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I principali fatti dal mondo della politica
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Settimana
25/29
Lug

I fatti salienti della settimana

Settimana Politica n. 30/2022

25 – 29 Luglio

Centrodestra, c’è l’accordo su candidato Premier e collegi

Riunitosi a Montecitorio – sede istituzionale, come richiesto da Meloni – il centrodestra raggiunge l’accordo sulla ripartizione dei collegi uninominali e sull’indicazione del Presidente del Consiglio in caso di vittoria. Al vertice, svoltosi nel tardo pomeriggio di mercoledì, prendono parte la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il Segretario della Lega Matteo Salvini, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e i centristi Lupi (Noi con l’Italia), Cesa (UDC) e Brugnaro (Coraggio Italia).

Dopo ore di trattativa, a spuntarla è Giorgia Meloni, che riesce a far passare la propria linea: come nel 2018, ad indicare il Presidente del Consiglio (in caso di vittoria nelle urne) sarà il partito che prenderà un voto in più degli altri. Nei giorni precedenti all’incontro, Berlusconi aveva provato a far passare una linea alternativa, ovvero far indicare il Capo del Governo da una assemblea dei parlamentari eletti, posizione subito stoppata dalla leader di FdI (“Se non dovessimo riuscire a metterci d’accordo non avrebbe senso andare al Governo insieme“) e che non ha trovato il supporto nemmeno degli altri alleati.

Per quanto riguarda i 221 collegi uninominali, 98 vanno a FdI, 70 alla Lega, 42 a FI e 11 ai centristi.

Intanto, FI continua a perdere pezzi: dopo le fuoriuscite di Brunetta e Gelmini, ufficializza l’addio anche il terzo Ministro forzista del Governo Draghi, Mara Carfagna (mentre lasciano anche i deputati Rossella Sessa, Giusy Versace e Luigi Casciello): sia la Ministra per gli Affari regionali che quella per il Sud annunciano la propria adesione ad Azione (“la vera casa dei liberali, dei riformisti e dei popolari” secondo Carfagna).

FI prova a consolarsi con l’ingresso nel partito di Valentina Vezzali, Sottosegretario allo sport.

Centrosinistra, Letta al lavoro per costruire la coalizione

Seppellita definitivamente ogni possibile alleanza con i 5 Stelle, il Segretario del PD Enrico Letta continua a lavorare assiduamente alla creazione di una coalizione di centrosinistra (la lista si chiamerà Democratici e Progressisti), che vada da Fratoianni a Calenda, passando per Speranza, Di Maio, Mastella e – perché no – anche Renzi. L’impresa appare quantomai ardua, non solo per i rapporti tesi tra molti dei leader, ma anche per differenze evidenti nei programmi di alcuni dei partiti che Letta vorrebbe coinvolgere.

Intanto, Carlo Calenda ha presentato ad inizio settimana il “Fronte Repubblicano” di Azione e +Europa, ossia il suo programma elettorale, che riprende la cd. Agenda Draghi. Il leader di Azione non ha ancora sciolto la riserva sulle alleanze: ha lanciato segnali di apertura al PD e incontrato Renzi, ma rimane fermo il veto su Di Maio.

Dal canto suo, il Ministro degli esteri continua a lavorare ad una propria lista civica, che possa presentarsi in coalizione con il PD alle elezioni; ad oggi, l’unica intesa certa è con il Bruno Tabacci, Presidente del Centro Democratico (che ha già concesso il proprio simbolo a Di Maio in Senato per permettere la costituzione del gruppo parlamentare di Insieme per il Futuro).

A tenere le carte coperte è anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che ha anticipato la Leopolda ad inizio settembre e si dichiara pronto “a correre in solitaria”.

M5S, niente deroghe al doppio mandato

Non ci saranno deroghe al limite dei due mandati nel MoVimento 5 Stelle. Dopo settimane di discussioni (e una scissione), nel primo pomeriggio arriva la decisione definitiva, dettata da Beppe Grillo e annunciata via Facebook dal Presidente del MoVimento Giuseppe Conte: “Alle prossime elezioni politiche non troverete, tra i candidati del M5S, chi ha già svolto due mandati. Non cambia […] la regola che il MoVimento si è imposto dalla prima ora come forma di garanzia affinché gli eletti possano dedicarsi al bene del Paese, senza lasciarsi distrarre dai propri destini personali”.

