Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
9 – 13 Ottobre
Conflitto Israelo-Palestinese: la reazione italiana
È sotto gli occhi di tutti: l’attacco terroristico di Hamas allo Stato di Israele ha suscitato la reazione della politica italiana e del Governo. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a seguito di colloqui telefonici con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden eil primo ministro britannico Rishi Sunak. I cinque leader hanno ribadito il loro sostegno ad Israele ed hanno discusso sulle iniziative politiche più urgenti da intraprendere insieme tra cui la tutela della vita degli ostaggi.
La Premier, durante la sua visita alla sinagoga ha sostenuto che “bisogna intensificare la protezione dei cittadini di religione ebraica anche sul nostro territorio, perché il rischio di emulazione degli atti criminali di Hamas potrebbe arrivare anche da noi”. Il ministero degli Interni ha rafforzato la vigilanza degli obiettivi sensibili. Il ministro degli Esteri Tajani ha invece parlato dei due italo-israeliani che vivevano nel kibbutz di Be’eri — i coniugi Lilach Lea Havron ed Eviatar Moshe Kipnis: “probabilmente sono stati presi in ostaggio. Faremo il possibile per trovarli e portarli in salvo”. Gli italiani in Israele sono circa 18 mila mentre a Gaza si trovano dieci italiani. Tuttavia, all’interno del Parlamento non vi è unità. Tajani non è riuscito a far votare alla Camera una mozione unitaria per “condannare senza ambiguità l’aggressione di Hamas” alla fine le mozioni sono state 4, con l’accordo di votarsele a vicenda. Per ottenere il sì della maggioranza alla loro, le sinistre hanno dovuto però stralciare la critica all’”allargamento degli insediamenti dei coloni”, inaccettabile per la Lega. Dietro queste divisioni vi è la volontà di appoggio incondizionato, da parte del centrodestra, a Israele. La sinistra cerca di conciliare il sostegno a Israele con quello ai palestinesi, come ha ribadito la segretaria del Pd Elly Schlein.
La terza rata del Pnrr
L’Italia incassa la terza rata del Pnrr 18,5 miliardi di euro. L’accoglimento della domanda, presentata lo scorso dicembre, ha visto il raggiungimento delle 54 tappe fondamentali e degli obiettivi previsti dal Recovery italiano. Il totale dei fondi già erogati in favore dell’Italia, nell’ambito del Recovery fund, è pari a 85,4 miliardi. La premier Giorgia Meloni in un videomessaggio ha sottolineato che questo è “un passo importante per un’Italia che torna a credere nelle sue capacità. Sono risorse importanti che serviranno a intervenire in ambiti cruciali come la giustizia, la sanità, l’istruzione, il mercato del lavoro, la ricerca. Auspichiamo per il futuro che anche quelli che ci credevano poco imparino a credere un po’ di più nella capacità che questa nazione ha, soprattutto se si lavora tutti nella stessa direzione, di raggiungere i propri obiettivi”. Meloni ha sottolineato come il pagamento sia “dimostrazione di un lavoro proficuo che abbiamo portato avanti con la Commissione Ue, che ci porta oggi a discutere per una valutazione positiva sulla quarta rata e sulla revisione complessiva del Piano, compreso il capitolo del Repower Eu”.
Il Ministro per il Pnrr Raffaele Fitto ha salutato il pagamento come “frutto di una stretta e fruttuosa collaborazione con la Commissione Ue e il risultato di un lavoro molto impegnativo per raggiungere obiettivi molto complessi relativi a riforme nei settori della concorrenza, della giustizia, dell’amministrazione pubblica e fiscale, nonché dell’istruzione, del mercato del lavoro e del sistema sanitario”. Ora la Cabina di regia dovrà riunirsi con all’ordine del giorno la rimodulazione del piano, il monitoraggio degli obiettivi della quinta rata e la verifica sul conseguimento degli obiettivi della quarta rata da 16,5 miliardi, richiesta dall’Italia il 22 settembre. Il Pnrr dell’Italia vale in totale 191,6 miliardi (69 miliardi dei quali sono sovvenzioni e 122,6 miliardi prestiti).
