Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
16 – 20 Ottobre
La Legge di bilancio
La legge di bilancio presentata dall’esecutivo è stata definita come “molto seria e realistica” e concentrerà “le poche risorse a disposizione su chi ha maggiormente bisogno”. La manovra stanzia 24 miliardi di euro, che diventano 20 con i 4 miliardi del decreto fiscale sul taglio delle tasse. Nello specifico, i punti toccati dalla prossima finanziaria sono la riduzione delle aliquote, il taglio delle detrazioni, il cuneo fiscale, Quota 104, le pensioni minime, le misure per la natalità, il rinnovo dei contratti del pubblico impiego nel quale rientra la sanità, il taglio del canone Rai (che passa da 90 a 70 euro) ed il Ponte sullo Stretto.
Non completamente soddisfatta la Legaper la mancata conferma di Quota 103 mentre le misure per la riduzione dell’Irpef e la proroga del taglio del cuneo per i redditi medio-bassi sono entrambe coperte solo per il 2024.
Per Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia, la manovra “ha una sua solidità”, e sarà letta dall’Ue e dai mercati in modo positivo. Della stessa idea del Ministro anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che, prima di rientrare a Palazzo Chigi per incontrare il Re di Giordania, si è detta “fiera” del risultato perché la manovra “non spreca risorse in cose inutili ma le concentra su alcune grandi priorità”. Ringraziamenti della premier all’esecutivo anche per la spending review messa in atto.
Quella di quest’anno sarà, inoltre, una legge di bilancio da convertire in tempi rapidi. La maggioranza, seppur con qualche critica da parte di Forza Italia, vuole mostrarsi compatta blindando il testo della manovra. L’invito è arrivato dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal vicepremier Matteo Salvini che ha ribadito: “C’è l’approvazione nei tempi più rapidi possibili e sarà una manovra senza emendamenti di maggioranza”. La richiesta di chiudere la finanziaria in tempi brevi sembra aver trovato la maggioranza parlamentare in linea con quanto dichiarato dal Governo. Scettica invece l’opposizione con il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia che ha attaccato: “vedremo se sarà vero, e dubito che i parlamentari di maggioranza accetteranno questo diktat”. Per la segretaria dem Elly Schlein la manovra “È una legge di bilancio assolutamente non all’altezza della situazione difficile che sta vivendo il Paese. Sulla sanità, tema sul quale avevamo chiesto un’attenzione particolare, Giorgia Meloni non mette nemmeno i 7 miliardi che servivano a non ridurre i livelli di spesa di quest’anno; questo significa tagli ai servizi”. “Pericolosa e populista” è il giudizio altrettanto netto del leader di Azione Carlo Calenda. “Insignificante e dannosa”, la bolla il presidente M5S Giuseppe Conte, che vede di fronte alle difficoltà economiche “un messaggio chiaro: arrangiatevi”.
Infine, nei provvedimenti sulle risorse da trovare per la manovra di bilancio spunta un nuovo “contributo di solidarietà», da 404 milioni, dovuto dalle aziende del settore energia per gli extraprofitti.
Meloni sospende Schengen con la Slovenia
Tornano i controlli alla frontiera con la Slovenia. L’accresciuto allarme terrorismo a seguito dell’attentato a Bruxelles e le notizie che arrivano dalla Striscia di Gaza hanno portato il Governo italiano ad alzare il livello della sicurezza a est. “La sospensione del Trattato di Schengen sulla libera circolazione in Europa – ha spiegato la premier Giorgia Meloni – si è resa necessaria per l’aggravarsi della situazione in Medio Oriente, l’aumento dei flussi migratori lungo la rotta balcanica e soprattutto per questioni di sicurezza nazionale”. La decisione, presa di concerto con il Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, è stata comunicata in sede europea; nel mentre, il sottosegretario Mantovano, delegato ai Servizi di informazione e sicurezza, ha incontrato la direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Elisabetta Belloni.
La misura entrerà in vigore a partire dal 21 ottobre e avrà una durata di 10 giorni, prorogabili in base ai regolamenti europei. Il tutto in piena sinergia con Lubiana, come ha sottolineato la Meloni; i due Paesi continueranno a lavorare insieme per contrastare i flussi di migranti illegali. Le stime di Palazzo Chigi, a tal proposito, dicono che in Friuli-Venezia Giulia sono state identificate 16 mila persone entrate irregolarmente in Italia, mentre sono circa 140 mila i migranti arrivati via mare.
Renzi e Calenda separati anche in Parlamento
Era nell’aria da mesi e alla fine la notizia è arrivata: i deputati di Italia Viva hanno annunciato, tramite lettera inviata al Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, la volontà di costituire un gruppo parlamentare nominato “Italia Viva – Il centro – Renew Europe” a partire da novembre. Nel mentre, il capogruppo al Senato Ernico Borghi ha comunicato al Presidente La Russa la variazione della denominazione del gruppo.
