Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
26 – 30 settembre
Elezioni, vince il Centrodestra
Il centrodestra vince le elezioni politiche del 25 settembre.
La coalizione composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati (lista composta da Noi con l’Italia, Italia al Centro, Coraggio Italia e UDC) ottiene il 44% dei voti, aggiudicandosi, con un discreto margine, la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento (235 seggi su 400 a Montecitorio e 112 su 200a Palazzo Madama) e vincendo in oltre l’80% dei collegi uninominali (121 su 146 alla Camera e 56 su 67 al Senato).
Protagonista e vincitore indiscusso della consultazione elettorale è Fratelli d’Italia, che – confermando quanto ampiamente anticipato dai sondaggi – diventa primo partito nel Paese, con il 26% dei consensi. Deludente il risultato della Lega, che scende sotto il 9%, tallonata da Forza Italia, che ottiene più dell’8%. Non riesce invece a superare la soglia di sbarramento Noi Moderati, che elegge solamente 7 deputati (tra i quali il leader di Noi con l’Italia Maurizio Lupi e quello dell’UDC Lorenzo Cesa) nei collegi uninominali.
Nel centrosinistra, deludente il risultato del Partito democratico, che – pur rimanendo secondo partito per numero di voti e di seggi conquistati – rimane sotto la soglia del 20% (addirittura sotto il 19% al Senato). Tra gli alleati della coalizione, supera la soglia di sbarramento, fissata al 3%, solamente Alleanza Verdi e Sinistra, mentre rimangono sotto e non eleggono parlamentari sia +Europa (di poche migliaia di voti, Emma Bonino ha annunciato ricorso per chiedere il riconteggio delle schede) e Impegno civico di Luigi Di Maio, che ottiene un modestissimo 0,6%.
Al di fuori delle due coalizioni principali, ottiene un risultato inaspettato il MoVimento 5 Stelle, che – trainato dai consensi ottenuti al Sud – supera in entrambe le Camere il 15% ed elegge 79 parlamentari, riuscendo anche a strappare 15 collegi uninominali.
Non riesce invece ad andare in doppia cifra il Terzo Polo di Calenda e Renzi, che si ferma sotto l’8% ed elegge 30 parlamentari.
Infine, eleggono rappresentati il partito altoatesino Südtiroler Volkspartei e la sorpresa Sud chiama Nord di Cateno De Luca, che – pur rimanendo sotto l’1% al proporzionale – riesce a strappare due collegi uninominali in Sicilia e porta in Parlamento un deputato e un senatore.
Rimangono ben sotto la soglia, e non riescono quindi ad eleggere nessun parlamentare, Italexit di grillino Gianluigi Paragone, Unione Popolare dell’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris e Noi Di Centro di Clemente Mastella. Preoccupa l’affluenza, fermatasi al 64%, il peggior dato delle elezioni politiche della storia repubblicana (10% in meno rispetto al 2018).
Meloni traina il Centrodestra, sarà la prima premier donna
Con il 26% dei voti, Fratelli d’Italia è il partito più votato dagli italiani. Giorgia Meloni quadruplica i voti rispetto a 5 anni fa e ottiene da sola più di quanto abbiano preso gli altri alleati della coalizione messi insieme. Salvo sorprese, tra alcune settimane sarà lei a ricevere l’incarico di formare il nuovo Governo da parte del Presidente della Repubblica, diventando così la prima donna Presidente del Consiglio della storia repubblicana. “Dagli italiani arriva un’indicazione chiara per un governo di centrodestra a guida Fratelli d’Italia” dichiara la leader nella notte di domenica, a spoglio in corso ma con il risultato già acquisito.
Nei giorni immediatamente successivi alle elezioni Meloni si muove come premier in pectore, sentendo Draghi e Letta, incontrando gli alleati di coalizione Salvini e Tajani e lavorando senza sosta sulla lista dei Ministri del suo Governo, che dovrà essere “di alto profilo, inattaccabile, che mi faccia fare bella figura in Italia e all’estero”.
I mal di pancia nella Lega e la lite Fontana-Moratti
La Lega dimezza il risultato del 2018, fermandosi sotto il 9%. A preoccupare, a via Bellerio, sono soprattutto i numeri registrati al Nord, dove Carroccio ha raccolto meno della metà (in Lombardia e Veneto) o meno di un terzo (in Friuli Venezia-Giulia) dei voti di FdI.