Via libera alla Nadef
La risoluzione sullo scostamento di bilancio e la Nota di aggiornamento al Def hanno ottenuto il via libera sia alla Camera che al Senato. La maggioranza ha mostrato unità e ha sostenuto le azioni del Governo; tuttavia, il Governo ha incassato anche le prime perplessità delle agenzie di rating sulla manovra, e un invito del Fondo monetario a una riduzione più ambiziosa del debito. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, poco dopo l’approvazione, ha replicato alle preoccupazioni espresse sottolineando che “man mano che gli esperti leggeranno il contenuto della Nadef e ancor di più della legge di bilancio, capiranno che il Governo italiano ha fatto le cose in modo responsabile e serio“.
Il Ministro della Lega, ha sottolineato che “la guerra in Ucraina non l’ha fatta il Governo italiano ma l’ha fatta Putin, e le conseguenze economiche e finanziarie le vedete tutti”. La prossima tappa è il via libera alla Legge di bilancio, prevista lunedì sul tavolo del Consiglio dei ministri, insieme al Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles e al decreto fiscale collegato alla manovra. I deputati di Italia Viva, Azione e +Europa hanno annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale contro lo scostamento di bilancio che non sarebbe giustificato.
Cnel, bocciato il salario minimo legale
L’Assemblea del Cnel, pur dando via libera a maggioranza al documento finale sul lavoro povero e salario minimo, non ha approvato la proposta sulla sperimentazione della tariffa retributiva minima, da affiancare alla contrattazione salariale. La premier Meloni, dopo aver ricevuto dal Presidente del Cnel, Renato Brunetta, il documento contenente gli esiti dell’istruttoria sul lavoro povero e il salario minimo, ha sottolineato che “dall’analisi tecnica ricevuta emerge che il mercato del lavoro italiano rispetta pienamente i parametri previsti dalla direttiva europea sul salario minimo adeguato”. Un salario minimo orario stabilito dalla legge, insomma, “non è lo strumento adatto a contrastare il lavoro povero e le basse retribuzioni”.
Il documento elaborato dalla commissione d’informazione del Cnel è passato in Assemblea con 39 voti a favore e 15 contrari su 54 votanti. A votare contro Cgil, Uil e Usb e i cinque consiglieri di nomina presidenziale. Nel documento il Cnel suggerisce l’adozione di un piano di azione nazionale a sostegno della contrattazione collettiva per superare aree e situazioni di criticità; il Governo, ha spiegato la Premier, intende programmare e realizzare una serie di misure e interventi organici. Lo scopo è il contrasto al lavoro povero e ai salari bassi, con il supporto della contrattazione collettiva che, ha spiegato ancora la Meloni, “copre oltre il 95% dei lavoratori del settore privato”.
Il viaggio di Giorgia Meloni in Africa
La visita di Giorgia Meloni in Mozambico e Congo, che sarebbe dovuta durare due giorni, è stata ridotta ad un’unica giornata a causa del conflitto tra Israele ed Hamas. Due gli obiettivi della missione africana della Premier: da un lato la questione dei flussi migratori, dall’altro il rilancio della strategia di diversificazione energetica e il ruolo dell’Italia come hub europeo. L’Italia, nell’ottica di rafforzare la fiducia con i leader dell’Africa subsahariana, mira ad un approccio paritario.
Relativamente al Piano Mattei, la Meloni – accompagna dall’AD di Eni, Claudio Descalzi – ha affermato che il Presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, da cui è stata ricevuta, ha garantito “cooperazione” nella stesura del Piano. La novità, ha sottolineato la Premier, sta nel fatto che questo nuovo Piano verrà appunto scritto insieme nell’ottica di una strategia comune.
A preoccupare l’Italia è la situazione di instabilità che il conflitto sta causando nell’area mediorientale. Il timore è quello di uno shock energetico che vada a complicare ulteriormente la gestione dei prezzi del gas e del petrolio. Resta da vedere quali saranno le conseguenze sugli equilibri energetici nel prossimo periodo.
Venerdì 13 ottobre, ore 17.15