Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
18-22 Dicembre
Il nuovo Patto di stabilità
Un patto storico e per molti versi insperato. Il compromesso finale, raggiunto grazie all’accordo tra Germania e Francia, ha però indispettito l’Italia che è stata esclusa dal vertice decisivo. L’avallo del Governo però guarda con realismo al risultato raggiunto che rappresenta un passo importante per l’Europa.
Per comprendere quanto concordato dai ministri Lindner e Le Maire, bisogna ripercorrere le tappe del vecchio patto, firmato nel 1997 con lo scopo di convincere i Paesi del Nord ad accettare la moneta comune con i Paesi indebitati. Con la pandemia, il Patto è stato sospeso, sospensione che però scadeva a gennaio con la conseguente necessità di una riforma. La proposta della Commissione, è quella di piani nazionali su misura di ciascun Paese per il rientro dal debito, in 4 o 7 anni. Un’idea accettata alla fine dal Nord a trazione tedesca, purché il rientro fosse garantito in modo vincolante, non discrezionale. Su quanto dovessero essere stringenti questi vincoli c’è stato un lungo braccio di ferro, che si è concluso ieri. I parametri di Maastricht, tuttavia, rimarranno, con l’obbligo di mantenere il rapporto deficit/Pil entro il 3% e il rapporto debito pubblico/Pil sotto il 60%. Ma scompare l’obbligo di ridurre di 1 ventesimo all’anno la quota del rapporto debito/Pil in eccesso rispetto al livello del 60%. Gli Stati che non soddisfano i parametri richiesti devono mettere in atto piani di rientro. Questi piani sono essenzialmente roadmap che delineano come lo Stato intende tornare in linea con i requisiti. La durata di questi piani è di quattro anni. Tuttavia, può essere estesa fino a sette anni se lo Stato in questione si impegna in riforme significative e investimenti che promuovono la ripresa economica e la resilienza. Gli Stati con un deficit sopra il 3% dovranno ridurlo dello 0,5% all’anno. Questo compromesso ha però introdotto le c.d. salvaguardie; I Paesi con un rapporto debito/Pil oltre il 90% (l’Italia su tutti) dovranno ridurre il debito dell’1% all’anno, quelli sotto il 90% dello 0,5% all’anno. Quanto al deficit, non basterà rispettare il parametro del 3%: per garantire un «cuscinetto» per le situazioni di crisi, bisognerà scendere all’1,5% del Pil. Gradualmente, però: con un aggiustamento annuo strutturale primario pari allo 0,4% del Pil nei piani di 4 anni e dello 0,25% in quelli di 7.
Relativamente alla clausola transitoria, Francia, Italia e Spagna hanno spinto per ottenerla dal 2025 al 2027. In questo triennio, nel calcolo del taglio di deficit si terrà conto degli interessi sul debito e degli investimenti in più fatti in quegli anni per la transizione verde e digitale e per la difesa: queste somme saranno defalcate dallo 0,5%. In sostanza, per l’Italia questo significherà che il deficit verrà subirà una correzione dello 0,3% del Pil invece che dello 0,5% nella prossima legge di bilancio.
Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, si è visto spiazzato dall’accelerata franco-tedesca ed ha parlato di “compromesso inevitabile in un’Europa che richiede il consenso di 27 Paesi. Ci sono alcune cose positive e altre meno. L’Italia ha ottenuto però molto e soprattutto quello che sottoscriviamo è un accordo sostenibile per il nostro Paese». La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha definito il Patto «migliorativo per l’Italia rispetto alle condizioni del passato». Per la segretaria del Pd Elly Schlein si tratta invece di «un cattivo compromesso per l’Italia».
Il nuovo patto sui migranti
L’accordo sui migranti, sembrava un’altra intesa impossibile da raggiungere ma alla fine, i negoziati tra Europarlamento e Consiglio europeo hanno prodotto un “si” alla proposta di cui si è discusso negli ultimi tre anni. Il problema principale da affrontare era quello di correggere la vecchia regola che danneggiava i c.d. Paesi di primo sbarco (Italia, Grecia e Spagna), imponendogli di gestire le domande d’asilo. L’obbligo resta ma si introduce una forma di compensazione.
Per quanto concerne il c.d. meccanismo di solidarietà, i Paesi dell’Ue dovranno scegliere se accettare quote da ricollocare nel proprio territorio o compensare economicamente i Paesi di primo sbarco, pagando 20 mila euro per ogni migrante della quota che rifiutano. Polonia e Ungheria hanno da tempo annunciato che si rifiuteranno di pagare.
Inoltre, la nuova Procedura Rapida, che stabilirà chi ha diritto all’asilo e chi no, prevede che i migranti vengano ospitati in Centri di Permanenza in prossimità delle frontiere, senza avere accesso al territorio Ue. La procedura durerà 12 settimane, sei mesi in caso di rimpatrio. Questa velocizzazione dell’esame delle richieste d’asilo riguarderà i cittadini di Paesi con scarse possibilità di ottenerla, cioè quelli con un tasso di riconoscimento delle domande inferiore al 20%.
