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I principali fatti dal mondo della politica
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Settimana
05/09
SET

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 36/22

5 – 9 settembre

London Bridge is down

The Queen died pacefully at Balmoral this afternoon. The King and The Queen Consort will remain at Balmoral this evening and will return to London tomorrow”.

Sono le 19:30 di venerdì 8 settembre, in Italia, quando un Tweet del profilo ufficiale della Famiglia Reale annuncia al mondo la morte della Regina Elisabetta II.

96 anni, da oltre 70 sul trono – incoronata nel 1952, a 26 anni –, Elisabetta è stata la monarca più longeva della storia del Regno Unito. Le succederà il figlio Carlo, che sarà nominato ufficialmente sabato e diventerà Carlo III.

La neopremier Liz Truss – che solo ad inizio settimana aveva ricevuto dalla Regina l’incarico a formare il nuovo Governo, succedendo a Boris Johnson – ha omaggiato la sovrana da Downing Street, definendola “la roccia su cui la Gran Bretagna è stata costruita, lo spirito del Paese” e parlando di “shock per la nazione e per tutto il mondo”.

Messaggi di cordoglio arrivano da tutto il mondo. La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ricorda come Elisabetta fosse “il capo di Stato più longevo al mondo”, mentre per il Presidente americano Joe Biden “è stata più di una Regina, ha segnato un’era, ha definito un’epoca”. Rendono omaggio alla Regina anche il Presidente Russo Putin (“perdita irreparabile”) e quello cinese Xi Jinping (“La sua morte è un’enorme perdita per il popolo britannico”).

Dall’Italia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda Elisabetta – si legge in un comunicato ufficiale del Quirinale – come “una figura di eccezionale rilievo” di cui si ricorderanno “l’autorevole saggezza e l’altissimo senso di responsabilità”, mentre il messaggio di Palazzo Chigi la omaggia come “protagonista assoluta della storia mondiale degli ultimi settanta anni”.

Gas, in Italia arriva il Piano Cingolani…

Nella giornata di martedì, il Ministero della transizione ecologica ha reso noto il Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, contenente le linee guida del Governo in vista dell’inverno per far fronte all’aumento del prezzo del gas e “ridimensionare drasticamente la dipendenza dal gas russo e comunque di ridurre l’uso del gas in generale”.

Il Piano, messo a punto dal Ministro Cingolani, prevede una stretta sui riscaldamenti, con una riduzione di 15 giorni del periodo di accensione dei termosifoni (accensione posticipata di 8 giorni e spegnimento anticipato di una settimana, in base ad un meccanismo diviso per fasce regionali) e una riduzione di un’ora per quanto riguarda la durata giornaliera di accensione. È inoltre prevista la riduzione di un grado per il riscaldamento degli edifici: da 20 a 19 gradi per abitazioni ed uffici pubblici e da 18 a 17 per le attività industriali.

Secondo le stime di Palazzo Chigi, l’applicazione del Piano potrebbe portare ad un risparmio potenziale di 5,3 miliardi di metri cubi di gas.

…Mentre l’UE non trova l’accordo sul price cap

Nonostante le parole dei giorni scorsi dalla Presidente della Commissione UE von der Leyen (“proporremo un price cap al gas russoper “tagliare i proventi alla Russia che Putin usa per finanziare la sua atroce guerra all’Ucraina”), gli Stati membri dell’UE non trovano un accordo sul tetto al prezzo del gas, misura caldeggiata da mesi dal Governo italiano.

Dal vertice dei 27 ministri dell’Energia di venerdì non emergerà quindi un’intesa su tale misura, la cui discussione è rinviata al mese di ottobre.

Aiuti Ter, il Governo cerca i fondi

Slitta alla prossima settimana il Consiglio dei Ministri che dovrebbe approvare il decreto-legge Aiuti ter, con le nuove misure per aiutare famiglie e imprese a far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia. L’Esecutivo punta a recuperare 12-13 miliardi, di cui 6,2 sono già in cassa in virtù delle maggiori entrate fiscali accumulate a seguito del maggior gettito Iva effetto dell’inflazione (l’utilizzo di tali risorse dovrà però essere autorizzato dalle Camere, che dovranno approvare la Relazione che aggiorna gli obiettivi programmatici di finanza pubblica adottata dal Governo).

Il nuovo decreto dovrebbe contenere la proroga fino a fine anno dei crediti di imposta, aiuti alle PMI, sconti fiscali alle quote di energia da rinnovabili riservati a settori industriali cruciali, il rafforzamento del bonus sociale per famiglie a basso reddito e prezzi calmierati del gas per le aziende energivore. Rimangono sul tavolo le ipotesi di CIG scontata per due mesi per le aziende maggiormente in crisi e la rateizzazione delle bollette per le imprese.

DL Aiuti Bis, è scontro in Parlamento

Cosa entrerà nel nuovo decreto dipenderà anche da come terminerà la discussione sulla conversione in legge del dl Aiuti bis, bloccato in Commissione al Senato. A rallentare l’esame del decreto è il mancato accordo, tra le forze politiche, su alcuni emendamenti del MoVimento 5 Stelle sul Superbonus, riguardo i quali non c’è parere favorevole del Governo.

