Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
11-15 Dicembre
Cos’è successo al Consiglio europeo
Via libera del Consiglio europeo all’apertura negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Un passo avanti significativo, accompagnato tuttavia da un certo grado di tensione a causa del veto posto dall’Ungheria su ulteriori aiuti diretti a Kiev. Viktor Orban ha infatti bloccato un ingente pacchetto di aiuti pari a 50 miliardi di euro destinati all’Ucraina. Nonostante ciò, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha assicurato che “abbiamo strumenti per garantire la nostra affidabilità, gli ucraini possono contare sul nostro sostegno, in questo pacchetto, su cui c’è ampio accordo politico a 26, ci sono 50 miliardi per l’Ucraina”. Nel frattempo, semaforo verde anche al dodicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, sebbene l’adozione formale richieda ulteriori procedure.
La questione del bilancio ha anch’essa dominato la scena ma non è stata risolta. Si prevede un vertice straordinario all’inizio del 2024 per concludere i negoziati sulla revisione del bilancio 2021-27 ma attualmente, non c’è accordo: mentre c’è un’intesa tra 26 nazioni sulla proposta, l’Ungheria si oppone. Sul fronte del Patto di stabilità è stata presentata un’ultima proposta di mediazione coordinata da Charles Michel: si è passati da 22,5 a 21 miliardi di risorse nuove, di cui 17 destinati alle sovvenzioni per l’Ucraina. L’Ungheria non si smuove dalle proprie posizioni e continua a porre il veto su questi fondi all’interno della revisione del bilancio comune.
Insomma, un Consiglio “chiaro e scuro”, come l’ha definito la premier Meloni, con alcune questioni chiave ancora in sospeso. La Meloni si è detta poi “soddisfatta” per le conclusioni in merito all’immigrazione.
Albania, l’Alta Corte sospende la ratifica dell’accordo con l’Italia sui migranti
L’accordo Italia-Albania sui migranti, sottoscritto dal presidente Meloni e dal suo omologo, Edi Rama, è stato sospeso dalla Corte costituzionale albanese. La Corte ha infatti accolto due ricorsi avanzati separatamente dal Partito Democratico albanese e altri 28 deputati schierati con l’ex premier Sali Berisha. L’intesa è accusata di violare sia la Costituzione sia le convenzioni internazionali sottoscritte da Tirana; adesso il tribunale albanese dovrà decidere entro tre mesi dalla presentazione del ricorso, quindi entro il 6 marzo 2024. La Commissione europea aveva ritenuto che l’intesa non violasse il diritto comunitario in quanto l’accordo si applicava fuori del suo perimetro di competenza; la Commissione si era comunque riservata di svolgere un’analisi più approfondita del testo.
Se ne riparlerà nel 2024 ma il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani si è detto non preoccupato: “credo sia una questione di tipo giuridico che si risolverà in tempi abbastanza rapidi” ha poi aggiunto il Ministro, sottolineando però che “non tocca a noi commentare le decisioni della Corte di un Paese candidato a far parte dell’Unione europea”.
Le polemiche sul Mes
Sul Mes lo scontro è più acceso che mai. L’ultimo casus belli è stato un fax, mostrato in Senato dal presidente Meloni, che, secondo la Premier, dimostrerebbe l’assenso dato “col favore delle tenebre” dal Governo Conte al Mes. Si tratta di un messaggio inviato il 20 gennaio 2021 dall’allora Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a Maurizio Massari, in quel momento rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles. In questo fax, Di Maio avrebbe dato mandato di sottoscrivere l’accordo per la riforma del Mes, che sarebbe poi avvenuta il 27 gennaio e che, negli anni, è stato ratificato da tutti gli Stati tranne l’Italia. “Questa firma è stata fatta un giorno dopo le dimissioni del governo Conte, contro il parere del Parlamento”, è stata l’accusa della Meloni.
Tuttavia, Giuseppe Conte ha parlato di “menzogne” della Meloni, sottolineando come la data del fax dimostri come il Governo, all’epoca, fosse ancora in carica. In effetti, Conte rivendica la sottoscrizione del nuovo Mes in base alla risoluzione parlamentare del 9 dicembre 2020, con l’iter che poi si è completato il 27 gennaio come da programma dell’Eurogruppo. Conte si dimise il 26 gennaio; non è dunque scorretto dire che, in quei giorni, il Governo era “in carica per gli affari correnti” ma è altrettanto vero che il voto favorevole del Parlamento al Mes risale a dicembre 2020, ben prima della “caduta” del Governo Conte. E, mentre Matteo Salvini tuona ancora una volta il suo “no” al Mes e il “faxgate” comincia a ritagliarsi il suo posto nella cronaca politica, il voto finale che, con ogni probabilità, slitterà al 2024.
