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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
2-6
febbraio

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 5/2026

2– 6 febbraio 2026

Ponte sullo stretto, via libera al Decreto

Cambio di rotta sul Ponte sullo Stretto. Dopo il confronto istituzionale tra il Matteo Salvini e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il testo del decreto, approvato nella seduta del 5 febbraio del Consiglio dei ministri, è stato rivisto: è venuta meno la figura del “super-commissario” così come i limiti che avrebbero dovuto restringere il controllo della Corte dei Conti. Il governo ha scelto di accogliere le osservazioni del Colle sulla necessità di mantenere la governance dell’opera entro i binari della trasparenza ordinaria. La regia del progetto resterà dunque sotto la supervisione diretta del Ministero, garantendo che ogni passaggio di spesa sia soggetto alla piena vigilanza della magistratura contabile. Salvini ha voluto però rassicurare sulla solidità del progetto: “Non è mai esistita una norma per limitare i controlli della Corte dei Conti“, ha dichiarato il Ministro, aggiungendo che “Non posso dire alla Corte dei Conti controlla il documento A, ma non controllare il documento B. Perché è impossibile “.

Nonostante i toni concilianti del leader del Carroccio, le opposizioni sono passate all’attacco. Il Partito Democratico ha interpretato la correzione del testo come una chiara bocciatura della linea d’azione del Ministro: i Dem hanno sottolineato come la gestione di miliardi di euro pubblici non possa ammettere deroghe sui controlli. Dura anche la reazione del Movimento 5 Stelle, che ha accusato Salvini di aver tentato di creare una “corsia preferenziale” priva di trasparenza. Con la firma del decreto depurato dalle norme più controverse, la palla passa ora al Parlamento per la conversione in legge, mentre Matteo Salvini ha confermato l’obiettivo di aprire i cantieri entro l’anno.

Semaforo verde al DDL PMI

L’Aula della Camera dei Deputati ha approvato il 5 febbraio 2026 con 124 voti favorevoli il Disegno di Legge annuale sulle PMI, primo provvedimento in attuazione della Legge 180/2011 dedicato alla tutela e allo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese. Il testo torna ora al Senato in terza lettura dopo le modifiche apportate a Montecitorio, che hanno comportato lo stralcio delle norme sulla filiera della moda e del tessile-abbigliamento, comprese le misure sui contributi per i programmi di sviluppo tecnologico e la certificazione volontaria di conformità, a seguito di una rimodulazione delle coperture finanziarie.

Confermato per il biennio 2026-2027 il meccanismo di staffetta generazionale tramite part-time incentivato, che consente ai lavoratori senior di ridurre l’orario tra il 25% e il 50% senza decurtazione della rendita pensionistica futura grazie a benefici contributivi statali, con obbligo per le imprese con meno di 50 dipendenti di assumere giovani under 34 a tempo indeterminato. Per le reti d’impresa è stato reintrodotto il regime di detassazione per gli utili reinvestiti in programmi comuni di innovazione, con una dotazione di 45 milioni di euro fino al 2028, affiancato dalla cartolarizzazione del magazzino per trasformare le scorte in strumenti finanziari e ottenere liquidità immediata. Sul fronte della sicurezza sul lavoro, il RSPP potrà svolgere moduli formativi direttamente negli ambienti dove si sono verificate anomalie, mentre viene sancito l’esonero dall’assicurazione obbligatoria per carrelli elevatori e veicoli aziendali utilizzati esclusivamente in aree private. Le recensioni online saranno lecite solo se accompagnate da prova d’acquisto e decadranno dopo due anni, con l’Antitrust incaricata della vigilanza.

Possibile sospensione per la “tassa sui pacchi”

Il Governo sta valutando di rinviare l’applicazione della tassa di 2 euro su tutte le importazioni di valore dichiarato inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue per attendere il nuovo dazio doganale di 3 euro su cui il Consiglio Ue ha già raggiunto un accordo per l’applicazione a partire dal prossimo 1° luglio 2026. La scelta, destinata a materializzarsi con una correzione all’interno del decreto Milleproroghe ora all’esame della Camera in prima lettura, punta a bloccare l’asimmetria regolatoria che sta già dando adito a pesanti comportamenti elusivi. Era stata Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica) a denunciare nelle settimane scorse l’aggiramento del contributo con i mini-pacchi indirizzati verso altri scali europei dove il contributo non è applicato allo sdoganamento e poi trasferiti con il trasporto via terra, e in particolare via camion, nel nostro Paese superando ogni obbligo di prelievo in quanto beni provenienti da Paesi dell’area Schengen.