L’andamento a rilento della conversione dell’Aiuti bis potrebbe avere ripercussioni negative sull’adozione del nuovo Aiuti ter: solo dopo la conclusione dell’esame, infatti, l’Assemblea di Palazzo Madama esaminerà la Relazione governativa sui conti, dando il via libera all’Esecutivo per l’adozione del nuovo decreto.

Palazzo Chigi si limita a prendere atto della situazione, con una nota (“Il Governo fa tutto ciò che è nelle sue possibilità per varare tempestivamente i provvedimenti che consentono di erogare aiuti a famiglie e imprese. Ora è tutto nelle mani del Parlamento”) che tradisce l’irritazione del Presidente del Consiglio Draghi verso l’atteggiamento dei partiti, che con il loro ostruzionismo “rischiano di rallentare l’arrivo delle risorse a famiglie e imprese”.

Sanzioni, scostamento di bilancio e Presidenzialismo: prosegue lo scontro tra i partiti

A poco più di due settimane dal voto, prosegue lo scontro tra i partiti sui temi più caldi della campagna elettorale, dalle sanzioni alla Russia alle possibili riforme istituzionali proposte dal centro-destra.

Sul tema delle sanzioni, i leader delle principali forze politiche si confrontano sul palco di Cernobbio, da dove il Segretario leghista Salvini critica la strategia europea, sostenendo che le sanzioni “non stanno funzionando” e stanno, al contrario, danneggiando più le imprese italiane della Russia. Favorevoli alle sanzioni sono invece gli alleati di centrodestra, con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che ne riconosce l’efficacia e ne parla come di una “questione di credibilità internazionale”, e il Vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani che dichiara, in un’intervista al quotidiano La Stampa, come “per noi le sanzioni devono rimanere. Punto”.

Sostengono le sanzioni anche i partiti del Terzo Polo – Azione e Italia Viva – e di centrosinistra: PD (per il Segretario dem Letta il dibattito su di esse è “senza senso”), +Europa e Sinistra italiana. Più scettico il M5S, il cui Presidente Giuseppe Conte afferma che “le sanzioni stanno facendo molto male a noi, ma dobbiamo tenerle”.

Duro scontro tra le forze politiche anche sullo scostamento di bilancio, che alcuni partiti ritengono necessario per far fronte al caro energia, ma sul quale il Governo sembra aver chiuso ogni spiraglio.

I partiti che spingono maggiormente affinché l’Esecutivo intervenga con un nuovo scostamento di bilancio sono la Lega e il M5S. Per Salvini si tratta di un intervento “assolutamente necessario”, mentre Conte ritiene opportuno ricorrere “a un ragionevole scostamento di bilancio”. Apre alla misura anche il leader di Azione Carlo Calenda, secondo il quale siamo in “una situazione di economia di guerra” ed è necessario “fermare la campagna elettorale e proporre a Draghi uno scostamento di bilancio”.  

Contrari (o quantomeno dubbiosi) circa l’idea di ricorrere ad uno scostamento di bilancio sono invece le altre forze di centrodestra (per Meloni “non è necessario” e comunque “non è mai una scelta che si fa a cuor leggero”, mentre secondo Berlusconi “ci sono altri strumenti”) e il centrosinistra (secondo Letta si tratta di “un’extrema ratio che va discussa con gli altri Paesi europei”).

A tenere banco in questi giorni è anche il dibattito sulle riforme istituzionali, più volte rilanciato dal centrodestra nel corso della campagna elettorale. Cavallo di battaglia di Giorgia Meloni, che ha proposto l’idea di istituire dopo il voto una Commissione bicamerale per le riforme – in primo luogo quella sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica –, l’idea è stata attaccata dal Segretario del PD Letta, secondo il quale Meloni vuole “pieni poteri” perché “il vero obiettivo della destra è mandare a casa Mattarella”. Critici verso le parole di Letta sia Calenda (“non si caccerà Mattarella e non si cambierà la Costituzione”) che Renzi (“non c’è allarme democratico”).

Sulle riforme istituzionali arriva però anche un rallentamento della Lega: per Salvini “l’emergenza stamattina è la bolletta che è triplicata. Per la Lega tutto viene dopo. In questo momento bisogna bloccare gli aumenti di luce e gas”.

La BCE rialza i tassi

La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse dello 0,75%, il rialzo singolo più alto della sua storia (che segue quello dello 0,50% di luglio). L’obiettivo della BCE è quello di contenere la crescita dell’inflazione, riportandola al 2%, e per far ciò l’Istituto guidato da Christine Lagarde non esclude ulteriori rialzi dei tassi in futuro (“Il Consiglio direttivo prevede di aumentare ulteriormente i tassi di interesse, perché l’inflazione rimane troppo alta ed è probabile che rimanga la di sopra dell’obiettivo per il lungo periodo”).

Secondo le ultime stime, l’inflazione dovrebbe raggiungere una media dell’8,1% del 2022 e del 5,5% del 2023, per poi tornare intorno al 2% (2,3%) nel 2024.

Venerdì 9 settembre, ore 14:00

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