Da più parti si sollevano critiche nei confronti di Salvini. Secondo Roberto Maroni “è ora di un nuovo segretario”, mentre per il governatore della Lombardia Attilio Fontana il risultato elettorale “necessita di una sera riflessione”.
Salvini, pur ammettendo di essere “andato a letto incazzato”, si congratula con l’alleata (“Chapeau, è stata brava a fare opposizione. Alla Lega è costato il sostegno al governo Draghi”) e respinge con forza le ipotesi di dimissioni dalla Segreteria del partito. Il Consiglio federale, riunitosi nella giornata di mercoledì, conferma la “piena fiducia” a Salvini – che probabilmente, visto il magro bottino delle urne, dovrà rinunciare al Viminale – ma impone un’accelerazione della macchina congressuale: entro fine anno si dovranno fare non solo i congressi locali ma anche i provinciali, e poi i regionali “immediatamente a seguire”.
Intanto, scoppia la polemica tra il Presidente della Lombardia Fontana e la sua vice e assessore al Welfare Letizia Moratti, la quale rilancia la propria candidatura a Governatrice della Regione – le elezioni ci saranno a inizio 2023 – e accusa Fontana di averle assicurato “un passaggio di testimone a fine legislatura”. Ricostruzione smentita dall’attuale Presidente, secondo il quale “se Moratti intende partecipare a un’altra avventura diversa dalla nostra, non potrà amministrare al nostro fianco”.
Male il PD, Letta annuncia un passo indietro
Preso atto del risultato deludente del PD, considerato unanimemente una sconfitta – benché il partito sia la seconda forza politica del Paese, come pronosticato dai sondaggi –, il Segretario Enrico Letta decide di fare un passo indietro (“per evitare ulteriori traumi e nuove rotture al partito”) e di traghettare il partito verso il congresso anticipato, che dovrebbe tenersi all’inizio del nuovo anno e al quale l’ex premier non si ricandiderà alla segreteria.
Tra gli esponenti dem più accreditati per la successione vi è il Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, per il quale hanno espresso sostegno due big come Guerini e Lotti, e che potrebbe doversela vedere con la sua vice in Regione Elly Schlein. Annuncia la propria corsa per la Segreteria anche l’ex Ministra Paola De Micheli (“Ho 49 anni, un curriculum fitto e la voglia di spendermi in qualcosa d’importante. Voglio puntare sui militanti, troppo spesso dimenticati, quando non umiliati, e sulla definizione della nostra identità”) e potrebbero essere della partita anche il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, quello di Bari (e Presidente di ANCI) Antonio Decaro e l’attuale Vicesegretario Beppe Provenzano.
Volti nuovi, vecchie conoscenze ed esclusi eccellenti: chi entra e chi esce dal Palazzo
La riduzione del numero dei parlamentari e l’exploit del partito che, negli ultimi 5 anni, ha espresso solamente il 4% degli eletti, hanno consegnato al Paese un Parlamento rinnovato sia nei numeri che nei volti.
Torna al Senato, quasi 10 anni dopo la decadenza per frode fiscale, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Vecchie conoscenze dei corridoi di Montecitorio sono anche l’ex Ministro Giulio Tremonti e l’ex Presidente del Senato Marcello Pera, eletti con FdI, e Gianni Cuperlo (PD).
Molti gli eletti di spicco che si affacciano per la prima volta in Parlamento; tra questi vi sono il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (PD) e il leader del M5S Giuseppe Conte, entrambi alla Camera. Volti nuovi, non provenienti dalle fila di un partito, sono poi quelli dell’economista Carlo Cottarelli, del microbiologo Andrea Crisanti (eletti entrambi al Senato con il PD) e degli ex magistrati Carlo Nordio e Federico Cafiero De Raho, eletti alla Camera il primo con FdI e il secondo con il M5S.
Riesce a difendere il proprio seggio Pierferdinando Casini, candidato con il centrosinistra, che supera Sgarbi (FI) nel collegio uninominale di Bologna e si conferma il parlamentare con il maggior numero di legislature alle spalle: entrato per la prima volta a Montecitorio nel 1983, si appresta ad iniziare l’undicesima legislatura consecutiva.
