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Settimana Politica n.25/2022

20 – 24 giugno

Lo strappo di Di Maio

Dopo mesi di tensioni tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, nel M5S si consuma la scissione. Al termine di una lunghissima giornata, quella di martedì, caratterizzata da una continua ed intensa attività di scouting, in serata il Ministro degli esteri comunica la decisione “sofferta, che mai avrei immaginato di dover fare” di lasciare il MoVimento 5 Stelle.

A far traboccare un vaso ormai colmo da tempo è lo scontro, consumatosi negli ultimi giorni, sull’invio di armi all’Ucraina, con Conte critico nei confronti della linea governativa fortemente difesa da Di Maio.

Nell’annunciare alla stampa la propria decisione, Di Maio sottolinea la vicinanza al Governo Draghi e alla visione euroatlantica (“Non possiamo permetterci più ambiguità. Dovevamo necessariamente scegliere da che parte stare della storia, con l’Ucraina aggredita o la Russia aggressore”) e attacca, senza nominarlo, l’ex Presidente del Consiglio, affermando come “pensare di picconare la stabilità del Governo solo per ragioni legate alla propria crisi di consenso è da irresponsabili”.

Nasce “Insieme per il Futuro”

A seguire Di Maio nel nuovo soggetto politico “Insieme per il futuro” (in cui “non ci sarà spazio per l’odio, populismo, sovranismi ed estremismi”) sono oltre 60 parlamentari, 51 deputati e 11 senatori. Da oggi inizia un nuovo percorso” commenta il Ministro degli esteri, “per fare progredire l’Italia da Nord a Sud abbiamo bisogno di aggregare i migliori talenti e le migliori capacità, perché uno non vale l’altro […] Nessuno ha intenzione di creare una forza politica personale, ci mettiamo in cammino. Partendo dagli amministratori locali”.

Capogruppo alla Camera sarà Iolanda Di Stasio, mentre al Senato la componente politica del gruppo Misto (per formare un gruppo parlamentare a Palazzo Madama è necessario il simbolo di un partito presentatosi alle ultime elezioni: un supporto in tal senso potrebbe arrivare nelle prossime ore dal Centro democratico di Tabacci) sarà guidata da Primo Di Nicola; a Vincenzo Spadafora il ruolo di coordinatore politico. “La costituzione dei gruppi di Insieme per il Futuro aiuterà e rafforzerà la stabilità del Governo” assicura Di Maio.

Le reazioni dei partiti…

Le reazioni nel M5S arrivano dopo una nottata di calcoli e riflessioni. Per Conte, che respinge al mittente le accuse di anti-atlantismo (“non abbiamo da chiarire tutti i giorni quello che da noi non è mai stato messo in discussione, come la collocazione euroatlantica. Su questo, io che sono ho fatto due volte il presidente del Consiglio, non posso accettare nessuna lezione”), le posizioni di Di Maio erano ormai “evidentemente lontane da quelle del MoVimento”, che rimane “forte con i nostri valori, i nostri ideali e il nostro progetto politico”. Più duro il Presidente della Camera Roberto Fico, secondo il quale quella del Ministro degli esteri “è solo un’operazione di potere e non politica.

Nel centrosinistra, il Segretario del PD Enrico Letta sottolinea che “la scissione era nell’aria” e “poco o nulla cambia per il Governo” né per la creazione del c.d. campo largo, che è ora “sulle spalle” del Partito democratico.

Nel centrodestra, FI esprime preoccupazione per le ripercussioni sul Governo (“mi auguro che le beghe interne ai 5 Stelle non provochino danni al Paese” dichiara Tajani), mentre Salvini ostenta distacco (“non mi interessano le beghe e i litigi dei 5 Stelle […] a me interessa aumentare lo sconto di benzina, luce e gas”).

Dall’opposizione, Meloni parla di “harakiri 5 Stelle” e reputa “una follia” tenere in piedi il Governo dopo la scissione.