A fare le spese di tale decisione saranno moltissimi big del partito, tra cui il Presidente della Camera Roberto Fico, i Ministri D’Incà e Dadone, gli ex Ministri Toninelli e Bonafede, il Sottosegretario all’interno Sibilia e l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Fraccaro, l’ex capo politico Crimi e la senatrice Paola Taverna. Sarebbe fuori anche Davide Crippa, appena dimessosi da capogruppo alla Camera (sostituito nel ruolo da Silvestri) non avendo condiviso “la linea politica adottata dai vertici” del M5S; la decisione sul doppio mandato potrebbe spingerlo a fare un passo ulteriore e lasciare il MoVimento. Intanto, anche Conte conferma la chiusura ad ogni possibile accordo con il Partito democratico in vista delle elezioni (“per queste elezioni assolutamente non se ne parla di avere rapporti col PD”), ma non esclude “per il futuro […] un dialogo, non un’alleanza”.

Salvini-Russia, scoppia il caso

Il leader della Lega Salvini finisce nella bufera dopo che il quotidiano La Stampa riporta indiscrezioni (provenienti – si legge nell’articolo – direttamente da fonti di intelligence, ma il Sottosegretario Gabrielli smentisce con una nota ufficiale l’attribuzione della notizia ai servizi italiani) secondo le quali a maggio l’ambasciata russa, tramite il funzionario Oleg Kostyukov, avrebbe chiesto all’ex deputato di FI Antonio Capuano se i Ministri leghisti fossero “intenzionati a rassegnare le dimissioni dal Governo. La notizia farebbe trasparire un interesse della Russia a destabilizzare il Governo italiano, alimentando i sospetti di quanti, nei giorni scorsi, hanno sottolineato la vicinanza con Putin dei tre partiti che hanno fatto cadere l’Esecutivo.

Salvini liquida come “fesserie” e “fake news” le notizie, ma dai partiti di centro e centrosinistra piovono richieste di chiarimento e PD, IV e IpF chiedono alla Camera un’informativa urgente e l’intervento del Copasir. Dal centrodestra, Tajani parla di “campagna denigratoria” di un “centrosinistra in difficoltà”, mentre Giorgia Meloni ribadisce con forza che FdI sarà garante “senza ambiguità, della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino”, chiaro segnale all’UE e alla NATO.

Sul conflitto in Ucraina, suscitano numerose polemiche le parole di Berlusconi, il quale dichiara di aver “parlato con l’ambasciatore russo in Italia Razov”, il quale gli avrebbe “raccontato che è stata l’Ucraina a provocare ventimila vittime nelle zone contese. E che l’invasione era necessaria perché il rischio era che l’Ucraina attaccasse la Russia”.

Il Senato approva la riforma del Regolamento

A poche settimane dalle elezioni, il Senato approva la riforma del proprio Regolamento, resasi necessaria a seguito della riduzione (definitasi ormai quasi due anni fa con l’approvazione del referendum costituzionale) del numero dei parlamentari. A partire dalla prossima legislatura, infatti, gli onorevoli scenderanno da 945 a 600, rispettivamente 400 deputati (in luogo dei 630 attualmente presenti) e 200 senatori (oggi sono 315).

Tra le modifiche apportate al Regolamento, quelle principali riguardano i limiti numerici per la costituzione dei gruppi parlamentari e le Commissioni permanenti.

Dal 26 settembre, per formare un gruppo parlamentare a Palazzo Madama saranno sufficienti 7 senatori, e non più 10, mentre le Commissioni passeranno dalle attuali 14 a 10, tramite l’accorpamento di alcune di quelle esistenti. In particolare, vengono accorpate le Commissioni Affari esteri (3°) e Difesa (4°), Ambiente (13°) e Lavori pubblici (8°), Industria (10°) e Agricoltura (9°), Lavoro (11°) e Sanità (12°).

Un’altra sostanziale correzione riguarderà la possibilità per i senatori di non aderire ad alcun gruppo. Coloro che sceglieranno di non iscriversi saranno ricollocati, nel rispetto del rapporto tra maggioranza e opposizione, dal Presidente del Senato nelle varie Commissioni.