Riconferme anche per i leghisti Bossi e Calderoli, entrambi alla nona legislatura, e per il centrista Bruno Tabacci, il quale, nonostante il pessimo risultato di Impegno civico, riesce a superare il forzista Mandelli nell’uninominale di Loreto (Milano).
Impresa, quest’ultima, non riuscita al compagno di partito Luigi Di Maio, che nel collegio uninominale di Fuorigrotta si ferma al 24,4% (dietro all’ex compagno di partito Sergio Costa del M5S, risultato eletto con quasi il 40% dei voti) e, a causa del deludente 0,6% di Impegno civico, rimane fuori da Montecitorio. Stessa sorte toccata alla leader di +Europa Emma Bonino, sconfitta all’uninominale di Roma (XIV Municipio) dalla candidata di centrodestra Lavinia Mennuni e fuori dal Senato perché +Europa non ha raggiunto il 3% al proporzionale.
Non riescono a mantenere il proprio seggio i dem Emanuele Fiano, Monica Cirinnà e Enza Bruno Bossio (eletta per 24 ore e poi esclusa, vittima del cd. “effetto flipper”), l’ex Ministra di Italia Viva Teresa Bellanova e il 5 Stelle Luca Carabetta.
Parlamento e Governo, i passaggi dell’insediamento
La XIX legislatura prenderà il via il 13 ottobre, data in cui è prevista la prima riunione delle nuove Camere. Nei primissimi giorni si procederà con l’elezione dei Presidenti di Assemblea (le cui votazioni iniziano il giorno della prima seduta) e degli Uffici di Presidenza e con la formazione dei gruppi parlamentari, che deve avvenire entro 2 giorni dalla prima convocazione alla Camera ed entro 3 giorni al Senato.
Formatisi i gruppi, i Presidenti d’Assemblea definiscono – sulla basse delle indicazioni dei capigruppo – la composizione delle Commissioni parlamentari permanenti, che si costituiranno tuttavia solamente a seguito del voto di fiducia al nuovo Governo.
Dopo l’elezione dei Presidenti delle Camere prenderanno il via (probabilmente il 16 e 17 ottobre) le consultazioni al Quirinale: il Presidente della Repubblica incontrerà le delegazioni delle forze parlamentari (composte da leader del partito e capigruppo) e conferirà, con tutta probabilità alla Presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, l’incarico a formare il nuovo Governo.
In un paio di giorni, il Presidente del Consiglio incaricato – dopo aver consultato le altre forze politiche – scioglierà la riserva e indicherà al Presidente della Repubblica la lista dei Ministri. Il nuovo Esecutivo potrebbe giurare nelle mani del Capo dello Stato già il 20 ottobre, per presentarsi alle Camere per la fiducia all’inizio della settimana successiva, il 25 o il 26 ottobre.
Meloni già al lavoro su bollette e dossier economici
Giorgia Meloni si muove già da premier e, parallelamente a quello per la squadra di Governo, porta avanti il lavoro sui primi dossier che il Governo si troverà ad affrontare, su tutti la legge di bilancio (che dovrebbe essere presentata all’UE entro il 15 ottobre e alle Camere entro il 20, ma naturalmente subirà un ritardo) e il caro-energia.
La leader di FdI sente il Presidente del Consiglio Draghi e pensa ad un nuovo decreto Aiuti, da varare anche prima della legge di bilancio per far fronte all’aumento del costo delle bollette (ARERA ha annunciato un rialzo record dei prezzi delle bollette della luce, fino al 59% nel quarto trimestre).
Intanto, il Governo ha presentato al Parlamento la legge di conversione del decreto Aiuti ter, che sarà esaminata da una Commissione speciale che verrà istituita dalle nuove Camere, e ha approvato in Consiglio dei Ministri la Nadef, che rivede al ribasso le stime di crescita del prossimo anno (la crescita del PIL passa dal +2,4% previsto nel DEF al +0,6%) ma prevede un abbassamento dell’inflazione già a partire da fine 2022 ed evidenzia un abbassamento sia del deficit che del debito pubblico (che dovrebbe scendere dall’attuale 145,4% di quest’anno a sotto il 140% nel 2025).
