Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
16 – 20 giugno
Gli esiti del G7
Il G7 canadese si è chiuso tra le incognite causate dai numerosi conflitti che affliggono la comunità internazionale. Ma il vertice, secondo Giorgia Meloni, è stato caratterizzato anche dall’unità sui grandi temi, a partire dalla crisi in Medio Oriente: “l’obiettivo” – ha dichiarato la Meloni – “al quale tutti lavoriamo è arrivare a negoziazioni che consentano davvero di impedire che l’Iran diventi una potenza nucleare”. Parole simili, anche se più diplomatiche, a quelle pronunciate dal cancelliere tedesco Merz secondo il quale Israele “sta facendo il lavoro sporco” per neutralizzare il potenziale nucleare dell’Iran. La Meloni ha inoltre escluso la possibilità che sia Putin a mediare tra Israele e Iran mentre su Gaza si è detta ottimista: “credo che sia un momento nel quale si può arrivare a un cessate il fuoco”. Secondo la Premier c’è convergenza “con tutte le persone che erano al vertice”.
L’altro macrotema centrale sul tavolo del G7 è stato l’Ucraina. A tal proposito, la Meloni ha sottolineato come “ogni volta che si cerca di fare qualche passo in avanti la Russia provoca con attacchi sulla popolazione civile”. Il dibattito tra i leader del G7 si è concentrato, da un lato, sulle mosse future per continuare a sostenere l’Ucraina mentre, dall’altro, sulle sanzioni da applicare alla Russia per continuare a tenere alta la pressione.
Iran, Crosetto: “l’Italia non entrerà in guerra”
Nel corso di un’intervista, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha escluso un coinvolgimento diretto dell’Italia in un’eventuale guerra tra Stati Uniti e Iran: “Non solo perché è costituzionalmente impossibile, ma non c’è neanche la volontà”. A proposito delle basi aeree americane presenti in Italia, Crosetto ha ricordato che sono regolate da un accordo risalente ai primi anni ’50, che prevede l’uso solo previa autorizzazione del governo italiano: “Possono utilizzarle soltanto spiegando per cosa le vogliono utilizzare e soltanto dopo l’autorizzazione del governo italiano”. Ha inoltre chiarito che “non è stata mai chiesta questa autorizzazione”.
Riguardo alla sicurezza degli italiani in Iran, Crosetto ha lanciato un appello: “io consiglierei a tutti gli italiani di abbandonare Teheran che è la zona più pericolosa”, sottolineando il rischio crescente a causa delle azioni militari israeliane. Infine, ha evidenziato le difficoltà logistiche per lasciare l’Iran: “È un percorso molto difficile, di oltre 1.500 chilometri, fatto soltanto attraverso terra, quello che consente agli italiani di abbandonare Teheran e di arrivare a Baku in Azerbaigian”. Tuttavia, ha ribadito l’urgenza della partenza: “non si può rimanere in un paese dove la guerra può continuare anche per molto tempo e dove l’impiego delle armi diventa sempre più sofisticato, sempre più pericoloso”.
L’Italia entra nell’alleanza UE a favore dell’energia nucleare
Durante il recente Consiglio Energia tenutosi a Lussemburgo, l’Italia ha compiuto un passo decisivo passando da semplice osservatore a membro effettivo e operativo dell’Alleanza europea per il nucleare, iniziativa promossa dalla Francia a partire dal 2023. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha evidenziato come questa adesione sia perfettamente in linea con il disegno di legge che punta al ritorno della produzione nucleare nel nostro Paese.
L’ingresso nell’Alleanza consente all’Italia di partecipare attivamente alle scelte politiche e finanziarie del gruppo, che oggi riunisce 13 Paesi europei favorevoli al nucleare, tra cui Francia, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria e Svezia. L’obiettivo dell’Alleanza è promuovere reattori di nuova generazione, sostenere progetti condivisi e creare una “Accademia delle Competenze Nucleari”, in coerenza con le priorità del PNIEC e del Net-Zero Industry Act. Nel quadro del piano PinC (Piano industriale nucleare europeo) promosso dalla Commissione UE, l’Italia contribuirà al raggiungimento di un obiettivo ambizioso: mobilitare 241 miliardi di euro di investimenti entro il 2050, tra nuovi reattori e prolungamento della vita utile degli impianti esistenti. L’adesione apre anche l’accesso a importanti canali di finanziamento europei, tra cui quelli della BEI, dell’Innovation Fund e dei meccanismi Ipcei, a sostegno in particolare dei mini-reattori modulari (SMR) e delle infrastrutture necessarie.
Il programma nucleare italiano punta a coinvolgere aziende strategiche come Enel, Ansaldo, Leonardo e la società statale Nuclitalia, con l’obiettivo di sviluppare reattori di terza e quarta generazione, da mettere in funzione entro la fine del decennio. Sebbene i referendum del 1987 e del 2011 abbiano bloccato il nucleare nel nostro Paese, il governo ritiene che questa scelta sia ormai necessaria per rafforzare la resilienza energetica nazionale, ridurre la dipendenza dal gas russo e accelerare la decarbonizzazione in vista del 2050.
La separazione delle carriere arriva al Senato
Il Senato ha avviato la discussione sul disegno di legge costituzionale n. 1353, approvato in prima lettura alla Camera, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Il testo prevede anche la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Durante la seduta, sono state respinte le pregiudiziali di costituzionalità avanzate da PD, M5S e AVS con 110 voti contrari, 52 favorevoli e 3 astenuti. Tra questi, Pier Ferdinando Casini (PD) si è astenuto, sottolineando che il provvedimento non viola la Costituzione.
La riforma mira a modificare vari articoli costituzionali, separando l’autogoverno di giudici e pubblici ministeri. Ogni Consiglio sarà presieduto dal Presidente della Repubblica, e i membri saranno selezionati per due terzi tra i magistrati e per un terzo tramite sorteggio da un elenco di giuristi elaborato dal Parlamento. L’Alta Corte disciplinare, altro cardine del provvedimento, sarà competente per le sanzioni verso i magistrati e composta da 15 membri con diverse modalità di nomina e sorteggio. Le sue decisioni potranno essere impugnate davanti alla stessa Corte in diversa composizione.
L’opposizione ha criticato aspramente il disegno di legge. Francesco Boccia (PD) accusa il governo di voler “sottomettere i PM”, mentre per Roberto Cataldi (M5S) si tratta di una “forzatura inaccettabile”. Anche Peppe De Cristofaro (AVS) ha definito il testo un attacco all’equilibrio costituzionale della giustizia.
Venerdì 20 giugno, ore 16.30