Proteste sull’accordo arrivano dalle Ong mentre le autorità europee esultano per un risultato storico.
L’Italia, attraverso le parole del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, commenta il patto come “un grande successo” poiché l’Italia ha l’obiettivo di riformare Dublino attraverso il blocco delle partenze. Inoltre, l’Italia crede molto all’”esternalizzazione delle frontiere” attraverso gli accordi con Tunisia e Albania, considerati “Paesi terzi sicuri”.
Tensione sul Mes: la maggioranza vota contro
Raggiunto l’accordo sul Patto di Stabilità, è ora il turno del Mes. Una ratifica dell’accordo è da sempre un tabù per i partiti della maggioranza anche se, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, mette in guardia dagli effetti di una mancata ratifica del trattato. L’Italia difatti è l’unico Paese ancora a non aver ratificato il Mes. La maggioranza, con 184 voti ha bloccato la ratifica per almeno sei mesi, con il voto contrario di Fratelli d’Italia e Lega e l’astensione di Forza Italia e Noi Moderati. A favore solo Pd e Italia Viva e Azione, visto che Alleanza verdi e sinistra si è astenuta, mentre il Movimento Cinque stelle ha votato contro. Alla Camera, la Commissione Bilancio, ha votato il parere contrario del governo, presentato dalla relatrice di Fratelli d’Italia Ylenia Lucaselli. Nel merito, Lucaselli ha spiegato che il parere contrario è dovuto al fatto che “la proposta di legge è carente di meccanismi idonei a garantire il coinvolgimento del Parlamento nel procedimento per la richiesta di attivazione del Meccanismo europeo di stabilità, con ciò escludendo le Camere da procedure di significativo rilievo sul piano delle scelte di politica economica e finanziaria e che tale esclusione potrebbe pregiudicare la possibilità per il Parlamento di monitorare versamenti ulteriori del capitale sottoscritto, esprime parere contrario”. Nelle scorse settimane la premier Giorgia Meloni aveva spiegato che la ratifica del Mes non veniva più esclusa a priori, ma tenuta in standby come arma di pressione per ottenere migliori accordi su altri dossier europei, in particolare parallelamente al Patto di Stabilità. Dopo l’approvazione all’Ecofin del nuovo quadro di regole per la governance economica europea, l’esecutivo Meloni ha messo un punto. E non rinvia più. A stretto giro, dopo il voto in Commissione, la stessa aula di Montecitorio ha ulteriormente ristretto i tempi, invertendo l’ordine del giorno in modo che si votasse in modo rapido.
Manovra 2024: approvata la fiducia al Senato
Il Senato ha approvato con 109 si, 72 no e 2 astenuti la Legge di bilancio. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera e il via libera finale del Parlamento è previsto, in base agli accordi tra i gruppi, senza fiducia il 29 dicembre. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha così dichiarato: “abbiamo approvato il bilancio dello Stato, dove c’è dentro anche quello che abbiamo fatto. Tanti l’hanno criticato, siccome viviamo in tempi complicati, speriamo non sempre ci sia una guerra in Europa, abbiamo deciso di aiutare le famiglie italiane più bisognose proprio nel 2024, perché ci siamo resi conto che purtroppo questa guerra ha portato anche tanta inflazione nelle case degli italiani. Ignorare questo sarebbe ignorare la realtà”.
Tra i vari provvedimenti, viene confermato per il solo 2024 il taglio del cuneo fiscale di sei punti percentuali per chi ha redditi fino a 35.000 € è di 7 punti per chi ha redditi fino a 25.000 €. Viene confermato anche il bonus spesa destinato alle famiglie più in difficoltà per l’acquisto dei beni alimentari di prima necessità. Per il 2024 si prevede uno stanziamento di 600 milioni di euro, 100 milioni in più rispetto al 2023, per la carta dedicata a chi ha un Isee pari o inferiore a 15.000 €.
Nel 2024 peggiorano i requisiti di quota 103, la nuova versione della misura per l’uscita anticipata dal lavoro con 62 anni e 41 di contributi. La finestra, infatti passa da tre a 7 mesi, l’assegno sarà calcolato integralmente col contributivo e, fino alla pensione ordinaria, non potrà superare quattro volte il minimo. Anche l’Ape sociale e Opzione donna sono state prorogate ancora per un anno, ma con requisiti più severi. Inoltre, per quanto riguarda i rinnovi dei contratti del pubblico impiego, vengono stanziati tre miliardi di euro con priorità per i comparti salute e sicurezza, oltre ad altri tre miliardi aggiuntivi per il fondo sanitario.
Per quanto riguarda la cedolare secca sugli affitti brevi, nel caso un proprietario affitti più immobili, aumenta al 26% a partire dal secondo immobile. Per il collegamento tra Messina e Villa San Giovanni la Legge di bilancio prevede un investimento da 11,6 miliardi spalmato tra il 2024 e il 2032 con erogazione a salire nel corso degli anni.
Venerdì 22 dicembre, ore 16.30