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I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 42/22

Meloni riceve l’incarico, sabato il giuramento

Giorgia Meloni sarà la prima Presidente del Consiglio donna della storia d’Italia. Nel tardo pomeriggio di venerdì, dopo due giorni di consultazioni con le forze parlamentari, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito alla leader di Fratelli d’Italia l’incarico a formare il prossimo Governo.

Meloni, forte dell’appoggio della coalizione – ribadito da tutto il centrodestra al Capo dello Stato nel corso dell’incontro – ha accettato l’incarico senza riserva, presentando subito a Mattarella la lista dei Ministri.

La tabella di marcia che porterà il nuovo Esecutivo ad essere pienamente operativo dovrebbe essere già definita e abbastanza serrata. Nella giornata di sabato il Governo giurerà, alle ore 10:00, al Quirinale, entrando così nella pienezza dei poteri. All’inizio della settimana l’Esecutivo si presenterà alle Camere per la fiducia.

I Ministri: Salvini e Tajani Vicepremier, Giorgetti al MEF, Nordio alla Giustizia

Cinque Ministeri a testa per Lega e FI, nove a FdI e 6 tecnici (alcuni d’area, altri “puri”): questa la composizione del Governo Meloni, annunciata dalla Presidente del Consiglio incaricata nel pomeriggio di venerdì.

Come previsto, vi saranno due Vice-Presidenti del Consiglio, uno per partito: il leader della Lega Matteo Salvini, al quale va anche il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, e Antonio Tajani per FI, che viene confermato alla Farnesina nonostante le polemiche degli ultimi giorni a seguito degli audio di Berlusconi su Putin e Zelensky.

Tra i Ministeri senza portafogli spiccano l’assenza di un Ministero per l’innovazione, il ritorno di un Ministero per lo sport, affidato ad Andrea Abodi, e la costituzione del Ministero per le politiche del mare e per il Sud, il cui Ministro sarà l’ex governatore della Sicilia Nello Musumeci. Nella squadra di Governo vi sono poi Luca Ciriani (FdI) ai Rapporti con il Parlamento, Paolo Zangrillo (FI) alla Pubblica amministrazione, Roberto Calderoli (Lega) agli Affari regionali e le autonomie, Raffaele Fitto (FdI) agli Affari europei, politiche di coesione e PNRR, Eugenia Roccella (FdI) a Famiglia, natalità e pari opportunità, Alessandra Locatelli (Lega) alle Disabilità e l’ex Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI) alle Riforme istituzionali.

Tra i Ministri con portafogli vi sono molte conferme rispetto a quanto emerso nei giorni scorsi: Giancarlo Giorgetti (Lega) al MEF, Guido Crosetto (FdI) alla Difesa, Marina Calderone (tecnico) al Lavoro, Matteo Piantedosi (tecnico vicino alla Lega) all’Interno, Carlo Nordio (FdI) alla Giustizia, Anna Maria Bernini (FI) al MUR, Daniela Santanchè (FdI) al Turismo, Adolfo Urso (FdI) al MISE, che diventa Ministero delle imprese e del Made in Italy, e Gilberto Pichetto Fratin (FI) ad Ambiente e sicurezza energetica

Tra i nomi circolati solo nelle ultime ore, trovano spazio nella squadra di Governo Francesco Lollobrigida (FdI) all’Agricoltura, che diventa Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare, Giuseppe Valditara (tecnico) all’Istruzione – che diventa Istruzione e merito –, il direttore del TG2 Gennaro Sangiuliano (tecnico) alla Cultura e Orazio Schillaci (tecnico) alla Salute. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sarà Alfredo Mantovano.

Audio su Putin e Zelensky, è bufera su Berlusconi

Poche ore dopo aver ricucito lo strappo provocato dagli appunti fotografati in Aula, nei quali Berlusconi definiva Meloni “supponente, prepotente, arrogante e offensiva, una con cui non si può andare d’accordo”, una nuova bufera si abbatte sul leader forzista, provocata da alcune dichiarazioni sui suoi rapporti personali con Putin e sulla guerra in Ucraina, “rubate” da una riunione riservata con i parlamentari di FI.

Gli audio (registrati di nascosto e girati alla stampa) riportano due differenti interventi del Cavaliere; nel primo viene ricordata l’amicizia con Putin, con il quale Berlusconi avrebbe “riallacciato un po’ i rapporti, un po’ tanto: nel senso che per il mio compleanno mi ha mandato 20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima. Io gli ho risposto con delle bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce. Io ero stato dichiarato da lui il primo dei suoi cinque veri amici”.

