Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
4-7 Dicembre
L’Italia dice addio alla Via della Seta
È ufficiale: con lettera inviata all’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, il Ministero degli Affari esteri ha comunicato che l’Italia non intende estendere la durata del memorandum sulla Via della Seta. Il ministro Tajani ha comunque assicurato che la volontà del governo è “rilanciare il partenariato strategico, indipendentemente dalla nostra partecipazione alla Via della Seta”. L’uscita dalla Belt and Road Initiative è stata complessa, con Roma che ha provato ad evitarla (senza successo) cambiando i termini dell’accordo. Il “no comment”, tanto da parte di Palazzo Chigi che di Pechino, serve a non farne un caso; se da un lato la Cina si trova a gestire un progetto entrato in parte in crisi per ragioni finanziarie – e l’uscita dell’Italia rappresenta un ulteriore smacco -, Roma ha tutto l’interesse a continuare ad avere buone relazioni con quella che è la seconda economia del mondo.
Il senatore leghista Marco Dreosto ha commentato il tutto sottolineando come l’Italia riconfermi così “il proprio collocamento geopolitico che sta saldamente con l’Occidente e all’interno del sistema delle alleanze tradizionali”. La Cina resta un partner commerciale, ha poi precisato Dreosto, con Carlo Calenda che ha rimarcato come si sia trattato di una “decisione sacrosanta”.
L’Italia aveva aderito alla Via della Seta il 23 marzo 2019, quando l’allora premier Giuseppe Conte e Xi Jinping avevano firmato il Memorandum. Tuttavia, dopo quattro anni (complice la pandemia e la contrarietà di Washington) dei risultati attesi non resta molto.
Cos’è successo al salario minimo?
La Camera ha dato il via libera, in prima lettura, al disegno di legge che avrebbe dovuto introdurre il salario minimo a 9 euro lordi l’ora. Tuttavia, il testo approvato ha stravolto la proposta originaria delle opposizioni, che infatti hanno protestato a gran voce con il leader dei 5 Stelle, Conte, che ha ritirato la firma dal provvedimento arrivando poi a strappare il testo in aula. Nei fatti, il salario minimo a 9 euro lordi l’ora non esiste più, dal momento che, in Commissione Lavoro, è stato approvato un emendamento che ha eliminato la proposta unitaria del centrosinistra trasformando il tutto in una legge delega. Il Parlamento ha praticamente incaricato il governo di legiferare in materia “entro sei mesi dall’approvazione del testo”.
“Oggi è un giorno triste”, ha commentato la segretaria Dem Elly Schlein, che ha accusato il governo di voler “spalancare la porta ad altri contratti pirata e reintrodurre le gabbie salariali”. Anche il resto dell’opposizione si è dimostrata compatta contro la decisione della maggioranza. Giuseppe Conte ha parlato di una “battaglia rallentata”, mentre Marattin di Italia Viva ha accusato il governo di aver calpestato i diritti delle opposizioni. Serafica invece Giorgia Meloni, che ha sottolineato come l’opposizione ha avuto 10 anni per intervenire sul salario minimo ma non l’ha fatto. Il provvedimento è ora atteso al Senato per l’approvazione definitiva.
Europee 2024: tensioni nella maggioranza
Le prossime elezioni Europee sembrano già causare una forte competizione all’interno del centrodestra. L’incontro dei sovranisti svoltosi a Firenze, convocato dal leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini, ha creato l’occasione per attaccare pesantemente l’Unione europea. Tra i vari attacchi, quello più insidioso per la premier italiana, Giorgia Meloni, è alla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola, in visita italiana e che sia l’altro vicepremier, Antonio Tajani, che la Presidente del Consiglio hanno incontrato. La Presidente del Parlamento UE fa parte del Ppe, il raggruppamento di cui fa parte Forza Italia, che non a caso in questi giorni ha cercato di contrastare toni e contenuti scaturiti dal summit delle destre di Firenze.
Sul tavolo dell’incontro tra le due leader vi è stata la marcia di avvicinamento dei Conservatori europei, il gruppo guidato da Meloni a Bruxelles, alla maggioranza che governa l’Unione. Appare quindi inevitabile una forte competizione tra partiti alleati a Roma ma non in Europa: da un lato la Meloni (FdI) al centro delle trattative per la futura maggioranza europea, dall’altro lato Tajani (FI) che, facendo parte del gruppo del Ppe, in quella maggioranza già ci sta, e per finire Salvini (Lega), che con il gruppo Identità e democrazia promette opposizione agli “inciuci” di Metsola. Alla fine, la premier italiana ha voluto incontrare Matteo Salvini in un colloquio durato circa un’ora e che mostra a sei mesi dalle elezioni europee le prime avvisaglie di spaccatura tra gli alleati di Governo.
Italia e Albania ratificano l’accordo sui migranti
Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica del Protocollo tra il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania e il Governo della Repubblica italiana per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023. L’intesa è stata contestata sin da subito dall’opposizione e vedrà probabilmente un iter parlamentare movimentato. Il protocollo siglato da Giorgia Meloni ed Edi Rama a Palazzo Chigi sembrava non necessitare di una ratifica parlamentare, in quanto il protocollo si basava su due trattati fra Roma e Tirana. Tuttavia, le opposizioni, inviando anche una lettera al Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, hanno contestato la tesi di escludere l’intesa dal passaggio Parlamentare, portando il ministro degli Esteri Antonio Tajani a dichiarare l’intenzione del Governo a sottoporre “in tempi rapidi alle Camere un disegno di legge di ratifica”.
Quello che doveva essere quindi un decreto-legge ora diventerà un disegno di legge, che dovrà essere approvato dalle Camere, con tutte le lungaggini che questo comporta, anche se avrà un percorso parlamentare preferenziale. Inoltre, il Governo dovrà sostenere i costi di un’operazione che doveva essere un affare per affrontare l’emergenza migranti ma che rischia di diventare un salasso, visto che i costi reali saranno di 200 milioni di euro l’anno, un miliardo in 5 anni.
Giovedì 7 dicembre, ore 17.00