Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
25 – 29 maggio 2026
Sommario
1. Comunali 2026: centrodestra tiene Venezia e conquista Reggio Calabria, centrosinistra si rifà in Toscana
2. Lombardia, via libera alla legge sui Data Center
3. Iperammortamento: il dietrofront del Governo sul cloud
4. Meloni all’Assemblea annuale di Confindustria: burocrazia, nucleare e critiche all’Europa
1. Comunali 2026: centrodestra tiene Venezia e conquista Reggio Calabria, centrosinistra si rifà in Toscana
Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio hanno coinvolto circa 750 comuni e oltre sei milioni di elettori. L’affluenza si è fermata al 60%, quasi cinque punti sotto la tornata precedente, confermando un trend di calo della partecipazione già registrato in precedenti consultazioni locali.
Il risultato più atteso riguardava Venezia, unico capoluogo di regione al voto. I sondaggi della vigilia accreditavano il candidato del campo largo Andrea Martella in vantaggio, ma a imporsi al primo turno è stato Simone Venturini, assessore della giunta uscente, con oltre il 51% dei voti contro il 39% dello sfidante. A trainarlo è stata soprattutto la sua lista civica, che ha superato il 30%, mentre i partiti della coalizione — FdI e Lega — si sono fermati rispettivamente al 13% e al 4,7%.
Più netta la vittoria del centrodestra a Reggio Calabria, dove Francesco Cannizzaro di Forza Italia è stato eletto sindaco con quasi il 70% dei voti, terminando oltre un decennio di amministrazioni di centrosinistra guidate da Giuseppe Falcomatà.
Il centrosinistra porta a casa risultati importanti in diverse città: Mantova, Pistoia, Avellino e Andria vanno al campo progressista. A Salerno, Vincenzo De Luca è stato rieletto sindaco per la quinta volta con quasi il 58% dei voti, pur correndo senza il simbolo del Pd. A Prato si riconferma Matteo Biffoni, a Messina il civico Federico Basile.
Diversi comuni andranno al ballottaggio il 7 e 8 giugno. Ad Arezzo il centrodestra è in testa ma non ha chiuso al primo turno; a Macerata il sindaco uscente Sandro Parcaroli ha mancato la riconferma diretta per una manciata di voti, fermandosi a un soffio dal 50%. Si tornerà alle urne anche a Lecco e Chieti.
Sul piano nazionale, Meloni ha commentato ironicamente: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. Schlein ha rivendicato i risultati in Toscana e sottolineato che il campo largo resta competitivo in vista delle politiche del 2027. Pd e Fratelli d’Italia si confermano i partiti di riferimento delle rispettive coalizioni, mentre Lega e Movimento 5 Stelle hanno raccolto poco nei principali comuni al voto.
2. Lombardia, via libera alla legge sui Data Center
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato martedì 26 maggio la prima legge regionale italiana dedicata ai data center, colmando un vuoto normativo in un settore in rapida espansione. Il provvedimento, proposto dalla giunta guidata dal presidente Attilio Fontana, è passato con un via libera a maggioranza.
Sull’approvazione il relatore Lobati (FI) ha dichiarato “con questa legge Regione Lombardia si dota di una cornice chiara e moderna per governare lo sviluppo dei data center, infrastrutture ormai essenziali per la vita quotidiana, l’economia digitale e l’innovazione tecnologica. Il nostro obiettivo è coniugare capacità di investimento e sostenibilità ambientale, favorendo il recupero delle aree dismesse, limitando il consumo di suolo e incentivando l’utilizzo di energie rinnovabili. Introduciamo regole certe e omogenee per i procedimenti autorizzativi e urbanistici, semplificando i percorsi amministrativi ma garantendo al tempo stesso il controllo pubblico e il coordinamento tra gli enti coinvolti”.
La Lombardia è il territorio italiano più esposto al fenomeno: ospita 67 strutture operative su 168 presenti nell’intero Paese e concentra circa il 63% delle richieste nazionali di autorizzazione per nuovi insediamenti. La legge nasce da questa pressione crescente e punta a governare lo sviluppo del settore senza bloccarlo, introducendo regole su localizzazione, autorizzazioni e impatto ambientale.
Il fulcro della norma è la preferenza per le aree industriali dismesse, le ex cave e i siti da bonificare come luoghi prioritari per i nuovi insediamenti. Chi sceglierà queste aree beneficerà di procedure più rapide e oneri ridotti. Al contrario, chi vorrà costruire su suolo agricolo dovrà sostenere costi maggiorati del 100%, e del 200% per chi si insedierà in aree a tutela speciale come i parchi. Questi coefficienti sono stati inaspriti rispetto alla proposta originaria proprio durante l’esame in aula, attraverso emendamenti approvati nella seduta finale.
La legge prevede anche la nascita di uno Sportello regionale unico per le autorizzazioni, con l’obiettivo di semplificare e centralizzare le pratiche. I comuni avranno un anno di tempo per aggiornare i propri strumenti urbanistici e mappare le aree dismesse disponibili. Province e Città Metropolitana di Milano dovranno rendere pubblici online i dati raccolti, pena la perdita di accesso ad alcuni fondi regionali.