UE, accordo sul taglio del gas

I Ministri dell’energia dell’Unione europea hanno trovato l’accordo sul taglio del gas del 15% per il prossimo inverno rispetto al consumo medio degli ultimi anni, misura volta a far fronte al taglio delle forniture di gas russo. A votare contro è solo l’Ungheria, che annuncia “un nuovo accordo con la Russia sul gas” entro l’estate.

L’intesa prevede delle eccezioni per Paesi in difficoltà, che possono ridurre i propri consumi del 7% anziché del 15%; tra i Paesi che godranno di tale deroga potrebbe esserci l’Italia, come ha dichiarato il Ministri Cingolani.

Il piano d’emergenza, accolto con favore dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen (“È un passo decisivo per affrontare la minaccia di un’interruzione totale del gas”) rimarrà in vigore dal 1° agosto al 31 marzo 2023, con i Governi nazionali che dovranno presentare i singoli piani entro il 31 ottobre.

USA-Cina, alta tensione su Taiwan

Torna alta la tensione tra Cina e Stati Uniti, dopo che la speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato l’intenzione di recarsi in visita a Taiwan. Da Pechino hanno minacciato ritorsioni e prospettato la possibilità che caccia cinesi scortino l’aereo statunitense fino a Taipei.

Il Presidente americano Biden e quello cinese Xi Jinping si sono sentiti in una lunga telefonata, nel corso della quale il leader comunista ha allertato gli Stati Uniti: “chi gioca con il fuoco, muore tra le fiamme”.

Indice DESI 2022, l’Italia sale (di poco)

La Commissione europea ha pubblicato l’indice DESI 2022, l’indice che misura il livello di digitalizzazione dei Paesi UE.

Nel nuovo DESI (che fa riferimento ai dati del 2021) l’Italia guadagna due posizioni, attestandosi al 18esimo posto (su 27, nell’indice 2021 era risultata 20esima).

Con riferimento ai singoli macro-indicatori analizzati dal DESI, l’Italia:

  • acquista molte posizioni sul fronte della connettività (7°): il progresso più significativo ha riguardato la copertura 5G (% di aree popolate coperte da almeno un operatore) che ha raggiunto il 99,7% nel 2021 rispetto all’8% dell’anno precedente. Ancora al di sotto della media europea (78%) il livello di take-up della banda larga fissa in Italia (66%), così come la copertura con reti VHC(44% dell’Italia contro il 70% della media UE);
  • continua a riportare dati negativi sul fronte del capitale umano (25°): nel 2021 il 46% delle persone disponeva di competenze digitali di base, contro una media UE del 54%. Al contempo, solo il 23% dei cittadini dimostrava di avere competenze digitali superiori. Con riferimento invece al livello di diffusione delle competenze ICT nel mondo del lavoro, nella fascia di età compresa tra i 15 – 74 anni, l’Italia si staglia al 3.8% a fronte della media EU del 4.5%;
  • mostra risultati decisamente positivi in merito all’integrazione delle tecnologie digitali (8°): il 60% delle piccole e medie imprese italiane possedeva, nel 2021, almeno un livello base di integrazione tecnologica digitale. Particolarmente positivo l’impiego dei servizi cloud, con il 52% delle imprese italiane che utilizza correntemente questa tecnologia (a fronte della media EU del 34%);
  • non migliora sul fronte dei risultati prodotti dall’indicatore dei servizi pubblici digitali (19°, una posizione in meno rispetto all’anno precedente): nel 2021, il 40% degli utenti online italiani ricorreva a servizi di e-government(con media UE del 65%).

Telemarketing aggressivo, operativo il nuovo registro delle opposizioni

Il 27 luglio è diventato operativo il nuovo registro pubblico delle opposizioni (RPO) al telemarketing selvaggio, strumento che permette ai cittadini di tutelare la propria privacy dalle telefonate promozionali invasive e indesiderate.

Il nuovo RPO estende la possibilità di iscrizione anche ai cellulari, annullando i consensi all’utilizzo dei dati da parte degli operatori, i quali dovranno consultare il registro periodicamente e comunque prima dell’avvio di ogni campagna pubblicitaria.

Venerdì 29 luglio, ore 20:45

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