Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
24 – 28 novembre 2025
Gli esiti delle elezioni regionali
Le elezioni regionali in Veneto, Campania e Puglia si sono concluse sostanzialmente in pareggio tra centrodestra e centrosinistra, confermando gli equilibri politici preesistenti. Includendo anche le precedenti consultazioni autunnali in Marche, Calabria e Toscana, il bilancio complessivo registra tre vittorie per ciascuna coalizione. Il voto ha riconfermato la guida del centrodestra in Veneto e quella del centrosinistra in Campania e Puglia. Il dato più rilevante della tornata elettorale è stato il crollo dell’affluenza, scesa al 43,6% con un calo di 14 punti rispetto al 57,6% della precedente tornata. La flessione più marcata si è registrata in Veneto (44,6%, -16,5 punti), seguita da Puglia (41,8%, -14,6 punti) e Campania (44,1%, -11,5 punti).
In Veneto si è confermata la guida del centrodestra con la vittoria di Alberto Stefani (Lega), che ha conseguito una percentuale compresa tra il 60,9% e il 64,4%. Nel confronto interno alla coalizione, la Lega ha raggiunto il 36,3% trainata dalla popolarità del governatore uscente Luca Zaia, quasi doppiando Fratelli d’Italia che si è attestato al 18,7%. Il candidato del centrosinistra Giovanni Manildo ha ottenuto tra il 28% e il 29%. Nella coalizione di centrosinistra, il Partito Democratico si è confermato primo partito con il 16,8%, mentre il Movimento 5 Stelle si è fermato al 2,2%.
In Campania il centrosinistra ha vinto nettamente con Roberto Fico (M5S), che si è imposto con il 60,8% dei consensi. Il candidato del centrodestra Edmondo Cirielli (FdI) si è fermato al 35,6%. Il PD si è confermato primo partito della coalizione con il 19,2%, seguito dal M5S con il 10,37%. Nel centrodestra, FdI (11,9%) ha superato di poco Forza Italia (11%), mentre la Lega ha ottenuto il 5,5%.
Anche in Puglia il centrosinistra ha confermato la propria leadership con l’affermazione di Antonio Decaro (PD), che ha vinto con il 64,5% dei voti. Il candidato del centrodestra Luigi Lobuono si è attestato al 34,9%. Il PD è risultato primo partito con il 26%. Nella coalizione di centrodestra, FdI ha conseguito il 18,6%, seguita da Forza Italia (10,7%) e dalla Lega (8%). I risultati elettorali hanno generato letture contrapposte tra maggioranza e opposizione. La Premier Giorgia Meloni ha commentato la vittoria in Veneto come “frutto del lavoro, della credibilità e della serietà della nostra coalizione”, sottolineando il pareggio complessivo di 3-3. Il Vicepremier Matteo Salvini ha rivendicato il successo leghista: “Davano la Lega per morta e Salvini per morto da almeno 10 anni. Diciamo che siamo in discreta salute”. Dal fronte opposto, la segretaria del PD Elly Schlein ha celebrato la strategia unitaria affermando che “uniti non si vince, ma si stravince”, definendo la Premier come “la vera sconfitta di oggi”. Il leader M5S Giuseppe Conte ha rivendicato la “doppietta storica” del Movimento, dichiarando: “Ha vinto chi non si è rivoltato dall’altra parte di fronte alle difficoltà di famiglie e imprese”.
Crosetto pensa alla leva militare
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha annunciato l’intenzione di proporre un disegno di legge per reintrodurre in Italia una forma di servizio militare ispirata ai nuovi modelli francesi e tedeschi. “Penso che anche l’Italia, dopo la Germania e la Francia, debba riflettere su un nuovo modello di difesa proporzionato ai tempi difficili che stiamo vivendo”, ha dichiarato il Ministro. L’iniziativa mira a rafforzare la difesa nazionale e aggiornare l’organizzazione e le regole delle Forze Armate in risposta a un contesto internazionale percepito come meno sicuro. Il modello proposto punta soprattutto sulla volontarietà, sulla scia di quanto avviene in Germania e Francia: in quest’ultima, il presidente Macron ha suggerito un servizio volontario di 10 mesi per formare una riserva di 50.000 giovani ogni anno; in Germania, a partire dal 2026, i diciottenni riceveranno un questionario sulla loro disponibilità al servizio, che resterà su base volontaria.
Crosetto sottolinea che la riflessione in Italia nasce dal fatto che tutti i principali Paesi europei stanno invertendo la rotta rispetto alle scelte fatte negli ultimi 15 anni, che avevano ridotto progressivamente gli organici militari, e stanno invece ora valutando l’aumento delle forze armate per motivi di sicurezza nazionale. Critiche le opposizioni, a partire dal leader pentastellato, Giuseppe Conte, che ha invece invitato a preferire canali diplomatici. Nicola Fratoianni (AVS) si è detto “senza parole” mentre Stefano Graziano, deputato PD e membro della commissione Difesa a Montecitorio, ha chiarito che “possiamo immaginare solo una riserva a sostegno della logistica e degli uffici o di appoggio alla Croce Rossa. Abbiamo già detto chiaramente che noi siamo per un esercito di professionisti”.