… E le ripercussioni sullo scenario politico

Con l’uscita dei “dimaiani”, il M5S “non è più la prima forza politica in Parlamento”, come ha ricordato lo stesso Di Maio. La scissione non dovrebbe però avere, almeno nell’immediato, delle conseguenze sulla tenuta del Governo, verso il quale Conte ribadisce il proprio sostegno.

Se a livello parlamentare non dovrebbero esservi rilevanti ripercussioni, lo stesso non può dirsi a livello politico. Insieme per il Futuro, che Di Maio non definisce partito ma “contenitore temporaneo” di moderati, vuole collocarsi al centro, area già intasata ma nella quale i movimenti sono continui e si parla da tempo di possibili aggregazioni e alleanze.

Ad osservare con attenzione le mosse di Di Maio e spingere per la creazione di un “grande centro” ci sarebbero il Sindaco di Milano Beppe Sala (“Tra i giovani politici è uno che è cresciuto, lo guardo con attenzione […] Bisogna giudicare le persone non solo dal passato ma anche dal potenziale”) e quello di Firenze Dario Nardella (“Serve un Ulivo 2.0, depurato da egoismi […] siamo obbligati a costruire un’ampia alleanza per battere la destra”), mentre da Forza Italia arriva il sostegno della Ministra Mara Carfagna, secondo la quale lo strappo di Di Maio è stato “molto coraggioso” e la scissione è “un bene. Più critici Renzi e Calenda, secondo il quale “Di Maio non è credibile”, mentre il Sindaco di Venezia Brugnaro, che incassa la fuoriuscita di 4 deputati e il conseguente scioglimento del gruppo parlamentare Coraggio Italia alla Camera per mancanza di numeri, apprezza la mossa del Ministro degli esteri e ne auspica l’ingresso nel proprio partito (“A Coraggio Italia piacciono i coraggiosi e Luigi Di Maio lo è. Magari si unisse a noi!”).

Grande è la confusione sotto il cielo moderato, ma è indubbio che entro l’autunno qualcosa si muoverà e il progetto del “grande centro” potrebbe vedere la luce. La legge elettorale attuale e l’avvicinarsi della fine della legislatura consegnano a tutte queste forze un punto di contatto comune, che potrebbe far passare in secondo piano divisioni politiche e avversioni personali: il desiderio di non sparire alle prossime elezioni.

Il Parlamento conferma la linea del Governo sull’Ucraina

Al momento, il terremoto in casa M5S non ha ripercussioni sul Governo. L’Esecutivo incassa in entrambi i rami del Parlamento l’approvazione, ad ampia maggioranza, delle risoluzioni sull’invio di armi all’Ucraina, votate in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno. L’Italia potrà continuare a sostenere Kiev per tutto l’anno, anche inviando armi, senza la necessità di ulteriori passaggi parlamentari. Votano a favore anche i 5 Stelle: “come vedete, il sostegno a Draghi non è in discussione, e non è in discussione la nostra collocazione internazionale” commenta Conte.

Sì all’Ucraina nell’Unione

Mentre la guerra supera il 120esimo giorno e l’esercito ucraino annuncia il ritiro da Severodonetsk, il Consiglio europeo riconosce all’Ucraina (e alla Moldavia) lo status di Paese candidato all’adesione all’UE. Il presidente ucraino Zelensky esulta, parlando del “più grande passo verso il rafforzamento dell’Europa che si potrebbe compiere in questo momento” e dichiarando che “il futuro dell’Ucraina è in Europa”. Anche le istituzioni europee esprimono soddisfazione: per il Presidente del Consiglio europeo Michel si tratta di “un momento storico”, mentre la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen sottolinea come la decisione “mostra ancora una volta al mondo che [l’Europa] è unita e forte di fronte alle minacce esterne”.

