sui salari, ha contestato le cifre delle opposizioni sostenendo che il calo del potere d’acquisto si sia concentrato tra il 2021 e il 2022, e ha rivendicato che sotto il suo Governo le retribuzioni hanno ripreso a crescere al di sopra dell’inflazione, anche grazie ai rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. Sul debito pubblico, ha ribadito la sua lettura: “Il rapporto debito/Pil cresce solo a causa del Superbonus, 174 miliardi di euro che finiremo di pagare nel 2027, quando sarà finito il nostro mandato”. Sul tema dell’emigrazione giovanile, richiamato da Peppe De Cristofaro di Avs — che ha ricordato come 190mila italiani abbiano lasciato il Paese, con numeri che non si vedevano dagli anni Sessanta — Meloni ha riconosciuto il fenomeno come strutturale, ammettendo che nessun Governo è finora riuscito a invertire la tendenza, e ha fissato l’obiettivo: “Restare in Italia deve tornare a essere una scelta competitiva e non un atto di coraggio”. 

Il confronto più acceso è arrivato con Matteo Renzi di Italia Viva, che ha attaccato la Premier su più fronti, dalle nomine considerate opache all’andamento del PNRR, fino ai rapporti con gli alleati internazionali: “Sedotta e abbandonata da Trump, con una maggioranza incapace di accettare le critiche”. Meloni ha replicato con toni secchi, rivendicando i 153 miliardi di fondi europei già incassati e affermando che l’opposizione, “al netto di accuse e insulti, porta in Aula oggettivamente poco di politico”. Dal Pd, il capogruppo Boccia ha respinto l’apertura al dialogo della Premier, precisando che eventuali tavoli condivisi dovrebbero riguardare salari e pensioni, non la riforma elettorale. 

3. DL Fiscale, il Senato approva in prima lettura

Il Senato ha dato il via libera in prima lettura alla conversione in legge del Decreto Fiscale, blindato dal voto di fiducia con 99 voti favorevoli. Il provvedimento delinea la strategia economica del Governo per la seconda metà del 2026, ed è finito al centro delle critiche delle opposizioni che accusano l’esecutivo di aver trasformato il decreto in un vero e proprio “provvedimento omnibus”, appesantito da norme eterogenee che spaziano dai tributi locali all’educazione finanziaria. 

Tra le misure più attese dai consumatori, il testo prevede la disapplicazione fino al 30 giugno 2026 del contributo di 2 euro sui pacchi extra-UE di valore inferiore ai 150 euro, correggendo una norma della precedente Legge di Bilancio. Sul fronte dei pagamenti elettronici, il decreto aggiorna la disciplina includendo esplicitamente la “moneta elettronica” (come definita dal Testo Unico Bancario) in sostituzione del vecchio riferimento alle sole carte prepagate, estendendo così l’obbligo di accettazione a una gamma più vasta di strumenti digitali. 

Il pacchetto imprese vede il potenziamento del Piano Transizione 5.0 e l’eliminazione dei vincoli geografici per l’iper-ammortamento, ora accessibile anche per beni prodotti fuori dall’area UE. Di rilievo è anche la rateizzazione quinquennale per le cessioni d’azienda e l’estensione della rottamazione quinquies ai tributi locali. Per quanto riguarda le coperture, si registra l’innalzamento dell’imposta di bollo (da 110 a 118 euro) sugli estratti conto per i soggetti diversi dalle persone fisiche. 

Nonostante il carattere “omnibus” del decreto, è rimasta fuori una delle norme più attese: quella contro il telemarketing selvaggio. La mancata inclusione di sanzioni più aspre per i call center molesti ha sollevato forti polemiche, con il Governo che ha però confermato l’intenzione di intervenire sul settore in un provvedimento dedicato. 

L’approvazione odierna segna un passaggio cruciale per la politica economica del Governo. L’esame passa ora in seconda lettura alla Camera: l’approvazione di Montecitorio rappresenterà lo step decisivo per la conversione definitiva in legge. Solo dopo il voto dell’altro ramo del Parlamento il provvedimento sarà pronto per i passaggi formali di promulgazione e pubblicazione, garantendo la stabilità delle nuove norme per imprese e cittadini.

4. CDM: le ultime novità 

Il Consiglio dei ministri n. 174 del 14 maggio ha affrontato un’agenda variegata, dal rinnovo delle missioni internazionali alla distribuzione dell’8 per mille, fino al provvedimento di maggiore peso economico della seduta: la dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale per il programma di investimento EdgeConneX Campus Italia. Il provvedimento è stato preceduto da un incontro tra il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e i vertici della società, che ha confermato i piani per la realizzazione di tre campus di data center nell’area di Lodi e nel sud di Milano entro il 2031. 

Il piano EdgeConneX prevede un investimento diretto di circa 3 miliardi di euro, a cui si aggiungono 5 miliardi di investimenti indiretti attesi. La capacità installata supererà i 300 MW, con avvio dei lavori fissato al terzo trimestre del 2026. Il sito di Lodi è destinato a diventare uno dei principali hub europei per applicazioni legate all’intelligenza artificiale. Sul fronte occupazionale il progetto prevede circa 1.500 addetti annui nelle fasi di costruzione e 300 posizioni dirette a regime. La dichiarazione di interesse strategico consente all’esecutivo di rimuovere ostacoli amministrativi e accelerare le autorizzazioni, in linea con lo strumento introdotto per attrarre investimenti esteri in settori prioritari. 

Gli altri provvedimenti approvati dal CdM riguardano la prosecuzione delle missioni internazionali e l’avvio di nuove per il 2026, la distribuzione delle quote dell’8 per mille IRPEF per il 2025 (pari a circa 235 milioni di euro), la ratifica di accordi di cooperazione giudiziaria con l’Uzbekistan e di difesa con l’Algeria, e l’impugnazione di una legge della Regione Sardegna che istituiva un “Reddito educativo” (REST), ritenuta priva di adeguata copertura finanziaria e in contrasto con i principi costituzionali. 

Il capitolo che non è entrato nell’agenda ufficiale del vertice, ma che aleggiava sul menu, è quello delle nomine. Consob e Antitrust aspettano ancora una guida: il nodo è noto, con Forza Italia che mantiene il veto sul nome del leghista Federico Freni per la Consob. Salvini ha liquidato il punto sostenendo che a tavola non se ne è parlato. Lo stallo, tuttavia, continua e le nomine nelle authority restano uno degli strumenti con cui i partiti di governo misurano i rapporti di forza interni.

Venerdì 15 maggio, ore 16.00