Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
17 – 21 febbraio
Il discorso di Mario Draghi al Parlamento europeo
“Non si può dire di no a tutto […] fate qualcosa”: questo il senso del discorso attraverso cui Mario Draghi ha esortato gli Europarlamentari a dare una risposta rapida ai tempi di crisi che l’Unione europea è chiamata ad affrontare, tra la guerra in Ucraina, le sfide commerciali poste dalla Cina, la transizione energetica e la nuova amministrazione Trump. Draghi ha ribadito quanto già scritto nel report redatto cinque mesi fa sul futuro della competitività europea per poi sottolineare come l’economia europea ristagni “mentre gran parte del mondo cresce”. Un invito all’azione, quello dell’ex Premier, che ha innanzitutto definito “imperativo” ridurre i costi non solo per le industrie tradizionali ma anche per quanto riguarda le tecnologie avanzate. Altrettanto importante è la transizione energetica: “la decarbonizzazione è l’unica cosa che garantirà l’indipendenza e la sovranità del nostro continente sull’approvvigionamento energetico”.
Sull’Ucraina e, in generale, sulla sicurezza dell’Ue (dove, secondo Draghi, “siamo soli”), il tema è quello del sistema della difesa comune, che “è una delle nostre diverse vulnerabilità dove la frammentazione della capacità industriale lungo le linee nazionali impedisce la necessaria scala”. Senza dimenticare, ovviamente, che l’UE dovrà affrontare nuovi dazi dagli Stati Uniti, che renderanno più difficile l’accesso al suo principale mercato di esportazione. Inoltre, l’aumento dei dazi USA sulla Cina spingerà, secondo Draghi, l’eccesso di produzione cinese verso l’Europa, danneggiando le imprese europee più della perdita del mercato americano.
Caso Almasri: la CPI chiede chiarimenti al Governo italiano
La Corte Penale Internazionale (CPI) ha chiesto ufficialmente al governo italiano di fornire spiegazioni sul rilascio e il rimpatrio di Najeem Osama Almasri, generale libico accusato di crimini contro l’umanità. Almasri era stato arrestato a Torino il 19 gennaio su mandato della CPI, ma pochi giorni dopo è stato liberato e trasferito in Libia a bordo di un volo di Stato italiano, senza che la Corte fosse informata o coinvolta nella decisione. L’organo giudiziario internazionale ha chiesto all’Italia chiarimenti sul mancato rispetto del mandato di arresto e sulla restituzione dei beni sequestrati al momento della cattura. L’Italia dovrà fornire una risposta entro il 17 marzo, spiegando le motivazioni che hanno portato alla scelta di non consegnare Almasri alla giustizia internazionale.
Parallelamente, il Tribunale dei ministri di Roma ha aperto un’indagine per verificare se esponenti del governo abbiano avuto un ruolo diretto nella vicenda e se siano stati commessi eventuali reati. La questione sta attirando l’attenzione internazionale, sollevando interrogativi sul rispetto da parte dell’Italia degli obblighi nei confronti della CPI. In caso di violazione, la Corte potrebbe segnalare la condotta italiana all’Assemblea degli Stati Parte o al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con possibili conseguenze diplomatiche. Nel frattempo, il governo italiano difende la propria posizione, minimizzando le accuse e parlando di un’indagine che rischia di avere ripercussioni politiche.
Marina Berlusconi scuote il dibattito politico
Marina Berlusconi non si è tirata indietro nell’intervista rilasciata a Il Foglio del 17 febbraio, nel corso della quale ha toccato temi caldi della politica internazionale e italiana. Ha lanciato l’allarme sulla crisi dell’Occidente, tra minacce autocratiche e divisioni interne, ha attaccato la “sindrome del pendolo” che ci fa oscillare tra estremismi opposti, ha criticato gli eccessi del trumpismo e difeso una destra moderata, elogiando Giorgia Meloni per quanto fatto fino ad ora in questa legislatura. Sul fronte dei diritti, si è smarcata dal centrodestra dicendosi favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e al suicido assistito, ma rimanendo contraria alla maternità surrogata. Ha poi invocato un’Europa più unita, meno burocratica e più competitiva, rilanciando la missione della Silvio Berlusconi Editrice: raccontare e difendere i valori della democrazia in un mondo sempre più instabile.
Non si sono fatte attendere le reazioni in Forza Italia. Antonio Tajani, segretario nazionale del partito, ha minimizzato le parole della figlia del Cavaliere: “Non deve essere sempre interpretato tutto in chiave politica o interna al partito”. Giorgio Mulé, Vicepresidente della Camera, invece, ha accolto le parole di Marina come un “predellino intellettuale” per Forza Italia, spingendo il partito a riflettere sulla sua direzione dopo la scomparsa di Berlusconi. Poi, Mulé ha negato che le parole di Marina fossero un attacco ai vertici di FI e ha difeso Antonio Tajani, pur suggerendo una maggiore incisività nella leadership.
Il monito di Mattarella alla Russia
Lo scorso 5 febbraio durante una Lectio Magistralis a Marisglia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha paragonato l’invasione russa dell’Ucraina ai piani di espansione del Terzo Reich, sottolineando come “ancora oggi si tenti di riscrivere i confini con la forza, calpestando il diritto internazionale”. Dopo nove giorni di silenzio, Mosca ha reagito duramente alle parole del Presidente. La risposta è arrivata dalla portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha definito le dichiarazioni di Mattarella “blasfeme”, accusando l’Italia di alimentare la propaganda antirussa.
Immediate le reazioni del mondo politico. Giorgia Meloni ha difeso il Capo dello Stato: “Un attacco che offende tutta l’Italia. Mattarella ha detto parole di verità”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di “dichiarazioni inaccettabili” da parte di Mosca. Dal fronte dell’opposizione, Elly Schlein ha espresso solidarietà al Presidente: “Chiunque provi a riscrivere la storia troverà sempre l’Italia dalla parte giusta”. Giuseppe Conte ha definito le parole di Zakharova “un attacco intollerabile” e ha ribadito l’unità del Paese nel condannare l’aggressione russa. Mentre il Cremlino per ora tace, l’ambasciata russa a Roma ha provato a ridimensionare i toni parlando di “interpretazioni distorte”.
Delmastro condannato, nuovo scontro tra governo e magistratura
Si riaccende la tensione tra politica e magistratura dopo la condanna in primo grado di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, a otto mesi di reclusione (pena sospesa) e un anno di interdizione dai pubblici uffici. Il Tribunale di Roma lo ha ritenuto colpevole di aver rivelato informazioni coperte da segreto d’ufficio sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, nonostante la Procura avesse chiesto l’assoluzione per mancanza di dolo. Una sentenza che ha scatenato reazioni immediate. Giorgia Meloni si è detta “sconcertata” e ha escluso qualsiasi passo indietro da parte del suo governo: “Delmastro resta al suo posto”.
Lo stesso sottosegretario ha definito il verdetto “politico” e ha annunciato ricorso, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso “disorientamento e dolore” per la condanna di uno dei suoi più stretti collaboratori. Dall’opposizione, invece, piovono critiche durissime. Elly Schlein parla di “dichiarazioni eversive” da parte del governo, mentre per Giuseppe Conte la vera responsabile dello scontro istituzionale è la premier. Il vicepremier Antonio Tajani, al contrario, difende Delmastro e bolla la decisione del tribunale come una “scelta politica per fermare la riforma della giustizia”.
Venerdì 21 febbraio, ore 17.15