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Weekly Pills

I principali fatti dal mondo della politica
Focus
Settimana
15-19
dicembre

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 44/2025

15 – 19 dicembre 2025

Open Arms, la Cassazione conferma l’assoluzione per Salvini

Matteo Salvini è stato assolto in via definitiva nel processo Open Arms: la Corte di cassazione ha confermato la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Palermo, chiudendo un procedimento durato oltre cinque anni.​

La quinta sezione penale ha respinto il ricorso “per saltum” della Procura di Palermo, rendendo irrevocabile il verdetto che lo proscioglieva dall’accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per il blocco, nell’agosto 2019, dello sbarco dei migranti soccorsi dalla nave della ONG catalana al largo di Lampedusa. Secondo i giudici, le decisioni contestate rientravano nel quadro delle scelte politiche collegiali del governo, non in un abuso penalmente rilevante riconducibile al singolo ministro, pur a fronte delle violazioni del diritto dei naufraghi a un approdo sicuro evidenziate in sede di merito.​

La difesa di Salvini ha parlato di “vittoria della verità” e di certificazione che “difendere i confini non è reato”, slogan rilanciato dal leader leghista sui social e nelle dichiarazioni a caldo davanti alla stampa dopo la lettura del dispositivo. Dal fronte politico di centrodestra la sentenza è stata salutata come la fine di un “processo politico” costruito sulla linea dei porti chiusi, mentre una parte dell’opposizione ha insistito sul piano etico e umanitario, ricordando le condizioni a bordo della Open Arms durante i giorni di stallo e il richiamo dei giudici alle responsabilità complessive dello Stato nella tutela dei diritti fondamentali.

Salta lo stop ai motori a benzina e diesel entro il 2035

La Commissione europea ha fatto marcia indietro sul divieto totale di vendita di nuove auto con motori a benzina e diesel dal 2035. La revisione presentata il 16 dicembre 2025 modifica l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2, passando dal 100% al 90% rispetto ai livelli del 2021. Questa flessibilità consente alle case automobilistiche di continuare a commercializzare veicoli con motori termici, ibridi plug-in e alimentati a biocarburanti anche oltre la scadenza inizialmente prevista.

La decisione arriva dopo le pressioni di Germania, Italia e altri Stati membri, preoccupati per l’impatto sull’industria automobilistica europea, penalizzata da prezzi energetici elevati, carenza di componenti e domanda insufficiente di veicoli elettrici. Bruxelles concede inoltre un triennio (dal 2030 al 2032) per conformarsi ai nuovi limiti e riduce dal 50% al 40% l’obiettivo di riduzione emissioni per i furgoni entro il 2030.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato: “L’Europa rimane in prima linea nella transizione globale verso un’economia pulita”, sottolineando che la revisione non comprometterà gli obiettivi climatici dell’UE.

Come sta andando la discussione sulla legge di bilancio

La discussione sulla legge di Bilancio 2026 è entrata in una fase di grande tensione negli ultimi giorni, con la maggioranza costretta a riscrivere parte del testo dopo il fortissimo dibattito interno e le proteste politiche. Il governo ha depositato nuovi emendamenti in Commissione Bilancio al Senato per rifare la bozza della manovra, cancellando alcune delle norme più controverse che avevano fatto esplodere il confronto politico.  Tra le misure stralciate ci sono soprattutto quelle sul Tfr dei neoassunti e il meccanismo di silenzio-assenso per l’adesione ai fondi pensione, che non saranno più nell’attuale testo della legge di Bilancio.

Il pacchetto originario includeva una stretta previdenziale con allungamento delle “finestre” per andare in pensione e una riduzione dell’efficacia del riscatto della laurea ai fini pensionistici, misure che hanno suscitato forti critiche anche tra alleati. Le tensioni hanno costretto l’esecutivo a riformulare in fretta la manovra; al centro del dibattito resta l’impatto delle modifiche sull’età effettiva di pensionamento e sulle condizioni di accesso alle prestazioni previdenziali future.  La maggioranza ha dunque depositato nuovi emendamenti che, pur cancellando le norme su Tfr e previdenza complementare, mantengono alcune correzioni tecniche su imposte e fondo editoria, confermando che la manovra continua a essere profondamente rimaneggiata.

L’opposizione ha attaccato duramente queste scelte, definendo le revisioni un segno di instabilità politica e di incoerenza sugli impegni programmatici, soprattutto sul tema delle pensioni. Sindacati e parti sociali stanno osservando con preoccupazione l’evoluzione della legge di Bilancio, temendo che ulteriori ritocchi possano comprimere tutele e condizioni di chi si prepara ad andare in pensione negli anni a venire. Secondo il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, la manovra dovrebbe essere approvata dall’Aula del Senato entro martedì 23 dicembre. Toccherà poi alla Camera, immediatamente dopo Natale, dare il via libera definitivo alla legge di bilancio.

Gli esiti del Consiglio europeo

Una notte lunga, una decisione pesante e un messaggio politico che guarda oltre l’emergenza: il Consiglio europeo di dicembre sceglie di sostenere l’Ucraina senza strappi giuridici, ma con un impegno finanziario senza precedenti. L’accordo raggiunto a Bruxelles prevede un prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, finanziato con debito comune e garantito dal bilancio UE, rinviando l’uso diretto degli asset russi congelati.

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa rivendica la scelta: “ci siamo impegnati e abbiamo mantenuto la parola”, spiegando che “l’Ucraina rimborserà questo prestito solo quando la Russia pagherà le riparazioni”. Una linea che tiene insieme sostegno a Kiev e pressione su Mosca, mentre le sanzioni contro il Cremlino vengono prorogate. Ursula von der Leyen parla di unità: “abbiamo raggiunto un accordo che ci consentirà di soddisfare le esigenze finanziarie dell’Ucraina per i prossimi due anni”, pur riconoscendo che si è scelta “la via più solida sul piano giuridico”.

Sul piano politico emergono però le crepe: Berlino esce sconfitta, Roma soddisfatta. Giorgia Meloni rivendica che “è prevalso il buon senso”, difendendo una soluzione finanziariamente sostenibile. Il messaggio finale resta netto: “la Russia non ha vinto e non vincerà”, avverte Costa. L’Europa avanza con prudenza, con una convinzione di fondo: senza sostegno oggi, non ci sarà pace domani.

Venerdì 19 dicembre, ore 18.30