Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
9 – 13 dicembre
Autonomia differenziata, via libera dalla Cassazione al referendum
Il 12 dicembre, la Corte di Cassazione ha dato il via libera al referendum per abrogare la legge sull’autonomia differenziata, accendendo il dibattito politico. La norma, approvata a giugno, permette alle regioni di chiedere più autonomia, ma l’opposizione e diverse associazioni puntano a cancellarla. L’ultima parola spetta alla Corte costituzionale, che dovrà decidere entro il 20 gennaio 2025 se il referendum sarà ammesso. In caso di esito positivo, gli italiani potrebbero votare tra il 15 aprile e il 15 giugno. La Corte costituzionale si era già espressa sulla riforma con la sentenza 192/2024, evidenziando profili di incostituzionalità. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere.
La segretaria del PD, Elly Schlein, ha chiesto al governo di ritirare la legge, definita un “errore smontato dalla Consulta”; Per Giuseppe Conte, la decisione della Cassazione rappresenta “un altro colpo a un progetto scellerato”. Tra i promotori del referendum, il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha promesso “una primavera referendaria”, vedendola come un’occasione di mobilitazione anche per altre battaglie, come la riforma della legge sulla cittadinanza. Ora l’attenzione è tutta sulla Corte, il cui verdetto potrebbe riscrivere il futuro delle autonomie e la tenuta politica del governo.
Secondo Politico, la Meloni è la personalità più potente d’Europa
La premier italiana Giorgia Meloni è stata definita “la persona più potente d’Europa” dalla prestigiosa classifica di Politico per il 2025. Secondo il quotidiano statunitense, la leader di Fratelli d’Italia è ormai una figura chiave per interlocutori globali di primo piano: “Chi chiami se vuoi parlare con l’Europa? Se sei Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo e consigliere chiave del presidente eletto Donald Trump, il numero che chiami appartiene a Giorgia Meloni”. In meno di un decennio, osserva Politico, Meloni è passata dall’essere considerata “una pazza ultranazionalista” a guidare un governo stabile e a diventare un punto di riferimento per Bruxelles e Washington.
Il quotidiano ricorda le origini politiche della premier, cresciuta nell’ala giovanile del Movimento Sociale Italiano, e sottolinea come, nonostante un progressivo spostamento verso il centro, Meloni abbia introdotto politiche su temi come immigrazione e diritti LGBTQ+ che in passato avrebbero incontrato forti opposizioni da parte dell’Unione Europea. Oggi, però, “molti leader europei vedono in lei una rappresentante dello zeitgeist radicale che si sta affermando su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Meloni viene descritta come un leader capace di esercitare “un potere enorme“, anche grazie alla sua abilità nel costruire alleanze, come quella con Ursula von der Leyen, e nel promuovere accordi internazionali su immigrazione e sicurezza.
M5S, confermata l’eliminazione del ruolo del Garante
Il Movimento 5 Stelle ha definitivamente voltato pagina. La seconda votazione online, richiesta dallo stesso Beppe Grillo, ha sancito in modo definitivo l’eliminazione del ruolo del garante, storicamente ricoperto dal fondatore del partito. L’80,56% degli iscritti ha votato a favore della modifica statutaria, un dato in crescita rispetto al 63% della prima consultazione, con una partecipazione che ha superato il 64,9%, ben oltre il quorum richiesto. Quanto al destino dei poteri prima attribuiti al garante, il 38,81% dei votanti ha scelto di non assegnarli a nessun altro organo. Il 35,96% ha indicato il Comitato di Garanzia come destinatario, mentre il 18,74% ha preferito un organo collegiale appositamente eletto. Solo il 6,49% si è astenuto.
Questo voto segna una svolta epocale per il Movimento guidato da Giuseppe Conte, che ha celebrato l’evento definendolo “un’onda dirompente di partecipazione democratica”. Nonostante gli appelli di Grillo a boicottare la consultazione, la base del Movimento si è espressa in massa, dimostrando una crescente distanza dal fondatore. Rimangono aperte le questioni legate alla proprietà del simbolo e del nome, che Grillo ha più volte rivendicato. La frattura sembra ormai insanabile, segnando la fine di un’era per il Movimento 5 Stelle.
Il DDL Concorrenza è legge: le novità
Dopo l’approvazione al Senato, il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023 è ora legge. “Un ulteriore significativo passo in avanti grazie alla rimozione di ostacoli anacronistici e a misure a vantaggio della competitività delle imprese e dei diritti dei consumatori”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il Ministro ha sottolineato come la legge rappresenti “un quadro di certezza delle regole”, capace di favorire un’economia più aperta e dinamica, con interventi concreti in settori chiave per il Paese. Tra le novità più rilevanti, si distinguono le misure per incentivare la portabilità delle scatole nere: sarà possibile disinstallare gratuitamente il dispositivo alla scadenza del contratto assicurativo e ottenere i dati registrati in un formato leggibile. Una svolta che punta a garantire maggiore libertà di scelta agli assicurati.
Il pacchetto normativo affronta anche temi cruciali per il mercato, tra cui il riordino delle concessioni autostradali, una stretta sull’abusivismo nel settore taxi e NCC, e la proroga dei dehors fino al 2025, considerata un passo verso una riforma organica del settore della ristorazione e dell’accoglienza. Ulteriori disposizioni riguardano le nuove regole per i buoni pasto, le start-up innovative – definite una “svolta storica” dal Ministro – e gli obblighi di trasparenza sui prodotti “riporzionati”. Infine, sono previsti interventi specifici per i clienti vulnerabili nel settore energia, completando un quadro che il Governo definisce strategico per la crescita economica e sociale del Paese
Macron nomina Bayrou nuovo Primo Ministro
Emmanuel Macron ha annunciato la nomina di François Bayrou come nuovo primo ministro. Definito “l’uomo del compromesso,” ora affronta il compito complesso di costruire una maggioranza relativa per evitare la sfiducia e garantire la stabilità del governo. Una delle possibili strategie è un “patto di non censura,” un accordo trasversale che permetta di approvare singole politiche con il supporto di diverse forze parlamentari. Tuttavia, il dialogo appare difficile, soprattutto con la sinistra. La France Insoumise ha chiuso ogni possibilità di collaborazione, mentre altre forze come il Partito Comunista mantengono una posizione prudente, chiedendo un cambio di direzione politica. Dal centro-destra, il Rassemblement National ha dichiarato di essere disposto a valutare le proposte senza sfiduciare a priori il governo. Al momento, Bayrou può contare solo sul sostegno della coalizione presidenziale, composta dai deputati di MoDem, Ensemble e Horizons.
Bayrou, figura politica di lungo corso, è stato ministro dell’Istruzione, parlamentare nazionale ed europeo, e dal 2014 sindaco di Pau. Nel 2017 ha sostenuto Macron alle presidenziali, ottenendo l’incarico di ministro della Giustizia, da cui si è però dimesso a causa di un’indagine sull’uso illecito di fondi europei per assistenti parlamentari. Sebbene assolto per insufficienza di prove, la procura ha fatto appello, e il caso rimane una “spada di Damocle” che potrebbe pesare sul suo mandato. Più recentemente, Bayrou era stato nominato alto commissario per la pianificazione, un ruolo che gli ha permesso di riaffermarsi sulla scena politica francese.
Venerdì 13 dicembre, ore 3.15