Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
8 – 12 settembre
Omicidio Charlie Kirk, le reazioni della politica
Charlie Kirk, attivista politico e cofondatore di Turning Point USA, è stato assassinato il 10 settembre 2025 durante un dibattito pubblico alla Utah Valley University, prima tappa del suo “America Comeback Tour”, format contestato da migliaia di studenti e docenti per le posizioni divisive.
La notizia, confermata dal portavoce Andrew Kolvet e dal presidente Donald Trump – che ha proclamato il lutto nazionale con bandiere a mezz’asta – ha suscitato reazioni in tutto il mondo. In Italia, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso “profonda ferita per la democrazia”; Salvini ha ricordato Kirk come “un marito, un genitore, un uomo devoto alla famiglia e alla libertà”, deponendo fiori all’ambasciata USA. Dai banchi dell’opposizione, Matteo Renzi ha parlato di “attacco all’America e alla libertà di pensiero”, invocando unità contro la violenza politica, mentre il leader di Azione, Carlo Calenda, ha sottolineato che “i discorsi si combattono con i discorsi: la democrazia finisce quando la parola è sostituita dalla violenza”.
A Bruxelles, il ricordo di Kirk ha spaccato il Parlamento europeo. Alcuni eurodeputati conservatori hanno avanzato la richiesta di un minuto di silenzio, ma la Presidente, Roberta Metsola, ha respinto la richiesta. La decisione ha scatenato proteste della destra e applausi da parte di alcuni eurodeputati progressisti: Fratelli d’Italia ha denunciato un “doppio standard” rispetto al minuto di silenzio per George Floyd nel 2020; la Lega ha parlato, invece, di “applausi squallidi e spietati”, giudicando l’atteggiamento delle istituzioni europee “vergognoso e inqualificabile”.
Cade il governo Bayrou, Sébastien Lecornu nuovo Premier
Emmanuel Macron ha accettato le dimissioni di François Bayrou, costretto a lasciare dopo la sconfitta al voto di fiducia in Assemblea Nazionale. Senza attendere consultazioni formali, il presidente ha scelto di muoversi rapidamente nominando come nuovo primo ministro Sébastien Lecornu, 39 anni, ministro della Difesa e suo fedelissimo. È il quinto premier dall’inizio del secondo mandato di Macron, segno delle difficoltà che l’Eliseo sta incontrando nel mantenere una guida stabile al governo. Lecornu avrà il compito di avviare un confronto con le forze politiche per garantire l’approvazione del bilancio 2026, considerato prioritario. La sua nomina risponde anche alla necessità di rassicurare i mercati in vista del giudizio di Fitch, che nei prossimi giorni potrebbe abbassare il rating della Francia, aggravando le tensioni finanziarie. La scelta è caduta su di lui non solo per l’allineamento alle politiche di Macron, soprattutto in campo economico, ma anche per il rapporto di fiducia consolidato con il presidente.
Intanto il clima nel Paese resta teso. Il movimento “Blocchiamo tutto” ha indetto scioperi e manifestazioni, mentre per il 18 settembre è prevista una nuova mobilitazione sindacale. Il ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha messo in guardia dal rischio di disordini e sottolineato l’urgenza di evitare un vuoto di potere in un momento così delicato. La nomina di Lecornu arriva quindi come un tentativo di rafforzare l’esecutivo e riportare stabilità, ma la Francia resta sospesa tra incertezza politica e tensioni sociali.
Il Parlamento europeo approva una risoluzione comune su Gaza
Con 305 voti a favore, 151 contrari e 122 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione “Gaza al limite: l’azione dell’Ue per combattere la carestia, l’urgente necessità di liberare gli ostaggi e procedere verso una soluzione a due Stati”. Il testo, promosso da socialisti, liberali e verdi, ha ottenuto anche l’appoggio dei popolari dopo un lungo negoziato che ha portato alla rimozione del termine “genocidio”. Si tratta della prima risoluzione di maggioranza sulla crisi umanitaria a Gaza votata in aula dall’inizio della legislatura, con l’obiettivo di dare un segnale unitario dopo mesi di divisioni tra Stati membri e istituzioni Ue.
Il Parlamento condanna il blocco degli aiuti umanitari da parte di Israele e chiede l’apertura dei valichi di frontiera, il ripristino dei fondi all’UNRWA e un cessate il fuoco immediato e permanente. Ribadito l’“inalienabile diritto all’autodifesa” di Israele, ma nel rispetto del diritto internazionale. La risoluzione invita gli Stati membri a considerare il riconoscimento della Palestina e sollecita la liberazione immediata di tutti gli ostaggi. Previsto inoltre il sostegno a indagini su crimini di guerra e possibili sanzioni contro coloni e ministri israeliani estremisti. Il voto ha diviso le delegazioni italiane: favorevoli PD e Forza Italia, contrari M5S e Lega, astenuti Fratelli d’Italia e Ilaria Salis. “Il Parlamento europeo è la prima istituzione a parlare con una sola voce: un segnale forte agli Stati membri”, ha commentato la presidente di Renew Europe, Valerie Hayer.
Roberto Vannacci agita la Lega
È polemica nella Lega intorno alla figura di Roberto Vannacci. Alcuni dirigenti hanno espresso malumori per il suo protagonismo e per iniziative politiche intraprese senza un coordinamento con la segreteria. “Credo sia arrivato il momento di sedersi attorno a un tavolo con Vannacci per confrontarsi con la massima sincerità per il bene della Lega”, ha dichiarato il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Sulla stessa linea il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, che ha sottolineato come “l’ex generale debba rispettare le regole della Lega. Se non gli vanno bene, faccia il suo partito. Se invece dice di volerle cambiare, vuol dire che punta alla leadership e a me questo non sta bene”. La posizione di Vannacci, tuttavia, rimane dialogante. L’Europarlamentare ha replicato ribadendo di voler contribuire alla crescita del movimento: “Ognuno porta il meglio di sé. L’obiettivo è una Lega sempre più grande e influente”.
Alle dinamiche interne si somma la vicenda toscana: la sua presenza nelle trattative per le candidature regionali avrebbe creato ulteriori tensioni con i vertici locali. Alcuni dirigenti hanno lamentato interferenze e iniziative non concordate, considerate un segnale di eccessiva autonomia in una fase politica delicata per la coalizione di centrodestra nella regione. A ricomporre i contrasti è intervenuto il segretario federale Matteo Salvini, che ha definito Vannacci “un valore aggiunto” e ha richiamato tutti all’unità in vista delle prossime sfide politiche. “Siamo troppo impegnati a lavorare per i cittadini per perdere tempo in polemiche. Aumentano gli iscritti, aumentano i consensi: stiamo facendo e faremo un ottimo lavoro insieme”, ha affermato il vicepremier, rilanciando l’appuntamento di Pontida 2025 come momento di coesione. La vicenda segnala la complessità degli equilibri interni al Carroccio, dove la valorizzazione di nuove figure deve conciliarsi con la leadership consolidata di Salvini e con la gestione delle dinamiche territoriali, come nel caso toscano.
Venerdì 12 settembre, ore 17.15