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I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
3/7
OTT

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 40/22

3 – 7 ottobre

Meloni al lavoro sulla squadra di Governo

Nel proprio ufficio di Montecitorio, Giorgia Meloni prosegue incessantemente il lavoro sulla squadra di Governo.

La leader e i dirigenti di Fratelli d’Italia assicurano che il prossimo sarà un “Governo di alto profilo” e “politico”, ma non escludono il coinvolgimento di tecnici in alcuni Ministeri chiave. I nomi più gettonati sono quello di Fabio Panetta (membro del Comitato esecutivo della BCE) o Dario Scannapieco (AD di CDP) per il MEF, del prefetto Matteo Piantedosi per l’Interno e dell’ambasciatore Giampiero Massolo per gli Esteri. Sono certi di un posto nella squadra di Governo anche il leader leghista Matteo Salvini, che probabilmente dovrà rinunciare al Viminale e potrebbe ripiegare sull’Agricoltura, e il forzista Antonio Tajani, per il quale si parla di Esteri o Affari europei.

Sia alla Lega che a Forza Italia dovrebbero andare quattro dicasteri. Il Consiglio federale del Carroccio, riunitosi martedì, ha confermato il piano mandato al Segretario di proseguire i lavori con gli alleati per la costruzione del nuovo Esecutivo, nel quale la Lega rivendica Interno, Infrastrutture, Agricoltura e RiformeAffari regionali

Oltre alle richieste degli alleati, nella definizione del nuovo Governo Meloni deve fare i conti anche con un possibile problema numerico al Senato: a Palazzo Madama il centrodestra ha poco più di 10 voti di scarto (112 eletti su 200 senatori, senza contare i senatori a vita), ed un eccessivo coinvolgimento di senatori nell’Esecutivo potrebbe ridurre tale maggioranza, in considerazione del fatto che i Ministri spesso non partecipano ai lavori parlamentari. Preoccupazione espressa chiaramente da Donzelli, secondo il quale “troppe persone al Governo che devono stare in Aula rischiano di non garantire la serietà della maggioranza“.

Intanto, prosegue la ricerca dell’accordo tra gli alleati anche per la presidenza delle due Camere. A FdI dovrebbe andare Palazzo Madama, con Ignazio La Russa, mentre Montecitorio potrebbe essere assegnata alla Lega: i nomi in pole sono quelli di Giorgetti e Calderoli.

PNRR, l’affondo di Meloni

Dopo due settimane di dichiarazioni pubbliche sulla stessa linea, soprattutto su Russia e crisi del gas, il primo affondo di Meloni contro il Governo uscente arriva sul PNRR, che secondo la leader di FdI ha “ritardi evidenti e difficili da recuperare”.

Fratelli d’Italia insiste sulla necessità di modificare il Piano, che deve essere “attualizzato” per renderlo più vicino alle nuove esigenze, la diversificazione delle fonti di energia e la protezione di famiglie e imprese dai rincari delle bollette. La modifica, sostengono da FdI, è possibile e prevista dalle norme UE.

All’attacco di Meloni – che arriva nel giorno in cui la Cabina di regia per il PNRR approva la seconda Relazione sullo stato di attuazione del Piano, che sarà trasmessa al Parlamento –  risponde direttamente il Presidente del Consiglio Mario Draghi, secondo il quale non vi è “nessun ritardo”, anche perché altrimenti la Commissione non verserebbe i soldi”. Secondo la Relazione, il PNRR sta rispettando i tempi di attuazione previsti e entro ottobre si chiuderanno 29 obiettivi su 55 del secondo semestre 2022.

L’UE prosegue il dibattito sul gas (mentre Meloni incontra Cingolani)

Riunitisi a Praga in un vertice informale, preparatorio del Consiglio europeo di fine mese, i capi di Stato e di Governo dell’Unione proseguono il dibattito sulla crisi energetica e sulla possibilità di introdurre un tetto al prezzo del gas.

L’Italia, insieme a Grecia, Polonia e Belgio, ha presentato un non-paper in cui viene proposta l’introduzione di un price cap flessibile, da applicare in uno scenario in cui non c’è assenza di forniture e c’è uno scambio di domanda e offerta di gas. Soluzione che continua a non convincere alcuni Stati membri, mentre appare più ottimista la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, che confida che “si possa trovare una soluzione”.

Partecipa al vertice il premier Mario Draghi, il quale ribadisce l’importanza di un’azione comune dell’UE: “dobbiamo lavorare insieme per affrontare la crisi energetica. Possiamo anche farlo in ordine sparso, ma perderemmo l’unità europea“.

Intanto, Giorgia Meloni – che ribadisce come “la questione energetica adesso è quella più preoccupante” – incontra il Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani (per il quale si parla di una riconferma al MITE) per fare il punto sulle discussioni a livello UE per contenere il prezzo dell’energia. Il Ministro sta passando “tutto quello che noi stiamo facendo al futuro Governo, perché su questa cosa ci deve essere una continuità dell’Italia a livello internazionale, nella speranza di non perdere nemmeno un giorno nel passaggio” e riconosce di aver “trovato molta ricettività dall’altra parte”.

