Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
4 – 8 maggio 2026
Sommario
1. Pnrr, parte la corsa finale: stop alle modifiche dal 31 maggio.
2. Nuovo attacco di Trump a Leone XIV, Rubio a Roma per ricucire
3. Inchiesta Mps, muro della maggioranza sulle chat dei parlamentari
4. Il vertice di maggioranza: nucleare, legge elettorale e nomine ancora in stallo
1. Pnrr, parte la corsa finale: stop alle modifiche dal 31 maggio
La fase finale del PNRR entra nel vivo. La Commissione europea ha fissato al 31 maggio 2026 la deadline per presentare modifiche ai piani, chiarendo agli Stati membri che non saranno previste ulteriori revisioni. Dopo quella data, i governi dovranno concentrarsi esclusivamente sull’attuazione dei progetti e sul completamento degli obiettivi previsti entro le scadenze finali del programma Next Generation EU.
Bruxelles ha inoltre diffuso nuove linee guida tecniche per accompagnare la chiusura definitiva dei PNRR, chiedendo agli Stati maggiore attenzione sulla rendicontazione delle spese, sul rispetto delle milestone e sulla capacità amministrativa necessaria a completare gli interventi entro agosto 2026. In questo contesto, l’Italia ha ottenuto anche il via libera alla nona rata del Piano, un passaggio considerato strategico nella fase conclusiva dell’attuazione.
La Commissione punta ora a evitare ulteriori ritardi o modifiche dell’ultimo minuto, imprimendo un’accelerazione finale all’intero Recovery Plan europeo. Per i governi nazionali si apre quindi una corsa contro il tempo: nei prossimi mesi il focus sarà sulla chiusura dei cantieri, sull’effettiva realizzazione degli investimenti e sulla certificazione dei risultati raggiunti, passaggi decisivi per completare il più grande programma di rilancio economico mai finanziato dall’Unione europea.
Con riferimento all’Italia, il Ministro per gli Affari europei e il PNRR, Tommaso Foti, ha confermato che il Governo sta valutando un’ultima revisione del Piano entro fine maggio, precisando però che le modifiche saranno “al 90 per cento meramente tecniche” e concordate con la Commissione europea.
2. Nuovo attacco di Trump a leone XIV, Rubio a Roma per ricucire
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinnovato questa settimana gli attacchi a Papa Leone XIV, sostenendo che il Pontefice “sta mettendo in pericolo molti cattolici” e accusandolo di essersi espresso in favore del programma nucleare iraniano. Un’accusa che il Vaticano ha respinto: Leone XIV non ha mai sostenuto il diritto di Teheran all’arma atomica, ma ha chiesto una soluzione diplomatica in luogo dell’intervento militare. La risposta del Papa è stata breve: “Chi mi critica lo faccia con la verità“. La reazione della politica italiana è stata nuovamente compatta e trasversale. Meloni ha definito le parole di Trump “inaccettabili.” Tajani ha parlato di dichiarazioni “né condivisibili né utili alla causa della pace”. Salvini ha tagliato corto: “Il Pontefice non si discute, si ascolta“. Dall’opposizione, la Segretaria del Pd, Elly Schlein, ha parlato di “attacco grave e senza precedenti da parte di un Capo di Stato a un Papa”.
In questo contesto, il Segretario di Stato americano Marco Rubio è arrivato a Roma con una missione che ha una doppia valenza diplomatica. Mercoledì ha incontrato Leone XIV in Vaticano, in un colloquio descritto dalle fonti come “amichevole e costruttivo.” In programma oggi, venerdì 8 maggio, anche il colloquio tra Rubio e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi: all’ordine del giorno la sicurezza nel Mediterraneo, il dossier Iran e la postura americana in Europa. Sullo sfondo resta la questione del possibile ritiro delle truppe statunitensi dall’Italia, su cui Meloni ha già dichiarato di non condividere l’orientamento di Washington.
La tempistica della visita di Rubio non è casuale. Gli attacchi di Trump al Papa hanno creato un problema diplomatico reale con un alleato che non può permettersi di ignorarli: l’Italia ha un legame storico e culturale con il Vaticano che non conosce distinzioni di parte. La presenza di Rubio a Roma serve a segnalare che l’amministrazione americana è consapevole delle turbolenze e intende provare a gestirle.
3. Inchiesta Mps, muro della maggioranza sulle chat dei parlamentari
L’inchiesta milanese sulla scalata di Banca Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca entra in una fase delicata e sempre più politica. I magistrati hanno chiesto a Camera e Senato l’autorizzazione preventiva a visionare le chat contenute nel telefono di Marcello Sala, ex direttore generale del Dipartimento Economia del Mef, sequestrato nell’ambito dell’indagine sul risiko bancario che coinvolge, tra gli altri, l’ex ad Luigi Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri. L’ipotesi investigativa riguarda presunti reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza nella partita finanziaria che ha portato Mps a tentare la conquista di Mediobanca.
Il nodo centrale riguarda però le comunicazioni con nove parlamentari, tra cui ministri, viceministri e sottosegretari. Proprio su questo punto la maggioranza di centrodestra ha iniziato a fare muro nelle Giunte per le autorizzazioni, sostenendo che l’accesso alle conversazioni potrebbe violare le prerogative parlamentari tutelate dall’articolo 68 della Costituzione.
La vicenda rischia così di trasformarsi da inchiesta finanziaria a scontro istituzionale tra magistratura e Parlamento. Le chat potrebbero chiarire il ruolo del Tesoro nella cessione del 15 per cento di Mps del novembre 2024 e nei successivi movimenti attorno alla partita Mediobanca, ma il confronto politico sulle immunità parlamentari rende il percorso giudiziario particolarmente complesso. Intanto il caso continua ad alimentare tensioni nel dibattito pubblico e riaccende il tema del rapporto tra politica, finanza e controllo delle grandi operazioni bancarie.
4. Il vertice di maggioranza: nucleare, legge elettorale e nomine ancora in stallo
Si è riunito martedì a Palazzo Chigi il vertice di maggioranza tra il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi per fare il punto su un’agenda affollata durante un pranzo che la stampa ha prontamente ribattezzato il “patto della spigola”. I temi sul tavolo erano tre: energia e nucleare, legge elettorale, e nomine nelle authority.
Sul nucleare i leader hanno trovato un’intesa operativa: il disegno di legge arriverà in aula già nel mese di maggio, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza energetica e tenere l’Italia allineata al dibattito europeo. Il dossier ha guadagnato urgenza nelle ultime settimane, con le tensioni sullo stretto di Hormuz che hanno riportato al centro il tema della sicurezza degli approvvigionamenti.
Sulla legge elettorale, Meloni ha chiesto compattezza agli alleati: il ritmo è confermato, primo sì in aula entro luglio, confronto con l’opposizione formalmente aperto. Il cantiere però è ancora in lavorazione: sarebbe infatti previsto tra lunedì e martedì un nuovo vertice a Palazzo Chigi, questa volta allargato ai tecnici dei partiti, per esaminare i potenziali ritocchi al testo all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Il capitolo che non è entrato nell’agenda ufficiale del vertice, ma che aleggiava sul menu, è quello delle nomine. Consob e Antitrust aspettano ancora una guida: il nodo è noto, con Forza Italia che mantiene il veto sul nome del leghista Federico Freni per la Consob. Salvini ha liquidato il punto sostenendo che a tavola non se ne è parlato. Lo stallo, tuttavia, continua e le nomine nelle authority restano uno degli strumenti con cui i partiti di governo misurano i rapporti di forza interni.
Venerdì 8 maggio, ore 14.00