Ma a scatenare le reazioni più dure (e a imbarazzare e preoccupare maggiormente gli alleati della coalizione) è il secondo audio, nel quale Berlusconi – dopo aver richiesto “massimo riserbo” su quanto sta per dire – spiega ai suoi che le cause della guerra sarebbero da imputare all’Ucraina, che ha “buttato al diavolo” gli accordi di pace di Minsk del 2014 – stipulati tra Kiev e le due neocostituite repubbliche del Donbass – e attaccato queste ultime, “che subiscono vittime tra i militari che arrivano, mi si dice, a 5-6-7mila morti”. La situazione sarebbe precipitata con l’arrivo di Zelensky, “che triplica gli attacchi”; a questo punto – continua il Cavaliere – le due Repubbliche “disperate“, avrebbero chiesto a Mosca di intervenire in loro difesa, e Putin “si inventa un’operazione speciale: le truppe dovevano entrare in Ucraina, in una settimana raggiungere Kiev, deporre il governo in carica e imporre un governo già scelto dalla minoranza ucraina di persone per bene e di buon senso, un’altra settimana per tornare indietro“. Ma a quel punto Putin si sarebbe trovato di fronte “a una situazione imprevista e imprevedibile di resistenza da parte degli ucraini, che hanno cominciato dal terzo giorno a ricevere soldi e armi dall’Occidente. E la guerra, invece di essere una operazione di due settimane, è diventata una guerra” vera e propria.

Meloni è chiara: Italia nell’Alleanza Atlantica, chi non condivide fuori dal Governo

Le dichiarazioni di Berlusconi sollevano pesanti critiche dalle opposizioni, le quali chiedono un passo indietro su Tajani alla Farnesina. Con una nota, la premier in pectore Giorgia Meloni – pur senza mai citare il Cavaliere né facendo riferimento ai suoi audio – ribadisce con fermezza la vicinanza dell’Italia all’Ucraina: “Intendo guidare un governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica. Chi non fosse d’accordo con questo caposaldo non potrà far parte del governo, a costo di non fare il governo”.

Intanto, nella mattinata di venerdì arriva un chiarimento dello stesso Berlusconi, il quale, intervistato dal Corriere della Sera, sostiene che le sue dichiarazioni siano state “distorte” e, pur non rinnegandoi miei passati rapporti di amicizia con Putin, che hanno portato a risultati importanti”, ribadisce come la posizione sua e di Forza Italia siano dinetta condanna dell’attacco militare”. 

Le Camere prendono forma: eletti gli Uffici di Presidenza…

Eletti i Presidenti di Assemblea e comunicate a questi ultimi le adesioni ai gruppi parlamentari, nella seconda settimana di legislatura deputati e senatori sono chiamati ad eleggere i componenti degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato (Vicepresidenti di Assemblea, Questori e Segretari d’Aula) e i presidenti di gruppo.

A Palazzo Madama sono eletti Vicepresidenti il leghista Centinaio, il forzista Gasparri e, per le opposizioni, Rossomando (PD) e Castellone (M5S); Questori sono Nastri (FdI), De Poli (UDC) e Marco Meloni (PD), mentre gli 8 senatori Segretari sono Iannone, Silvestroni e Maffoni di FdI, Stefani e Paganella della Lega, Lorefice e Croatti del M5S e Valente del PD.

A Montecitorio vengono eletti Rampelli (FdI), Mulè (FI), Ascani (PD) e Costa (M5S) come Vicepresidenti, Benvenuto (Lega), Scerra (M5S) e Trancassini (FdI) come Questori e Colosimo (FdI), Donzelli (FdI), Zucconi (FdI), Cecchetti (Lega), Patriarca (FI), Braga (PD), Sportiello (M5S) e Traversi (M5S) come Segretari d’Aula.

Non partecipa alle votazioniper gli Uffici di Presidenza (non ottenendo quindi nessuna carica) il gruppo Azione – Italia Viva, che denuncia un accordo PD-5Stelle per spartirsi le Vicepresidenze lasciando fuori il Terzo Polo.

… e i Capigruppo

Poche le novità tra i capigruppo dei principali partiti politici. Fratelli d’Italia, PD e Lega confermano gli uscenti in entrambe le Camere, confermando quanto emerso dalle indiscrezioni dei giorni scorsi.

Nel centrodestra, che può contare su 238 deputati e 116 senatori, confermati Lollobrigida (FdI) e Molinari (Lega) alla Camera e Ciriani (FdI) e Romeno (Lega) al Senato, mentre Forza Italia elegge Cattaneo a Montecitorio e Ronzulli a Palazzo Madama (come compensazione, probabilmente, del mancato Ministero che per giorni ha agitato la coalizione). Il gruppo Noi Moderati-MAIE (non costituitosi alla Camera) elegge De Poli.

Il PD conferma Serracchiani alla Camera e Malpezzi al Senato, mentre i 5 Stelle eleggono Silvestri (Camera) e Floridia (Senato). I partiti del Terzo Polo, che hanno costituito un gruppo unico, si dividono le Camere, a Montecitorio Richetti (Azione), a Palazzo Madama Paita (IV), mentre il gruppo Per le Autonomie, formatosi solo al Senato (dove conta 7 senatori: 2 di SVP, 1 di Campobase, 1 di Sud Chiama Nord, 1 ex PD e i senatori a vita Cattaneo e Napolitano), elegge Unterberger.

