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I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
15 -19
settembre

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 31/2025

15 – 19 settembre

Terzo sì alla separazione delle carriere: bagarre alla Camera

La Camera ha approvato in terza lettura la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Il provvedimento torna ora al Senato per l’ultima votazione entro la fine dell’anno. Non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi, la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo, atteso nella prima metà del 2026. La seduta di Montecitorio è stata caratterizzata da momenti di forte tensione: dopo l’applauso dei membri del governo, contestato dalle opposizioni, diversi deputati si sono avvicinati ai banchi dell’esecutivo e la discussione ha rischiato di degenerare. Il presidente Sergio Costa ha dovuto sospendere i lavori per alcuni minuti.  Il cuore del provvedimento è la netta separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, con la necessità per i magistrati di scegliere all’inizio quale percorso intraprendere. Sono previsti due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per la funzione requirente e uno per quella giudicante, con componenti selezionati in parte tramite sorteggio. La disciplina dei magistrati verrà invece affidata a una nuova Alta Corte, composta da 15 membri.

La premier Giorgia Meloni ha definito la riforma “storica e attesa da anni” e ha ribadito la volontà del governo di portarla avanti “con determinazione”. Di tutt’altro tono le opposizioni: Elly Schlein ha accusato l’esecutivo di avere “l’ossessione del potere” e ha annunciato che il Partito Democratico continuerà la battaglia fino al referendum. Critiche sono arrivate anche dall’Associazione nazionale magistrati, che ha denunciato i rischi per l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato. Il voto di ieri segna dunque una tappa cruciale nel percorso della riforma della giustizia, che sarà sottoposta al giudizio finale dei cittadini nelle urne, in un referendum senza quorum che, secondo gli esperti, potrebbe trasformarsi in un test politico in vista delle elezioni del 2027.

Continua lo stallo sulla Rai

Da oltre un anno la Rai è paralizzata sulla nomina della presidente del Cda e sulla riforma della governance. La Commissione di vigilanza si è riunita dieci volte senza esito: il centrodestra diserta i lavori per protestare contro il rifiuto delle opposizioni di votare Simona Agnes, candidata di Giorgetti e sostenuta da Forza Italia. In attesa, la presidenza è retta ad interim da Antonio Marano, vicino alla Lega. I tentativi di mediazione di Gasparri con il M5S e gli Stati generali convocati nel 2024 non hanno prodotto risultati, e la maggioranza ha scelto di abbandonare i lavori, bloccando ogni decisione. Lo stallo produce effetti contrastanti: da un lato le opposizioni accusano il governo dell’immobilismo, dall’altro la Lega conserva di fatto la presidenza tramite Marano, mentre Fratelli d’Italia spinge invano per individuare un nome alternativo ad Agnes.

Sullo sfondo rimangono anche le tante proposte di riforma della governance, presentate da diversi partiti, in più versioni perfino all’interno della stessa Lega. Ma pure in questo caso le discussioni si sono arenate: il comitato ristretto del Senato, incaricato di elaborare un testo condiviso, si è sciolto senza alcun accordo, e le opposizioni preparano ora un proprio disegno di legge. Il rischio è che l’Italia si trovi in contrasto con il nuovo European Media Freedom Act, entrato in vigore nell’agosto 2025, che impone regole più stringenti per garantire indipendenza e pluralismo dei media pubblici e limita l’ingerenza dei governi nelle nomine. L’attuale normativa italiana, che assegna al governo la scelta dell’amministratore delegato, appare difficilmente compatibile con queste prescrizioni, aprendo la strada a una possibile procedura di infrazione.

Testo unico della legislazione farmaceutica, via libera dal Consiglio dei ministri

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di disegno di legge-delega che attribuisce al Governo il compito di innovare e riordinare l’intera normativa farmaceutica italiana all’interno di un Testo unico. L’iniziativa, che coinvolge cinque dicasteri (Salute, Economia e Finanze, Imprese e Made in Italy, Ambiente e Giustizia), punta a garantire un quadro regolatorio più organico ed efficace, con decreti attuativi da adottare entro il 31 dicembre 2026. Secondo il comunicato di Palazzo Chigi, l’obiettivo primario della riforma è assicurare un accesso al farmaco più equo e tempestivo, un monitoraggio e controllo della spesa più efficiente e un rafforzamento del ruolo delle farmacie territoriali quali presidi di prossimità. Tra i punti chiave figurano inoltre la revisione della distribuzione dei medicinali, l’integrazione delle principali banche dati sanitarie e la valorizzazione delle farmacie come snodi strategici per l’assistenza ai cittadini.

Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha definito il provvedimento “un passaggio importante in un’ottica di riordino e semplificazione”, mentre il sottosegretario Marcello Gemmato ha sottolineato l’impegno per garantire linearità normativa e un confronto costruttivo con Parlamento, Regioni e stakeholder. Le prime reazioni del settore sono improntate a un cauto ottimismo: Marcello Cattani (Farmindustria) evidenzia la rilevanza del testo unico per la certezza normativa e l’attrattività degli investimenti; la Società italiana di farmacologia e la Federazione degli ordini dei farmacisti richiamano il valore della semplificazione per l’appropriatezza terapeutica; la Sifo segnala l’occasione di modernizzazione delle regole in coerenza con l’evoluzione tecnologica ed epidemiologica.

Gaza, Tajani: “Italia favorevole ad adottare nuove ulteriori sanzioni”

L’Italia annuncia nuove possibili sanzioni contro Israele, con riferimento a coloni violenti e ministri con posizioni ritenute inaccettabili, ma sottolineando la necessità di evitare effetti sulla popolazione civile. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani nel question time al Senato, precisando che il governo lavora in stretto coordinamento con partner europei, in particolare la Germania. Tajani ha condannato le dichiarazioni del ministro israeliano Smotrich sulla Striscia di Gaza, definita “una miniera d’oro immobiliare”, e ha definito la situazione nella regione “una tragedia inaccettabile” chiedendo la fine immediata della carneficina. Il ministro ha ribadito l’impegno dell’Italia a sostenere misure contro Hamas e ha confermato l’adesione a un percorso diplomatico volto alla creazione di uno Stato palestinese, in linea con le iniziative dell’Onu e con la conferenza di New York dello scorso luglio.

Tuttavia, ha precisato che il riconoscimento dello Stato palestinese deve tenere conto della situazione reale: Gaza e Cisgiordania sono divise e sotto il controllo di Hamas, che utilizza la popolazione come scudo. Una posizione più netta arriva dal vicepremier Matteo Salvini, che ha escluso qualsiasi riconoscimento finché Hamas resta attivo nella Striscia di Gaza, definendo il gruppo “tagliagole e terroristi islamici”. L’Italia si trova così a bilanciare l’impegno diplomatico per la soluzione dei due Stati con la necessità di tutelare la sicurezza e mantenere pressioni mirate sul governo israeliano.

Venerdì 19 settembre, ore 15.30