Manovra 2024: c’è l’intesa
Sembra essersi trovata la quadra sulla Legge di bilancio 2024. Dopo una settimana di tensioni e svariarti tentativi, la Commissione Bilancio è riuscita a trovare un accordo di massima sull’approdo della Manovra in Aula al Senato, con l’inizio della discussione prevista per il 20 dicembre e il successivo voto di fiducia previsto per il 22 entro le 13.00. Successivamente, l’iter proseguirà con il passaggio della Manovra alla Camera per l’approvazione definitiva che dovrà avvenire entro il 31 dicembre, anche qui con il voto di fiducia. L’accordo verrà ora ratificato dalla conferenza dei capigruppo. Sull’intesa, dopo giorni di discussioni tra maggioranza e opposizione ed anche all’interno della stessa maggioranza, ha espresso soddisfazione il sottosegretario al Mef, Federico Freni “Voglio ringraziare il ministro Ciriani per l’accordo raggiunto, perché è solo grazie alla sua ottima volontà e capacità di mediazione che questo accordo è stato raggiunto. Siamo contenti perché è un accordo che rispetta i diritti sacrosanti dell’opposizione e ci consentirà di rispettare i diritti anche della Camera consentendo al testo di arrivare prima di Natale”. Per il capogruppo del Pd in Commissione Bilancio Daniele Manca “Ha vinto la ragione, le dichiarazioni di voto, la fiducia, i voti sulle tabelle, si farà tutto il 22. Adesso è un percorso ordinato che consente di dare dignità al ruolo del Parlamento. Con questo schema ci sono i tempi per fare un ragionamento vero sulle priorità del Paese e consentire alla Commissione di votare anche sugli emendamenti delle opposizioni”.
La trattativa sul Patto di stabilità
Dopo mesi di negoziato, sembra che si sia trovato un accordo sulla riforma delle regole fiscali europee, il cosiddetto patto di Stabilità. In realtà, nonostante Francia e Germania abbiano trovato i termini del compromesso e l’Italia si sia accodata all’ultimo momento, non è ancora detto che la proposta passi. Infatti, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha avuto anche un incontro informale a Bruxelles con il Presidente francese, Emmanuel Macron ed il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha espresso una punta di soddisfazione riguardo l’ultima bozza presentata ma non ha escluso un veto dell’Italia alla ratifica del Patto. La premier italiana ha ricordato che, “se nonostante una trattativa difficilissima, la partita è ancora aperta è perché a Bruxelles tutti riconoscono che la posizione del governo italiano è sostenuta da una politica di bilancio seria”. Lo scontro vede da un lato i Paesi Med e dall’altro il fronte del Nord. Dal Quirinale, dove il Presidente del Consiglio si è recata al tradizionale pranzo prima dei vertici europei, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha evidenziato la necessità di essere consapevoli e compatti sul tema. Il verdetto sarà il 21 dicembre. La coraggiosa proposta partita dalla Commissione, si è trasformata quindi in un compromesso politico con la Francia che ha offerto ai tedeschi uno scambio: vanno bene le nuove regole (salvaguardie) sulla riduzione del debito, purché nei prossimi quattro anni – cioè finché Francia, Italia e altri rimarranno in procedura di infrazione –, il deficit possa scendere più lentamente. La partita è ancora aperta ma la posizione dell’Italia dipenderà da una formula che dovrà essere sostenibile per il Pese e che il governo italiano potrà rispettare anche in futuro.
Ad Atreju, la convention di Fratelli d’Italia, sul Patto di stabilità, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che “le negoziazioni sono andate avanti ma le possibilità che si arrivi ad un accordo la settimana prossima sono scarse”.
Al via Atreju, la festa di Fratelli d’Italia
Questa settimana a Castel Sant’Angelo, a Roma, avrà luogo Atreju 2023, la festa di Fratelli d’Italia. Tanti le partecipazioni e i temi affrontanti durante la convention. Tra gli ospiti anche il fondatore di Tesla, Elon Musk. A chiudere la quattro giorni, ci sarà poi il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. A far rumore però, sono perlopiù le assenze dei leader dell’opposizione, Elly Schlein e Giuseppe Conte, i quali hanno declinato l’invito del partito di centro-destra. Presente invece il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
Venerdì 15 dicembre, ore 16.30