Crisi del Gas e caro energia: si muove l’UE

Nel corso del Consiglio europeo, il Presidente del Consiglio Draghi incassa l’appoggio di numerosi partner sulla necessità di agire per far fronte all’emergenza legata al taglio delle forniture di gas dalla Russia. Draghi propone la convocazione di un vertice straordinario sull’energia a fine luglio, per discutere dell’introduzione di un price cap sul prezzo del gas, soluzione già prospettata a fine maggio. La proposta italiana trova l’appoggio di Francia, Spagna e Germania (oltre che del Presidente del Consiglio Michel), ma incontra anche le resistenze dei Paesi c.d. frugali, Olanda in testa. L’ipotesi di un Consiglio straordinario rimane comunque in campo e la Presidente von der Leyen annuncia che a luglio “la Commissione europea presenterà un piano europeo per affrontare l’emergenza energetica”.

Sul fronte interno, per arginare il caro-energia il Consiglio dei Ministri vara un nuovo decreto-legge da 3,2 miliardi che proroga di altri tre mesi (fino a settembre) le misure a sostegno di famiglie e imprese previste dal c.d. Dl Aiuti.

Nella giornata di venerdì, il Ministro dell’economia Franco e quello della transizione ecologica Cingolani firmano il decreto interministeriale che proroga il taglio alle accise dei carburanti fino al 2 agosto.

PSN, aggiudicata la gara (con riserva)

La cordata Fastweb-Aruba si aggiudica la gara per il Polo Strategico Nazionale, spuntandola sul raggruppamento costituito da Sogei, Leonardo, CDP Equity e TIM, che era risultato primo nella fase di valutazione dei progetti ed era risultato, pertanto, soggetto promotore del progetto. La gara è stata aggiudicata a 2,8 miliardi, il 40% in meno rispetto ai 4,4 miliardi di base d’asta.

Il raggruppamento Sogei-Leonardo-CDP-TIM, che ha diritto di prelazione, ha 15 giorni di tempo – a partire dalla data di aggiudicazione, il 22 giugno – per presentare una controfferta alle medesime condizioni e potersi aggiudicare la realizzazione del PSN.

USA, la Corte Suprema cancella la sentenza sul diritto all’aborto

La fuga di notizie delle scorse settimane trova conferma nel pomeriggio di venerdì: la Corte Suprema americana annulla la storica sentenza Roe vs. Wade del 1973, che aveva legalizzato l’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti, sostenendo che “la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto”. I singoli Stati avranno ora la possibilità di introdurre leggi proprie, anche molto stringenti; sarebbero 26 gli Stati intenzionati ad andare in questa direzione già nelle prossime settimane.

Le reazioni non si fanno attendere. Tre dei nove giudici costituzionali votano contro la sentenza, dichiarando come “tristemente” molte donne “hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale”. Critico l’ex Presidente Barak Obama, secondo il quale la Corte ha “attaccato le libertà fondamentali di milioni di americani”, mentre la speaker della Camera Nancy Pelosi parla di sentenza “crudele e scandalosa”. Esultano invece i Repubblicani, con il Senatore Mitch McConnell ritiene la sentenza “coraggiosa e corretta” e l’ex Vicepresidente Mike Pence che dichiara lapidario “La vita ha vinto”.

In Francia Macron perde la maggioranza

Poche settimane dopo la riconferma alla Presidenza della Francia, Macron subisce una dura sconfitta alle elezioni legislative. Ensemble, la coalizione che raggruppa i partiti che appoggiano il Presidente (tra cui La République En Marche), si ferma a 246 seggi, lontano dai 289 necessari per avere la maggioranza assoluta.

I 142 seggi conquistati dalla sinistra di Mélenchon e gli 89 del Rassemblement National di Marine Le Pen (risultato storico per la destra, che nella precedente legislatura si era fermata a 8 eletti) renderanno estremamente complicata la ricerca di una maggioranza da parte del Presidente. Al momento, nessuno schieramento sembra disposto a dar vita ad un governo di unità nazionale (nemmeno i gollisti, che hanno ottenuto 61 seggi), e Macron ha invitato la Francia ad “imparare collettivamente a governare e legiferare in modo diverso, visto che nessuna forza politica oggi è in grado di fare le leggi da sola”.

Venerdì 24 giugno, ore 17:30

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