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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
18-22
maggio

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 20/2026

18 – 22 maggio 2026

Sommario

1. Caso Flotilla, scontro Italia-Israele: Mattarella durissimo su Ben-Gvir

2. Cybersicurezza: il direttore generale Bruno Frattasi si dimette dall’ACN

3. Mozione difesa al Senato: il punto sugli impegni Nato scompare prima del voto

4. Caso Cospito: la corte d’appello di Roma conferma la condanna per Andrea Delmastro

1. Caso Flotilla, scontro Italia-Israele: Mattarella durissimo su Ben-Gvir

Le immagini diffuse dal ministro israeliano Itamar Ben Gvir hanno provocato uno scontro diplomatico tra Italia e Israele. Nel video, gli attivisti della Global Sumud Flotilla – fermati in acque internazionali mentre cercavano di raggiungere Gaza con aiuti umanitari – appaiono ammanettati, bendati e inginocchiati nel porto di Ashdod, mentre vengono derisi dallo stesso Ben Gvir. Tra loro anche una trentina di italiani.

Durissima la reazione del presidente Sergio Mattarella, che ha definito quello riservato agli attivisti un “trattamento incivile” e “un livello infimo”, denunciando la violazione della dignità umana e del diritto internazionale. Per il Quirinale, gli attivisti sono stati “fermati illegalmente in acque internazionali”.

Anche Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno condannato il video come “inaccettabile”, convocando immediatamente l’ambasciatore israeliano a Roma per chiedere chiarimenti formali, il rilascio degli italiani fermati e “scuse immediate” da parte del governo israeliano. Tajani ha annunciato una possibile “linea dura” contro Israele una volta conclusa la vicenda. “Non si può più andare avanti con questo atteggiamento”, ha dichiarato il ministro, accusando le autorità israeliane di aver trattato “persone che non sono terroristi come terroristi”. Il ministro ha inoltre riferito di aver chiesto all’Unione europea sanzioni contro Ben Gvir.

Nel video Ben Gvir, con una bandiera israeliana in mano, attraversa l’hangar del porto di Ashdod mentre gli attivisti restano inginocchiati a terra. “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, afferma il ministro israeliano. Le immagini hanno suscitato indignazione internazionale, con Francia, Spagna e Belgio che hanno convocato gli ambasciatori israeliani.

Anche Benjamin Netanyahu ha preso le distanze dal suo ministro, sostenendo che il comportamento di Ben Gvirnon è in linea con i valori di Israele”, pur ribadendo il diritto dello Stato ebraico a bloccare la Flotilla diretta verso Gaza.

2. Cybersicurezza: il direttore generale Bruno Frattasi si dimette dall’ACN

Il prefetto Bruno Frattasi ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di Direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. La decisione, comunicata formalmente a Palazzo Chigi per “motivi personali“, interrompe il mandato iniziato nel marzo 2023, quando l’ex prefetto di Roma era subentrato al primo direttore dell’Agenzia, Roberto Baldoni.

La scelta giunge in un momento di forte dibattito istituzionale sulla governance della difesa digitale italiana. Negli ultimi mesi, l’ACN si è trovata a gestire dossier complessi, segnati da ripetuti incidenti informatici che hanno interessato le infrastrutture del Ministero della Giustizia, i sistemi delle procure e, non ultimo, l’attacco ransomware alla catena di fornitura di IBM, con parziali esfiltrazioni di dati sensibili della Pubblica Amministrazione. Episodi che hanno accelerato il confronto tecnico sulla resilienza delle reti pubbliche e sulla tempestività dei meccanismi di reazione dell’Agenzia.

Sullo sfondo resta il nodo legato all’architettura strategica della sicurezza informatica nazionale. Da un lato, il Ministero della Difesa sostiene l’opportunità di istituire una nuova componente militare specializzata nelle minacce cyber; dall’altro, la Presidenza del Consiglio dei ministri difende la centralità del modello ACN come autorità civile di coordinamento orizzontale.