Sulla stessa linea la leader di FdI, che invoca una “transizione ordinata” con il Governo uscente e che ha tra le proprie priorità il varo di un quarto Decreto Aiuti: “bisogna capire come affrontare questi tre mesi, è la materia sulla quale stiamo prioritariamente lavorando ora”.

Confindustria attacca le promesse elettorali del Centrodestra

Dal palo dell’Assemblea degli industriali di Varese, il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi rilancia sulle priorità del Paese e del nuovo Governo e attacca le promesse elettorali della coalizione di centrodestra, bocciando le ipotesi di “immaginifiche flat tax e misure di prepensionamento.

Bonomi sottolinea come le grandi emergenze del momento siano “l’energia e la finanza pubblica”, e per farvi fronte il nuovo Esecutivo, che deve essere formato nei “tempi più rapidi possibili” con “Ministri autorevoli, competenti e inappuntabili”, deve mettere in campo una “vasta convergenza sulle scelte da fare, anche con le forze di opposizione”. L’obiettivo primario del Governo deve essere, secondo il leader degli industriali, salvare il sistema industriale italiano dalla crisi energetica, perché migliaia di aziende “sono a rischio, insieme a centinaia di migliaia” di lavoratori.

Immediate le reazioni dei partiti di centrodestra, che difendono le misure proposte in campagna elettorale. Il responsabile del programma di FdI, Giovanbattista Fazzolari, replica che “il programma del centrodestra sulla flat tax è ben preciso” e verrà realizzato.

Il PD verso il Congresso

Dopo l’annuncio del passo indietro di Letta, il Partito democratico riunisce la Direzione Nazionale per tracciare la strada verso il prossimo congresso “costituente”, dal quale emergerà il nuovo Segretario, che sarà scelto passando per le primarie e si insedierà a marzo.

Il Segretario uscente, che smentisce le voci circolate negli ultimi giorni e rassicura che il partito non verrà sciolto e non cambierà il nome né il simbolo, annuncia che non rimarrà “più a lungo alla guida del PD e invita il partito a fare “una opposizione intransigente e costruttiva, in una logica di collaborazione con le altre opposizioni”.

La Camera vara una nuova disciplina per gli assistenti parlamentari

Come ultimo atto della legislatura, la Camera dei deputati approva una revisione della disciplina che regola i rapporti di lavoro dei collaboratori parlamentari, introducendo un sistema che – sul modello di quanto accade al Parlamento europeo – prevede gli stipendi saranno erogati non più dai singoli parlamentari ma direttamente dalla Camera.

Ad annunciarlo è il Presidente della Camera Roberto Fico, il quale si dice “orgoglioso” della delibera, approvata all’unanimità dall’Ufficio di Presidenza di Montecitorio, che costituisce “un atto di civiltà” e che “mette finalmente ordine nel sistema dei collaboratori parlamentari”. Fico parla di “una novità che ci avvicina agli altri Paesi europei, dove le cifre destinate a chi collabora con i deputati sono decisamente più alte. L’obiettivo è eliminare situazioni inaccettabili in quella che è la casa democrazia. I collaboratori parlamentari sono una risorsa preziosa. Nell’assistere i deputati a svolgere il loro incarico permettono alla nostra istituzione di lavorare nel modo migliore”.

La delibera prevede tre differenti tipologie contrattuali, con tre fasce di retribuzione distinte, e la modifica entrerà in vigore con la prossima legislatura.

Legislatura al via, le Camere si adeguano al taglio dei parlamentari

La XIX legislatura prenderà il via il prossimo 13 ottobre, con la prima seduta di Camera e Senato. In questi giorni le Aule di Montecitorio e Palazzo Madama sono state riorganizzate per adattarsi al ridotto numero di parlamentari, sceso da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato.

A Montecitorio sono stati attrezzati 400 scranni, a seguito dell’eliminazione della prima e delle ultime due file; non saranno invece usati i primi quattro posti di ognuno dei due settori ai lati estremi e i primi tre di ognuno degli altri settori. Vi sarà inoltre la sostituzione del tabellone analogico con un nuovi tabelloni digitali (che hanno fatto il proprio esordio nell’ultima seduta della XVIII legislatura), che indicheranno la posizione  del deputato nell’Emiciclo, ne trasmetteranno l’immagine mentre interviene e, al momento del voto, illustreranno le indicazioni sulla votazione in corso, indicando il numero del provvedimento e quelli dell’articolo e dell’emendamento, in modo di far seguire più agevolmente i lavori.

Più contenute le modifiche a Palazzo Madama, dove ci si limiterà a disattivare gli scranni superflui e ad assegnare ai senatori i posti centrali, lasciando vuota l’ultima fila.

Venerdì 7 ottobre, ore 13:00