Atreju, cos’è successo tra Schlein e Meloni
La sfida politica annunciata per la festa di Fratelli d’Italia si è trasformata in un complicato gioco di condizioni e contro-mosse. L’invito iniziale a Elly Schlein a partecipare ad Atreju, accettato solo a patto di un faccia a faccia con Giorgia Meloni, ha aperto la partita. Giuseppe Conte ha subito dato la sua disponibilità ricordando “già l’anno scorso mi ero dichiarato disponibile e quindi lo sono anche quest’anno e sempre a un confronto con Giorgia Meloni”. La premier ha risposto affermando che “Atreju è una casa aperta al dialogo, ma al confronto deve partecipare anche Conte” e ha poi affondato il colpo: “Non spetta a me stabilire chi sia il leader dell’opposizione”. La replica di Schlein è stata durissima: “Meloni scappa, forse oggi le faccio più paura”. Conte ha confermato: “Non mi sottraggo certo oggi”. A chiudere, la nota di FdI: “Quando l’opposizione avrà un leader unico saremo felici di un confronto diretto”.
Nel frattempo, Atreju, oggi terreno di scontro più che di dialogo politico, accoglierà quasi tutti i leader dell’opposizione: attesi sul palco Angelo Bonelli – che si confronterà con il Ministro Urso – Carlo Calenda, Matteo Renzi e Riccardo Magi. Nicola Fratoianni ha invece delegato l’On. Zanella e ha lanciato un appello a Elly Schlein a “non salire su quel palco dopo il voltafaccia della premier sulla violenza sulle donne”.
FdI accelera sul premierato
Nel corso dell’evento “Energie nuove. Investimenti, reti, relazioni”, promosso da Libero Quotidiano, il sottosegretario all’Attuazione del Programma di Governo, Giovanbattista Fazzolari, ha illustrato lo stato di avanzamento della riforma sul premierato e le prospettive legate al relativo iter legislativo. Come già avvenuto per la riforma della giustizia, il provvedimento proseguirà ora il suo percorso parlamentare fino al completamento, per poi essere sottoposto al voto dei cittadini.
Nel suo intervento, Fazzolari ha richiamato l’importanza della stabilità istituzionale, evidenziando come un governo con un chiaro mandato possa favorire decisioni durature e risultati concreti. In tale contesto, ha ribadito la necessità di adottare una legge elettorale coerente con il nuovo impianto del premierato, così da garantire un percorso di voto trasparente e comprensibile per l’elettorato. Sul piano politico, Fazzolari ha osservato che il consenso verso la maggioranza resta complessivamente stabile, anche alla luce delle recenti consultazioni regionali. Tale continuità, secondo il sottosegretario, conferma la solidità dell’azione di governo e la capacità di proseguire nell’attuazione del programma.
Parallelamente, il dibattito resta acceso. Le forze di opposizione hanno espresso forti perplessità sia sulla tempistica dell’iniziativa sia sulla prospettiva di una riforma costituzionale accompagnata da modifiche alla legge elettorale. Alcuni esponenti hanno interpretato l’accelerazione come una scelta legata agli esiti delle ultime elezioni, manifestando la volontà di opporsi con decisione nelle sedi parlamentari.
DDL Consenso libero, rinvio inatteso al Senato
La discussione sul disegno di legge che introduce il principio di “consenso libero e attuale” nei casi di violenza sessuale ha subito ieri un rinvio inatteso al Senato. La decisione è maturata al termine di una giornata particolarmente complessa, segnata — secondo fonti parlamentari — da valutazioni interne alla maggioranza sulla necessità di chiarire alcuni passaggi tecnici del testo. Come ha spiegato la presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, “la legge sarà pronta a gennaio e potrà arrivare in Aula a febbraio 2026”. Il provvedimento, approvato all’unanimità alla Camera e presentato come un accordo trasversale tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein, è stato rimesso in Commissione per un ulteriore approfondimento sul comma relativo ai “casi di minore gravità”. La richiesta, avanzata dalla Lega e poi condivisa dagli altri partiti della coalizione, è stata motivata con l’esigenza di definizioni più precise. Matteo Salvini ha richiamato il rischio di “interpretazioni troppo ampie” che potrebbero generare incertezza applicativa.
A sostegno del rinvio si sono espressi anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la ministra Eugenia Roccella, evidenziando la delicatezza degli equilibri penalistici coinvolti. “Quando si interviene sulla parte generale del codice penale — ha osservato Nordio — occorre valutare virgola per virgola per evitare interpretazioni eccentriche”. Molto critiche le opposizioni, che parlano di “voltafaccia” e di un patto politico disatteso. La segretaria dem Elly Schlein ha chiesto un intervento diretto della Presidente del Consiglio: “Ho chiesto a Giorgia Meloni di far rispettare gli accordi”. Anche Italia Viva ha espresso forte preoccupazione: “Non ci fidiamo più”, ha dichiarato la capogruppo Maria Elena Boschi.Il rinvio apre ora una fase di ulteriore confronto tecnico e politico, mentre cresce l’attenzione attorno a un testo considerato strategico nel contrasto alla violenza di genere e già largamente condiviso nella sua impostazione generale.
Venerdì 28 novembre, ore 17.30