In pole position per la guida dell’Agenzia c’è Andrea Quacivi, manager con una consolidata esperienza nel settore delle tecnologie pubbliche ed ex amministratore delegato di Sogei. Al nuovo vertice spetterà il compito di implementare la Strategia Nazionale di Cybersicurezza e di rafforzare il coordinamento operativo con i vari comparti dello Stato.

3. Mozione difesa al Senato: il punto sugli impegni Nato scompare prima del voto

Il 19 maggio il Senato ha approvato la mozione della maggioranza sui riflessi economici connessi alla sicurezza energetica. Il documento votato in Aula, però, non era esattamente quello presentato in prima battuta.

Dal testo riformulato e poi votato, è infatti scomparso il punto 8, in cui la maggioranza chiedeva al Governo di confermare l’obiettivo Nato del 2% del PIL per la difesa e di respingere come “irrealistico” l’obiettivo più ambizioso del 5%. Il problema: quell’obiettivo al 5% era stato accettato personalmente da Meloni al vertice Nato dell’Aia nel giugno 2025, sotto pressione dell’Amministrazione Trump. Informata del contenuto, la Premier ha chiesto di eliminare il punto 8 prima del voto.

La spiegazione ufficiale è arrivata dal senatore della Lega, Romeo: “Era una mozione di tutti quanti, poi ci siamo accorti che non era il caso di discuterne. È un tema delicato, dove ci sono sensibilità differenti.” Craxi di Forza Italia ha aggiunto che “non era il momento né la sede” e che non bisognava farne un caso. La mozione, nel frattempo, era già stata votata senza quel punto.

L’opposizione ha avuto gioco facile. Boccia (Pd) ha chiesto chiarimenti sui rapporti interni alla coalizione. Conte (M5S) ha ricostruito la dinamica con precisione: “Prima hanno sottoscritto la revisione dell’impegno al 5%, poi da Palazzo Chigi è arrivato il richiamo e hanno dovuto rimangiarsi tutto.

La vicenda riflette le tensioni che attraversano la maggioranza sul dossier difesa: Crosetto favorevole agli investimenti, Giorgetti che invita alla prudenza sui conti, Meloni impegnata su più fronti, dalla trattativa europea sul SAFE alla partita con Washington. In questo incrocio di posizioni, il punto 8 era diventato difficile da sostenere. La soluzione scelta è stata non sostenerlo affatto.

4. Caso Cospito: la corte d’appello di Roma conferma la condanna per Andrea Delmastro

La terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti di Andrea Delmastro. Il verdetto dei giudici di secondo grado ha ribadito la decisione emessa in primo grado dal Tribunale capitolino, convalidando l’impianto accusatorio per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Al centro del procedimento giudiziario vi sono le informazioni relative ai colloqui in carcere dell’anarchico Alfredo Cospito, allora in sciopero della fame contro il regime detentivo del 41-bis. Il deputato di Fratelli d’Italia aveva condiviso tali dati con il collega di partito Giovanni Donzelli, il quale li aveva successivamente diffusi durante un dibattito alla Camera dei deputati.

La decisione della Corte giunge in controtendenza rispetto alla richiesta formulata dalla stessa Procura generale. L’accusa, infatti, aveva invocato l’assoluzione dell’imputato ritenendo che il fatto non costituisse reato, sulla scorta della tesi secondo cui la documentazione trasmessa non fosse coperta da segreto o da vincoli di stretta riservatezza.

Presente in aula al momento della lettura del dispositivo, Delmastro ha espresso attraverso i propri legali stupore e delusione per l’esito del giudizio, riaffermando la convinzione della legittimità del proprio operato istituzionale. La difesa ha già annunciato il ricorso in Cassazione non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza, attese entro i prossimi novanta giorni.

Venerdì 22 maggio, ore 14.30