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I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
31/04
NOV

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 44/22

31 ottobre – 4 novembre

Nominati Viceministri e Sottosegretari, il Governo Meloni è al completo

Dopo giorni di trattative, le forze di maggioranza trovano un accordo su Viceministri e Sottosegretari, nominati nel corso del Consiglio dei Ministri di lunedì 31 ottobre (e il cui giuramento si è tenuto mercoledì).

I Sottosegretari di Stato sono in tutto 40 (compreso il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano), di cui 8 con carica di Viceministro: si tratta di Cirielli (FdI) agli Esteri, Sisto (FI) alla Giustizia, Leo (FdI) all’Economia, Valentini (FI) alle Imprese e Made in Italy, Gava (Lega) all’Ambiente, Bignami (FdI) e Rixi (Lega) alle Infrastrutture e Bellucci (FdI) al Lavoro.

Come anticipato nei giorni scorsi, rimangono a Fratelli d’Italia le deleghe all’innovazione tecnologica, con Alessio Butti, e all’attuazione del programma, con Giovanbattista Fazzolari, entrambi nominati Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio. Stessa carica è conferita al forzista Alberto Barachini (con delega all’informazione e all’editoria) e al leghista Alessandro Morelli (con delega al coordinamento della politica economica).

Sono chiamati a far parte della squadra di Governo – tra altri – anche i leghisti Freni (confermato al MEF), Molteni (Interno), Bitonci (Imprese), Durigon (Lavoro) e Borgonzoni (Cultura) e, per Fratelli d’Italia, Ferro (Interno), Delmastro Delle Vedove (Giustizia), Rauti (Difesa), Frassinetti (Istruzione) e Gemmato (Salute); tra i Sottosegretari alla cultura anche Vittorio Sgarbi, eletto con Noi Moderati.

Nel complesso, i componenti del Governo Meloni sono in tutto 65: oltre al Presidente del Consiglio, vi sono 15 Ministri con portafogli, 9 Ministri senza portafogli, 5 Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, 8 Viceministri e 27 Sottosegretari.

La forza politica maggiormente rappresentata è, naturalmente, Fratelli d’Italia, che – oltre al Presidente del Consiglio – esprime 28 membri dell’Esecutivo. Seguono la Lega con 16, Forza Italia con 13 e Noi Moderati con 2; i tecnici sono 5.

Mercoledì si formano le Commissioni

Mercoledì 9 novembre si riuniranno, per la prima volta, le Commissioni parlamentari permanenti, chiamate – in quella occasione – ad eleggere i propri Presidenti.

Mentre le forze di maggioranza sembrano aver trovato l’intesa sulla spartizione numerica (alla Camera 7 a FdI, 4 alla Lega e 3 a FI, al Senato 5 a FdI, 3 alla Lega e 2 a FI), è ancora in corso la trattativa sui nomi.

A Montecitorio dovrebbero essere certi di un posto, per FdI, l’ex Ministro Tremonti e Federico Mollicone, oltre al forzista Pella e al leghista Iezzi.

A Palazzo Madama (dove, con l’entrata in vigore della riforma del Regolamento, le Commissioni sono scese da 14 a 10) Marcello Pera (FdI) dovrebbe presiedere la Affari costituzionali – per lui si parla anche della presidenza di una possibile bicamerale per le riforme istituzionali –, Giulia Bongiorno (Lega) alla Giustizia e Stefania Craxi (FI) agli Affari esteri; in pole per una presidenza anche l’ex Ministro del turismo legista Garavaglia.  

Sono invece destinate alle opposizioni il Copasir e la Vigilanza Rai: per la prima il candidato più accreditato è l’ex Ministro della difesa Lorenzo Guerini (PD), mentre per la seconda il nome che circola è quello del pentastellato Patuanelli.

Giustizia, Covid e rave: primo decreto del Governo (con polemiche)

Il Governo Meloni adotta, nel pomeriggio di lunedì, il proprio primo decreto-legge, contenente misure su Covid, giustizia e rave party.

Riguardo il Covid, viene data la possibilità ai medici non vaccinati (circa 4mila) di rientrare in servizio prima del 31 dicembre. La misura, giustificata dal neoministro Schillaci come necessaria “per garantire il diritto alla salute” a fronte delle carenze di organico, solleva non poche polemiche anche all’interno della stessa maggioranza, con Forza Italia che – tramite la Capogruppo al Senato Ronzulli – ricorda l’importanza della vaccinazione e sostiene che “i no vax non dovrebbero operare in campo sanitario”.