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva già aperto alla possibilità di un rinvio dichiarando: “Valuteremo. C’è una decisione europea e vedremo di renderla coerente”. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel fornire le prime istruzioni per l’applicazione, aveva optato per un debutto soft in via amministrativa facendo leva sullo Statuto del contribuente: con la circolare 1/2026 è stato delineato un regime transitorio per le importazioni effettuate dal 1° gennaio al 28 febbraio 2026 in base al quale i contributi dovranno essere riepilogati e versati entro il 15 marzo 2026, mentre dal 1° marzo 2026 scatterebbe il regime ordinario. Con il differimento da inserire e approvare all’interno del Milleproroghe, anche questa soluzione dovrebbe essere superata per azzerare lo starter e attendere tutti gli altri partner dell’Unione europea ai nastri di partenza del dazio di 3 euro dal 1° luglio.

Come va con l’affaire Vannacci?

Nella giornata di lunedì, dopo un incontro serale con il segretario della Lega Matteo Salvini, Roberto Vannacci ha formalizzato l’uscita dal partito, aprendo una nuova fase del suo percorso politico. L’ufficialità è arrivata nel pomeriggio di martedì, con un post pubblicato sui social mentre a Milano era in corso il Consiglio federale della Lega, riunione alla quale l’eurodeputato era stato invitato. “Inseguo un sogno, e vado lontano. Futuro nazionale”, ha scritto Vannacci, annunciando la nascita del nuovo soggetto politico e l’intenzione di presentare una lista alle elezioni politiche del 2027.

La risposta del leader leghista è arrivata a stretto giro. Salvini ha parlato di «delusione e amarezza», ricordando che “la Lega aveva accolto Vannacci quando aveva tutti contro” e sottolineando come “far parte di un partito non significa solo ricevere, è soprattutto lavoro e lealtà”. Il vicepremier ha inoltre escluso qualsiasi ipotesi di futura alleanza, definendo chiuso il rapporto politico e ribadendo che il nuovo movimento non rappresenta un’opzione per il centrodestra.

All’interno della maggioranza, le reazioni sono state improntate alla cautela. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ridimensionato la portata politica della scissione, osservando che “sarà una forza politica come tante altre” e che spetterà agli elettori valutarne il peso. Dal fronte opposto, il centrosinistra ha letto l’uscita di Vannacci come un segnale di tensione nella coalizione di governo. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha parlato di una destra che “si divide”, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein ha sostenuto che “questa destra non è imbattibile”, rivendicando il lavoro in corso per costruire un’alternativa progressista.

In questo contesto si inserisce anche la scelta dei deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso, che hanno comunicato ufficialmente alla Presidenza della Camera e al gruppo parlamentare della Lega l’uscita dal gruppo per aderire al Gruppo Misto. Successivamente, entrambi hanno annunciato sui social l’adesione al progetto di Vannacci. «Interpreto la politica come azione e servizio da garantire in una cornice di coerenza e verità, binomio che non vedo più presente nella Lega Salvini Premier», ha scritto Ziello. “Esco dalla Lega e scelgo di seguire il generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista”, ha aggiunto Sasso. Una decisione coerente con le posizioni già assunte nei mesi scorsi dai due parlamentari, che avevano presentato un emendamento contro l’invio di armi all’Ucraina e scelto di non votare la risoluzione di maggioranza sul conflitto, allineandosi di fatto alle posizioni dell’ex generale.

Le principali novità dal Consiglio dei ministri

Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 5 febbraio a Palazzo Chigi sotto la presidenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha approvato un articolato pacchetto di provvedimenti normativi che intervengono su sicurezza pubblica, infrastrutture strategiche, lavoro e attuazione di obblighi europei.

Tra i provvedimenti spicca il decreto-legge in materia di sicurezza pubblica che introduce misure urgenti per il contrasto dei fenomeni di violenza urbana e dell’uso di armi proprie e improprie. Il testo prevede un inasprimento delle sanzioni per il porto abusivo di coltelli e strumenti atti ad offendere, ampliando l’elenco degli oggetti vietati e trasformando alcune fattispecie da contravvenzioni in delitti puniti con la reclusione fino a tre anni. Viene inoltre introdotto il divieto di vendita ai minori di strumenti da punta e taglio, anche attraverso piattaforme online, con sanzioni aggravate in caso di reiterazione.

Il decreto rafforza i poteri di prevenzione delle forze di polizia nelle manifestazioni pubbliche. Il provvedimento interviene infine sul regime delle indagini in presenza di cause di giustificazione, introducendo un modello di annotazione preliminare distinto dal registro degli indagati per i casi di uso legittimo delle armi.

«La sicurezza dei cittadini, e in particolare dei più giovani, è una priorità del Governo», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando che l’intervento normativo «mira a prevenire, non solo a reprimere, e a riaffermare il principio di responsabilità». Secondo la premier, il decreto rappresenta «una risposta concreta a fenomeni che non possono più essere sottovalutati».

Venerdì 6  febbraio, ore 17.00