Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
2 – 6 dicembre
Stellantis: le dimissioni di Tavares scuotono il gruppo
Le dimissioni improvvise di Carlos Tavares da amministratore delegato di Stellantis, annunciate il 1° dicembre 2024, segnano un momento critico per il colosso automobilistico. Sebbene dovesse rimanere in carica fino al 2026, divergenze strategiche con il Consiglio di amministrazione hanno portato a una rottura anticipata, accettata all’unanimità. Nel frattempo, John Elkann guiderà un comitato esecutivo ad interim, mentre il processo per individuare un nuovo CEO si concluderà entro metà 2025. Le difficoltà per Stellantis sono evidenti: calo delle vendite sia negli Stati Uniti (-17%) che in Europa (-7%), margini operativi ridotti e incertezze sulla transizione verso i veicoli elettrici. La Borsa ha reagito duramente, con il titolo che ha perso il 6,3%, toccando i minimi dal 2022.
Sul fronte istituzionale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito che il piano industriale di Stellantis era stato respinto poiché incompatibile con il Golden Power, confermando l’impegno a tutelare occupazione e investimenti fino al 2025 e ha dichiarato che, se necessario, il governo valuterà l’uso di misure sanzionatorie come extrema ratio. Intanto, crescono le tensioni con i sindacati, che vedono in queste difficoltà il risultato di strategie poco inclusive. Le dimissioni di Tavares rappresentano la fine di un’era iniziata con la fusione tra FCA e PSA, lasciando aperti interrogativi sul futuro di Stellantis e sulla capacità del gruppo di affrontare le sfide strutturali di un settore in trasformazione.
La caduta del governo Barnier
Il Primo Ministro François Barnier ha causato una forte reazione politica presentando il “budget per la sicurezza sociale 2025” all’assemblea parlamentare, decidendo di far entrare in vigore la legge senza l’approvazione della stessa, avvalendosi dell’articolo 49, comma 3, della Costituzione. Questa mossa, però, non è passata inosservata e ha provocato l’opposizione di Nuovo Fronte Popolare (NFP) e del Rassemblement National (RN), che hanno presentato due mozioni di sfiducia contro il governo. Con 331 voti favorevoli, la mozione ha portato alla caduta del governo Barnier.
Il Primo Ministro ha quindi presentato le sue dimissioni al presidente Emmanuel Macron, che ora si trova in una posizione difficile. Incapace di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni legislative, Macron è chiamato a nominare un nuovo Primo Ministro o cercare nuove coalizioni parlamentari. Nel suo discorso del 5 dicembre, il Presidente ha escluso le proprie dimissioni, confermando l’intenzione di portare a termine il suo mandato nel 2027. Macron ha annunciato di voler formare un “governo di interesse generale” che comprenda tutte le forze politiche disposte a partecipare a un progetto comune, tentando così di superare l’impasse parlamentare.
Fratelli d’Italia: Foti sostituisce Fitto, Bignami nuovo capogruppo
Tommaso Foti è il nuovo Ministro per gli Affari Europei e il PNRR. Sostituisce Raffaele Fitto, recentemente nominato Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea. Foti, che ha giurato il 3 dicembre 2024 al Quirinale, porta con sé una lunga esperienza parlamentare e istituzionale. La premier Giorgia Meloni, che ha mantenuto per sé la delega per il Sud, ha sottolineato la coerenza e la dedizione di Foti, definendolo “un militante appassionato e coerente”
Contestualmente, Galeazzo Bignami è stato eletto per acclamazione nuovo Capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ereditando il ruolo proprio da Foti. Già Viceministro alle Infrastrutture, Bignami ha dichiarato ai cronisti: “guidare il gruppo è un’esperienza entusiasmante, su una traccia già segnata da Foti, un punto di riferimento per tutti noi”. Il passaggio di testimone è avvenuto durante l’assemblea del gruppo, accolta con applausi dai deputati.
Le opposizioni hanno commentato le nuove nomine esprimendo preoccupazioni sul futuro della gestione del PNRR e delle politiche europee. Il Partito Democratico ha criticato l’approccio del governo definendo Foti un politico che “difficilmente saprà invertire la rotta di ritardi e inefficienze”. Inoltre, Giuseppe Conte (M5S) ha dichiarato “i cittadini si aspettano competenza e trasparenza in un momento così delicato per il Paese, ma le scelte di Meloni non sembrano andare in questa direzione”. Dal dibattito sono emersi anche dubbi sulla leadership di Bignami come capogruppo, considerato da alcuni esponenti dell’opposizione una figura divisiva in passato, nonostante le dichiarazioni concilianti durante la sua nomina ufficiale
Com’è andato l’incontro tra Giorgia Meloni e Viktor Orbán
Mercoledì 4 dicembre si è tenuto a Palazzo Chigi l’incontro tra Giorgia Meloni e Viktor Orbán, durato circa un’ora e mezza. Il premier ungherese è attualmente alla guida della presidenza di turno dell’UE. I due leader si erano visti quattro settimane fa a Budapest, in occasione del vertice della Comunità Politica Europea. Durante il colloquio, Meloni ha lodato l’adozione della dichiarazione di Budapest sulla competitività e i progressi per l’ampliamento di Schengen, affermando: “Rafforzare le frontiere europee e garantire regole comuni è fondamentale per un’Europa più forte”. I due leader hanno discusso di economia, sicurezza e migrazione, condividendo l’obiettivo di combattere i traffici di esseri umani e accelerare i rimpatri. “Servono soluzioni concrete per contrastare la migrazione irregolare e garantire maggiore stabilità”, ha sottolineato la Premier. La giornata di Orbán è proseguita con un incontro con Papa Francesco, durante il quale c’è stato uno scambio di doni simbolici.
Venerdì 6 dicembre, ore 17.15