Caro energia, la Germania va da sola: disappunto di Draghi e Meloni
Nel pomeriggio di giovedì, il cancelliere tedesco Olaf Scholz annuncia l’adozione, in Germania, di un tetto al prezzo del gas a livello nazionale e di un pacchetto da 200 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese tedesche contro l’aumento del costo dell’energia.
L’annuncio viene accolto con disappunto in Italia e il Presidente del Consiglio Draghi – che sostiene da mesi, inascoltato, la necessità di introdurre un price cap a livello UE – risponde con una nota ufficiale di Palazzo Chigi dalla quale emerge contrarietà per lo scatto in avanti tedesco e viene ribadita la necessità di una soluzione a livello europeo: “Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali, proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”.
Sulla stessa linea Giorgia Meloni, secondo la quale “nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario”.
Le altre notizie
Il Centrodestra vince anche in Sicilia
Il centrodestra vince anche in Sicilia. Il candidato della coalizione Renato Schifani ottiene il 42% dei consensi e diventa Governatore della Regione, succedendo a Nello Musumeci (eletto in Parlamento con FdI).
Dietro Schifani, staccato di quasi 20 punti, il leader di Sicilia Vera Cateno De Luca (24,2%), mentre arriva solo terza la candidata del PD Caterina Chinnici (16%), poco sopra Nunzio Di Paola del M5S (15,15%). Solo il 2% per il candidato di Azione-IV Gaetano Arma.
PNRR, dall’UE la seconda tranche da 21 miliardi
La Commissione europea ha dato il via libera la seconda rata da 21 miliardi del Recovery fund, decisione che certifica che l’Italia ha raggiunto tutti i 45 obiettivi previsti per il primo semestre 2022. Dei 21 miliardi, 10 sono sussidi e 11 prestiti.
Per il commissario all’economia Gentiloni il prossimo Governo avrà l’onere di rispettare gli impegni assunti a livello europeo; la presa di posizione arriva dopo le dichiarazioni del Capogruppo di FdI alla Camera (e numero 2 di Meloni) Francesco Lollobrigida, il quale non ha escluso possibili modifiche al PNRR.
Intanto, l’Italia incassa i complimenti della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per la “capacità di riformare i settori chiave” come l’occupazione e gli appalti.
Danni al gasdotto Nord Stream, si teme il sabotaggio
Poche ore prima dell’inaugurazione del Baltic Pipe, che da ottobre trasporterà il gas norvegese a Danimarca e Polonia, sono state registrate, nelle acque intorno all’isola danese di Bornholm, delle perdite di gas da Nord Stream 1 e 2, i due gasdotti che dovrebbero collegare a livello energetico la Russia e la Germania attraverso il Mar Baltico.
L’Alto rappresentante dell’Unione europea Josep Borrell ha affermato che le falle nei due gasdotti “non sono una coincidenza” ma un “atto deliberato”. In un tweet il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha dichiarato che “gli atti di sabotaggio sembrano essere un tentativo di destabilizzare ulteriormente l’approvvigionamento energetico dell’UE”.
Diversa la posizione del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, che ha considerato “sciocco e assurdo accusare la Russia” in quanto prima vittima dell’atto di sabotaggio.
Alle tre perdite registrate il 28 settembre, se ne è aggiunta una quarta individuata a largo della Svezia.
La Russia annette le regioni ucraine occupate
I referendum (non riconosciuti dalla comunità internazionale) tenutisi nelle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhya e Kherson terminano, come facilmente pronosticabile, con una larghissima vittoria dei “sì”.
Il Presidente russo Vladimir Putin firma l’annessione dei quattro territori alla Russia, alla presenza dei leader dei territori separatisti. Nel suo discorso, Putin ha dichiarato che “il popolo ha fatto la sua scelta, una scelta netta” e ha ringraziato “gli eroi” che combattono in Ucraina contro il governo terrorista di Kiev. Il Presidente russo ha anche riaperto la possibilità di un colloquio per un negoziato, ma per Mosca il risultato del referendum non è in discussione. Critiche le parole di Putin contro l’Occidente, reo di portare avanti una guerra ibrida contro la Russia.
Dura la risposta della politica italiana, con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che ha definito la dichiarazione di annessione alla Russia dei territori senza alcun valore giuridico e politico.
Venerdì 30 settembre, ore 17:30