Discorso a parte per il gruppo Misto. Alla Camera, dove conta 30 deputati, il Presidente è Schullian di SVP, mentre Vicepresidenti sono gli esponenti delle principali componenti politiche (ossia i raggruppamenti di partiti che non hanno raggiunto la soglia per formare un gruppo autonomo): Lupi per Noi Moderati-MAIE (7 deputati), Gebhard per le minoranze linguistiche (3), Zanella per Alleanza Verdi e Sinistra (12) e Magi per +Europa (3); 3 deputati (Brambilla eletta con il centrodestra, Gallo di Sud Chiama Nord e Steger delle Autonomia) non sono iscritti a nessuna componente. Al Senato i membri del Misto sono invece 7, di cui 3 senatori a vita (Segre, Monti e Piano; Rubbia non è iscritto a nessun gruppo) e 4 di AVS, e il capogruppo è De Cristofaro.

Intanto, a Montecitorio è stata istituita la Commissione speciale che martedì 26 ottobre inizierà l’esame del Decreto Aiuti ter, che dovrebbe arrivare in Aula il 7 novembre.

L’ultimo CDM del Governo Draghi proroga il taglio al costo dei carburanti

Quello della settimana scorsa era sembrato l’ultimo, con tanto di brindisi e foto di rito, ma nel pomeriggio di mercoledì il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha convocato l’ultimo – questa volta sì – Consiglio dei Ministri del proprio Governo.

L’Esecutivo uscente ha adottato un nuovo decreto-legge con il quale viene prorogato, fino al 18 novembre, il taglio delle accise e dell’IVA sui carburanti (in scadenza il 31 ottobre).

L’UE raggiunge l’accordo sul gas

Dopo quasi 12 ore di riunione, il Consiglio europeo riesce a raggiungere un’intesa sul gas, conferendo mandato pieno” alla Commissione per adottare “decisioni concrete” sul price cap al TTF di Amsterdam (pur con dei limiti: deve essere temporaneo, di ultima istanza e non deve mettere a rischio le forniture) e per analizzare un quadro per il price cap al gas utilizzato per la produzione di energia elettrica.

I 27 Capi di Stato e di Governo ribadiscono l’importanza di uno stretto coordinamento e di soluzioni comuni a livello europeo e invitano la Commissione a mobilitare gli strumenti pertinenti a livello nazionale e dell’Ue “per rafforzare la resilienza delle nostre economie, preservando nel contempo la competitività globale dell’Europa e mantenendo condizioni di parità e l’integrità del mercato unico“.

Secondo la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen “ora abbiamo una roadmap solida per continuare a lavorare sul tema dei prezzi dell’energia, le prime proposte concrete potranno essere analizzate già la prossima settimana dai ministri dell’Energia” e “dobbiamo lavorare sull’attuazione degli strumenti che abbiamo approvato, a partire dagli acquisti comuni, dalla condivisione del gas e dalla limitazione dei prezzi eccessivi“.

Soddisfatto il Presidente del Consiglio italiano Draghi, al suo ultimo Consiglio europeo: “la decisione ha portato ad un calo del prezzo del gas, dopo l’accordo le quotazioni hanno perso il 10% a dimostrazione che la componente speculativa è rilevante. Questo è il mondo in cui andava affrontata la crisi dall’inizio e si tradurrà presto in bollette più basse”.

UK, si dimette Liz Truss

45 giorni. Tanto è durato il mandato di Liz Truss come Primo ministro del Regno Unito, il più breve di sempre. Travolta da rivolte interne al proprio partito, Truss – che nelle scorse settimane era stata costretta ad un’imbarazzante retromarcia sulla riforma delle tasse – annuncia il proprio passo indietro dopo l’improvvisa accelerazione nello sfaldamento del proprio Governo, a seguito delle dimissioni, in pochi giorni, del cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng e della Ministra dell’Interno Suella Braverman (rimpiazzati rispettivamente dai moderati Jeremy Hunt e Grant Shapps).

Nel comunicare la rinuncia all’incarico, Truss ha provato a giustificarsi dichiarando di essere “entrata in carica in una fase di grande instabilità economica e internazionale” e di aver riconosciuto “di non poter realizzare il mandato per cui sono stata eletta dal Partito Conservatore, data la situazione“.

Per la successione – dalla quale si è chiamato fuori il nuovo cancelliere Hunt, figura gradita all’establishment – i nomi in corsa sono tre: l’ex cancelliere Rishi Sunak, la Ministra pro-brexit Penny Mordaunt e l’ex Primo ministro Boris Johnson.

Venerdì 21 ottobre, ore 18:45