Sul piano politico, la legge è stata approvata con il solo voto della maggioranza: tre consiglieri del Pd si sono astenuti, altri tre hanno abbandonato l’aula. I capigruppo del centrosinistra hanno giudicato il testo insufficiente sul piano della programmazione territoriale e della tutela ambientale, mentre la maggioranza l’ha difesa come uno strumento moderno per accompagnare la trasformazione digitale garantendo certezze a operatori e comuni.
3. Iperammortamento: il dietrofront del governo sul cloud
Il nuovo iperammortamento introdotto dalla legge di Bilancio 2026, che stanzia 9,8 miliardi di euro su base triennale, è stato al centro di un complesso iter amministrativo e legislativo. Le prime bozze del decreto attuativo circolate a metà aprile 2026 includevano i software in cloud (SaaS) tra le spese agevolabili. Tuttavia, nella fase finale della negoziazione tra MIMIT e MEF, la Ragioneria Generale dello Stato ha imposto l’eliminazione del cloud dal testo firmato il 4 maggio 2026. La motivazione formale è di natura contabile: i canoni di abbonamento SaaS non sono considerati beni ammortizzabili in senso tradizionale. Questa scelta ha suscitato forti polemiche da parte di Anitec-Assinform, che ha evidenziato come circa l’80% della spesa tecnologica delle imprese italiane transiti oggi proprio attraverso modelli in cloud.
Escluso dal decreto, il dibattito si è subito spostato sul fronte parlamentare durante la conversione del DL Fiscale (DL 38/2026), individuato come il veicolo utile per reinserire il cloud nel perimetro degli incentivi. Nonostante il pressing delle associazioni e la presentazione di emendamenti trasversali da parte di forze sia di maggioranza (Fratelli d’Italia e Forza Italia) sia di opposizione (Movimento 5 Stelle e Partito Democratico), le proposte di modifica sono state interamente ritirate o respinte.
Il Senato ha approvato il testo il 14 maggio 2026 senza variazioni sul perimetro, seguito dalla Camera che ha blindato definitivamente il provvedimento il 22 maggio 2026. Nonostante la chiusura legislativa, il dossier politico rimane aperto: a fronte delle richieste del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, la premier Meloni ha mostrato un’apertura a valutare l’inclusione del cloud in futuro, dichiarando pubblicamente: “Considero corretto e intelligente ragionare di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud, dobbiamo fare i conti con il mondo verso il quale andiamo”. Sulla stessa linea il ministro Adolfo Urso ha confermato che il lavoro tecnico con il MEF sta proseguendo in vista di un successivo provvedimento normativo.
4. Meloni all’Assemblea annuale di Confindustria: burocrazia, nucleare e critiche all’Europa
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuto nella giornata di martedì 26 maggio all’assemblea annuale di Confindustria alla Nuvola di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dei vertici delle istituzioni. Il discorso ha seguito la relazione del Presidente degli industriali Emanuele Orsini, con il quale la Premier ha mostrato una convergenza su diversi temi chiave: Europa, burocrazia ed energia.
Sul fronte europeo, Meloni ha tracciato un quadro critico definendo l’Unione Europea un “gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività e crescita sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici”. Ha poi chiesto all’Europa di “fare meno e meglio” e ha proposto agli industriali di avviare insieme «un cantiere comune» per riformare la burocrazia italiana, partendo dall’ascolto diretto delle imprese come utenti dei servizi pubblici. Sulla tassa europea sulle emissioni – il sistema ETS – ha usato toni netti, definendola “paradossale” e “fonte di ulteriori disparità”.
Sul nucleare ha confermato la tabella di marcia già annunciata al Senato: la legge delega e i decreti attuativi saranno approvati entro l’estate. “Sono molto determinata su questo”, ha dichiarato, indicando i reattori modulari come tecnologia prioritaria. Il tema energetico è stato presentato come centrale per la competitività del sistema produttivo, con un richiamo anche alla necessità di non dipendere da fonti esterne.
Meloni ha poi difeso le spese per la difesa, consapevole dell’impopolarità del tema in Italia, sostenendo che un Paese che non riesce a garantire la propria sicurezza paga il prezzo in termini di autonomia e capacità di tutelare i propri interessi.
Più in secondo piano è rimasto il tema dei salari, che Orsini aveva invece affrontato nella sua relazione, riconoscendolo come un problema strutturale del Paese. La Premier ha richiamato le misure già adottate – taglio del cuneo fiscale, riduzione dell’IRPEF, rinnovi contrattuali nel pubblico impiego – senza tuttavia sviluppare una risposta diretta alle preoccupazioni degli industriali sul potere d’acquisto dei lavoratori.
La giornata ha consegnato un’immagine di forte sintonia tra Governo e Confindustria sui dossier dell’energia, della semplificazione normativa e della revisione delle regole europee. Resta però aperta la questione più difficile: tradurre questa convergenza in misure capaci di incidere concretamente su crescita e salari.
Venerdì 29 maggio, ore 15.45