Tuttavia, la riunione convocata da Borghi in cui è stato deliberato il cambio di nome è stata disertata dai quattro senatori di Azione: “il gruppo ha appena deliberato, con 7 componenti su11, il cambio della denominazione in “Iv-il Centro-Renew Europe”. Una riunione di chiarimento politico a cui i componenti di Azione non sono presentati”.
Queste le parole di Borghi che però non sono state bene accolte da Azione che ha annunciato l’intenzione di voler segnalare una “doppia violazione dello statuto” da parte del Capogruppo IV. Gli esiti della riunione, secondo il partito di Calenda, sono da considerarsi nulli. È bene sottolineare che, ad ora, non vi è stata richiesta di separazione dei gruppi al Senato (dove, per inciso, Azione non avrebbe i numeri per costituire gruppo parlamentare a sé) e la mossa di IV è da leggersi come una provocazione. “Renzi non ha mai chiesto di sciogliere i gruppi se non a mezzo stampa. Cambiamenti di nome in violazione dello Statuto e altri giochini infantili, non sono invece accettabili”. Questo è stato il lapidario commento di Carlo Calenda.
Il Piano Mattei rallenta
Il conflitto in Medioriente è solo l’ultimo tassello di una situazione geopolitica complicata e che pone il rischio di un effetto domino sull’economia. La questione umanitaria e migratoria è strettamente correlata all’andamento dei mercati di gas e petrolio e l’impatto di questi due fattori andrà sicuramente ad influire sulla vita di famiglie, cittadini e imprese. Il governo italiano sarà costretto ad adottare misure di emergenza non solo dal punto di vista economico ma anche politico ed il primo step è stato quello di rallentare i negoziati con i Paesi dell’Africa su quello che la premier ha chiamato Piano Mattei. Il Piano prevede che l’Italia diventi l’hub energetico d’Europa attraverso accordi per investire in diversi Paesi della sponda sud del Mediterraneo. La presentazione sarebbe dovuta avvenire il prossimo mese di novembre, al vertice Italia-Africa in programma a Roma, ma la situazione in Medio Oriente ha rimandato tutto al 2024. Queste le dichiarazioni della Farnesina “A causa della congiuntura internazionale attuale, anche la IX edizione dei Med Dialogues, prevista a Roma dal 2 al 4 novembre prossimi, è rinviata al 2024”.
Il salario minimo di nuovo in commissione
Crescono le tensioni tra il blocco di Governo e l’opposizione. La proposta di legge sul salario minimo presentata dai partiti d’opposizione che mira a istituire un salario minimo orario di 9 euro è stata inviata nuovamente alla Commissione Lavoro della Camera. Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti, è necessaria “un’analisi più dettagliata in Commissione”. Il rinvio è avvenuto proprio dopo due mesi di pausa richiesta dalla maggioranza.
Il motivo del rinvio è stato attribuito al documento ricevuto dal Cnel, secondo cui un salario minimo imposto per legge sia superfluo e che sia preferibile la negoziazione collettiva. Com’era prevedibile, le opposizioni sono insorte, leggendo il rinvio in commissione come un escamotage della maggioranza. La segretaria dem Elly Schlein ha definito la scelta “non solo timida, ma anche cinica”, accusando la maggioranza di non voler affrontare il dibattito in Aula. Analoghe critiche anche del MoVimento 5 Stelle, con Giuseppe Conte che ha a sua volta tacciato la maggioranza di voler abbandonare la proposta di legge nel limbo della Commissione.
Le elezioni in Polonia
I probabili risultati elettorali in Polonia hanno levato parecchie certezze alla destra ultraconservatrice, sovranista e antieuropea del Pis (Diritto e Giustizia), guidata dal leader di fatto del Paese Jaroslaw Kaczynski. Pur restando primo partito con il 35% dei voti, ha perso il 9% dal 2019 e non ha alleati per formare il governo.
La maggioranza può invece ottenerla, insieme ai centristi di terza Via e alla sinistra di Lewica,l’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, capo di Coalizione Civica, membro del Partito popolare europeo. Il presidente Duda, tuttavia, cercherà di assegnare il compito di formare il governo prima al Pis, specializzato nelle campagne acquisti di parlamentari. In ogni caso, l’esito delle elezioni sono una svolta importante anche per l’Italia. Dopo la sconfitta dell’alleato spagnolo Vox, anche il partito di estrema destra polacco rischia di acuire le divergenze interne sul piano europeo, con Salvini alleato dell’ultradestra e Meloni in un diverso eurogruppo e in una diversa postura verso l’establishment europeo.
Venerdì 20 ottobre, ore 16.30