In materia di giustizia, il provvedimento rinvia al 30 dicembre l’entrata in vigore della riforma Cartabia e interviene sull’ergastolo ostativo, introducendo due “requisiti stringenti” – da aggiungere alla buona condotta, perché i condannati per mafia e terrorismo non collaboratori di giustizia possano accedere ai benefici penitenziari: il risarcimento dei danni e la recisione di ogni “collegamento attuale” con l’organizzazione criminale (devono inoltre aver scontato almeno 30 anni).

Ma è quanto previsto sui rave party a suscitare le maggiori polemiche. Il decreto introduce infatti una nuova fattispecie di reato, consistente nella “invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”; se viene commesso da oltre 50 persone, queste rischiano da 3 a 6 anni di carcere, oltre alla condisca di tutto ciò che viene utilizzato per l’evento (misura, quest’ultima, che secondo il Ministro dell’interno Piantedosi avrebbe un effetto deterrente).

La misura viene contestata non solo dalle forze di opposizione, ma anche da diversi giuristi, che criticano il metodo, sostenendo che non vi fosse la necessità di creare un nuovo reato (e che, in ogni caso, non sia opportuno ricorrere allo strumento del decreto-legge per la creazione di un nuovo reato), la forma, eccessivamente vaga e che rischia di limitare alcune libertà costituzionalmente garantite – quali la libertà di manifestazione e di espressione – e l’entità eccessiva della pena prevista.

Duro l’attacco del Segretario del PD Letta, secondo il quale “si è voluto mettere in piedi una minaccia preventiva rispetto al dissenso”, dal momento che “non è esplicitato che riguardi solo i rave. Cattive interpretazioni e incertezze sono dietro l’angolo: può interessare tutto ciò che coinvolge più di cinquanta persone. È un’aberrazione giuridica, ed è gravissimo che si sia agito con un decreto, che è subito in funzione, quando c’è già l’articolo 633 del codice penale per queste situazioni”.

La Presidente del Consiglio difende la misura, che “dopo anni di governi che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità” permetterà all’Italia di “non essere più maglia nera in tema di sicurezza”, e rassicura sul fatto che “non negheremo a nessuno di esprimere il dissenso”.

Appaiono tuttavia inevitabili – come richiesto anche da Forza Italia – alcune modifiche in sede di conversione, in particolare riguardo l’utilizzo delle intercettazioni, la durata della pena e la delimitazione, da dettagliare con maggior precisione, dei raduni considerabili come rave.

Meloni a Bruxelles, prima missione internazionale della neopremier

Per la prima missione internazionale la Presidente del Consiglio Meloni sceglie Bruxelles, “per dare il segnale di un’Italia che vuole partecipare, collaborare, difendere il proprio interesse nazionale, nella dimensione europea, cercando insieme agli altri Paesile soluzioni migliori alle grandi sfide che stiamo affrontando”.

Nella capitale belga, la neopremier incontra la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, quella del Parlamento europeo Roberta Metsola e quello del Consiglio Charles Michel.

Tra i temi messi sul tavolo da Meloni vi sono la questione energia, per la quale serve “una risposta finanziaria comunitaria contro la speculazione nel mercato dell’energia e la crisi che ne deriva”, l’aggiustamento del PNRR a fronte della crisi energetica e la possibilità di ricorrere a nuovo debito comunesul modello SURE” (il fondo adottato dall’UE in prima battuta per far fronte alla pandemia).

Con i propri interlocutori, Meloni ripropone con forza anche la questione immigrazione, proprio mentre è in corso il braccio di ferro tra Italia e Germania sui migranti soccorsi in mare da due ONG (una tedesca e una norvegese) e ai quali il Ministro dell’interno Piantedosi nega l’attracco in un porto italiano. La Presidente del Consiglio ha chiesto “un cambio del punto di vista della posizione dell’Italia” nei flussi migratori, “per cui la priorità diventa quella già prevista nelle normative europee, che è la difesa dei confini esterni”.

Lombardia, Moratti si dimette

La Vicepresidente e Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Letizia Moratti, si è dimessa dalla propria carica, in aperta polemica con il Governatore leghista Attilio Fontana, con il quale è “venuto meno il rapporto di fiducia”. Il rapporto tra i due si era logorato negli ultimi mesi, di fronte alla indisponibilità di Fontana di fare un passo indietro alle prossime regionali e lasciare che fosse Moratti la candidata del centrodestra.

Fontana, che ha chiamato Guido Bertolaso come nuovo Assessore al Welfare, ha criticato aspramente la decisione della ex Vicepresidente, accusata di “guardare verso sinistra e non da oggi”.

La mossa di Moratti è stata invece accolta con favore dal Sindaco di Milano Beppe Sala e dal leader di Azione Calenda, il quale – secondo molti – appoggerà la candidatura dell’ex Sindaca di Milano alla guida della Regione (missione per la quale Moratti ha già pronta, da tempo, la propria lista civica).

Venerdì 4 novembre, ore 17:30